
Nuova scena, il talent andato in onda su Netflix questo mese, è giunto al termine. A vincere è stato Kid Lost, uno degli “eletti” di Geolier, un ragazzo di 27 anni originario di Qualiano. Che sia piaciuto o meno, questo programma ha saputo attirare l’attenzione e creare dibattito.
Con 8 episodi che non arrivano ai 60 minuti, Fabri Fibra, Geolier e Rose Villain hanno tirato in ballo quelli che, secondo loro, erano i migliori artisti emergenti di Roma, Napoli e Milano. Tutti i concorrenti rappresentavano benissimo l’estetica rap: il vestiario, i movimenti, il linguaggio. Eppure, distanti da computer e Auto-Tune, molti sono crollati.
Nonostante ciò, quello che colpisce di Nuova scena è prettamente l’immagine. Uno show quasi cinematografico ricco di videoclip e ispirato a format simili prodotti in Francia e negli Stati Uniti. Elementi che aprono una finestra sui giovani e su ciò che oggi è capace di attirare la loro attenzione, tra cui proprio la musica rap.
Ma cosa ne pensa di Nuova scena chi di rap ne capisce e vive l’ambiente da tempo? Lo abbiamo chiesto a Pasquale Arra, in arte Keies. Un’artista di Ponticelli (zona Est Di Napoli) che fa musica dal 2012. Negli ultimi anni Keies si è dedicato principalmente al freestyle ottenendo due vittorie nazionali: Black Sunday di Napoli e Double Trouble di Torino.
«Nuova scena è il classico prodotto con il quale potenze come Netflix vanno a nozze. Tutti possono notare che l’arte non è messa in primo piano, è uno show e in quanto tale da precedenza al personaggio. Tuttavia, può anche capitare, come in questo caso, che a vincere sia un’artista meritevole per davvero. Kid Lost, infatti, sono circa 15 anni che spinge e che propone musica di qualità e un gran rap, quindi la vittoria è meritata».
Se gli si chiede se Nuova scena possa essere un modo per avvicinare le persone al rap, Pasquale risponde: «Non c’è bisogno di nessuno show per avvicinare le persone alla musica, siamo tutti vicini alla musica, chi più chi meno. L’incontro avverrà comunque».
Non dovrebbe sorprendere vedere come uno spazio così ampio venga dedicato a Napoli e alla sua scena musicale in un programma simile. Eppure, dopo i dibattiti creatisi a Sanremo per il testo in napoletano di Geolier, vedere arrivare in finale due artisti napoletani può essere motivo di orgoglio e simpatia.
A tal proposito Keies afferma: «Non credo questo show serva al napoletano dato che già di suo negli ultimi anni ha ottenuto una visibilità e una risonanza mediatica molto alta, mi auguro solo sia utile ai ragazzi del programma per emergere e fare buona musica».
In uno degli episodi di Nuova scena i concorrenti devono sfidarsi una battle di freestyle, a prendere parte alla competizione ci sono anche ragazzi e ragazze che non hanno mai avuto esperienze simili. Ottenendo, infatti, scarsi risultati. Ciò rischia di sottovalutare il ruolo e la serietà di questa disciplina.
Keies, che di freestyle ne sa parecchio viste le sue esperienze, ci aiuta a fare chiarezza. «Quella vista nel programma non è una battle di freestyle dato che le strofe sono state scritte anticipatamente dai partecipanti. Le gare di freestyle sono di improvvisazione pura e non ha niente a che vedere con quanto visto in Nuova Scena».
Allora chi fa rap deve saper fare anche freestyle? Pasquale nega: «Non per forza, molti dei big italiani non sanno fare freestyle. È una pratica che è sempre stata vista come un “di più” ma negli anni sta raggiungendo una sua singolarità e un suo microcosmo».
Nuova scena ha dato visibilità a tanti giovani ragazzi, ma ce ne sono ancora molti che aspettano il loro momento. Tutta questa attenzione verso il rap e il continuo aumento di persone impegnate nella sua produzione, lo rende un “trend da seguire”? Per Keies non è proprio così.
«Il rap è IL genere in Italia attualmente, e tutti i componenti ne devono essere felici. Non deve esserci nonnismo o purismo, più il piatto diventa grande più tutti potranno mangiare. Una cosa è certa, ci dovrebbe essere più conoscenza del lato culturale di questa musica, sapere di più sull’hip-hop e sulle sue basi. Perché non è solo musica, spesso ti salva la vita».

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