
Il 6 novembre il cancelliere Olaf Scholtz ha licenziato il ministro delle finanze del suo esecutivo, Christian Lindner, aprendo la strada a una crisi del governo tedesco e alle elezioni anticipate, che si terranno il 23 febbraio.
Alla base di quest’ultima instabilità in Germania c’è la divergenza di idee sulla gestione della crisi economica da parte dei partiti al governo. Proprio per questo, il cancelliere Socialdemocratico Olaf Scholz ha licenziato il ministro delle Finanze, che invece è a capo dei Liberali, oltre che uno dei partner della coalizione di governo.
La crisi ha origine nella gestione dell’economia post pandemica: mentre la maggior parte dei paesi occidentali più ricchi ha mostrato uno slancio di ripresa, la Germania si è limitata a recuperare le perdite verificatesi nel 2020. Questa lentezza ha fatto sì che il modello di sviluppo tedesco venisse messo per la prima volta in discussione. Se negli ultimi trent’anni questo paese ha rappresentato la “locomotiva d’Europa“, adesso pare che stia correndo il rischio di tramutarsi nella sua “zavorra“, rappresentando un rischio per i risultati economici dell’Unione Europea. Questo perché la Germania è stata finora la prima economia europea per PIL e terza al mondo, oltre al fatto che il suo PIL rappresenta quasi un quarto di quello dell’UE. È facile immaginare, dunque, perché una sua possibile recessione spaventi a livello comunitario.
La crisi tedesca ha ragioni sia interne che esterne, dipendenti da un contesto internazionale sempre più complesso. Da un lato la crisi è legata all’incapacità degli esecutivi di spendere e investire denaro nello sviluppo dell’economia (a cui si aggiungono ragioni culturali che portano a prioritizzare il rigore dei conti. Dall’altro, invece, si può notare come la pandemia rappresenti uno spartiacque, come in molti altri casi, anche nella situazione economica tedesca. La crisi dei commerci e la rottura delle catene produttive internazionali hanno avuto un’impatto enorme su un paese industriale come la Germania.
Due anni dopo, nel 2022, la guerra in Ucraina ha segnato un altro grande danno per l’economia tedesca. La crisi energetica ha messo in ginocchio l’industria pesante, aumentandone enormemente i costi e, allo stesso tempo, abbassandone la competitività. L’esempio per antonomasia è diventato quello della Volkswagen, che per la prima volta nella sua storia ha chiuso degli stabilimenti.
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