
“Se fosse vero, saremmo davanti ad una notizia gravissima”. Con queste parole il professor Antonio Giordano, scienziato di fama internazionale e presidente della Sbarro Health Research Organization (SHRO), commenta l’inchiesta condotta da Magazine Informare sul mancato avvio del programma regionale di test prenatali gratuiti (NIPT) per le donne incinte residenti nelle aree contaminate della Campania.
Un programma annunciato con enfasi dalla Regione Campania nel 2022, destinato a essere un simbolo di prevenzione e attenzione per le popolazioni più esposte agli effetti dei roghi tossici e dell’inquinamento ambientale cronico che caratterizza la cosiddetta Terra dei Fuochi. Ma secondo le verifiche svolte dai nostri giornalisti, quel servizio non è mai realmente partito.
“Il servizio era rivolto a donne in gravidanza residenti nelle aree contaminate, eppure non risulta essere stato attivato. È mortificante vedere che, davanti alla morte, c’è chi continua a farla franca”- afferma il professor Giordano.
Il fondatore della SHRO – attivo tra gli Stati Uniti e l’Italia nella ricerca oncologica e ambientale – punta il dito contro un sistema che continua a ignorare la gravità della situazione. “Non è più possibile far finta di niente mentre le persone continuano a morire”, denuncia con fermezza. La mancanza di strumenti di monitoraggio efficaci e costanti, unita al silenzio istituzionale, rende impossibile costruire fiducia nei cittadini, spiega Giordano. E quando si tradisce la fiducia, si compromette anche l’efficacia di qualunque strategia di prevenzione sanitaria.
Il progetto, fortemente voluto e annunciato dalla Regione Campania come misura straordinaria di tutela sanitaria per i territori più esposti all’inquinamento ambientale, prevedeva l’erogazione di test genetici non invasivi (NIPT) per tutte le donne incinte residenti in circa 60 Comuni identificati come “a rischio”. Lo scopo: identificare precocemente anomalie fetali legate anche a potenziali esposizioni ambientali.
Ma l’analisi dei dati e delle testimonianze raccolte dagli inviati di Informare dimostra che, in quasi tutti quei Comuni, nessuna campagna è mai partita, né sono stati effettuati screening, né tantomeno fornita adeguata informazione alle donne interessate. Una promessa mancata, che solleva interrogativi urgenti sull’impiego dei fondi pubblici allocati.
“È compito della magistratura fermare tali abusi, accendendo una luce sui finanziamenti andati in fumo e che erano destinati alla tutela della salute” aggiunge Giordano, che da anni denuncia lo stretto legame tra inquinamento e aumento dei casi oncologici e malformazioni congenite nei territori della Terra dei Fuochi.
“Noi continuiamo a portare avanti, con indipendenza, la nostra missione: una ricerca libera, slegata da interessi economici o politici, sempre più vicina ai cittadini”, conclude Giordano. È proprio in questi momenti che, secondo lo scienziato, emerge con forza il bisogno di istituzioni trasparenti e scienza coraggiosa, capace di alzare la voce anche quando farlo può disturbare gli equilibri di potere.
La Terra dei Fuochi non ha bisogno di promesse non mantenute, ma di fatti, dati e prevenzione reale. Il silenzio uccide, e l’assenza di verità è un crimine doppio per chi già vive in un territorio ferito.
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