
Domenica 8 ottobre la collettiva Officina Femminista aprirà le porte della propria sede, in via San Salvatore 17 a Orta di Atella, in provincia di Caserta, dalle 15:00 alle 22:00. L’obiettivo è raccogliere firme a sostegno della proposta di legge di iniziativa popolare sul diritto all’aborto. Una proposta promossa dalla campagna Libera di abortire e presentata dai Radicali Italiani.
Il diritto all’aborto, in Italia non più un crimine dopo l’introduzione della 194, rappresenta una delle battaglie storiche dei Radicali Italiani. “Bisogna mettere al centro un diritto all’aborto- denuncia il movimento politico- minato dalla destra estremista che cerca di impedire la libera autodeterminazione dei corpi in caso di gravidanza”. Si tratta di una proposta che vuole superare l’attuale legge che disciplina le modalità di accesso all’aborto, non ritenute sufficienti a garantire alla persona gestante un reale accesso libero alla pratica abortiva. Una pratica che troppo spesso rappresenta, nelle attuali modalità, un percorso di violenza fisica e psicologica. “Uno stato di cose- si denuncia- non possibile in un paese civile”.
La campagna di informazione parla chiaro: in Italia il problema sono gli obiettori di coscienza. Secondo le numerose attiviste e attivisti una reale legge sull’aborto deve eliminare la figura dell’obiettore che impedisce a chi vuole di sottoporsi all’interruzione volontaria di gravidanza (al sud si calcola il 78% di ginecologici obiettori). Un vero e proprio dramma che permette di accedere alla pratica solo se si dispone di denaro per spostarsi in un’altra Regione mentre chi non ha risorse è costretto a non abortire o a farlo tramite procedure non sicure.
Un aborto garantito fino alla 14esima settimana passa per la libertà di scegliere tra il metodo chirurgico e farmacologico senza condizionamenti e richiede, inoltre, l’aggiornamento obbligatorio e non facoltativo del personale medico coinvolto.
Una reale proposta di legge che tutela l’accesso ai servizi di IVG anche per le persone con background migratorio. Al centro l’urgenza di una modalità di informazione laica e scientifica nonché la tutela della privacy della persona gestante durante tutto il percorso abortivo per evitare ripercussioni fisiche e psicologiche.
Le attiviste e gli attivisti parlano chiaro sui propri canali di informazione: “Noi chiediamo un autonomo diritto di scelta e autodeterminazione, per far sì che la libertà riproduttiva non incontri più ostacoli morali e amministrativi e possa essere liberamente accessibile per chiunque decida di interrompere una gravidanza”.
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