
Sono sensazionali, per gli appassionati di letteratura classica, le notizie che arrivano dall‘Università del Colorado. Su un papiro recentemente analizzato proveniente dall’Egitto, sono stati ritrovati ben 98 versi in greco antico, quasi tutti nuovi frammenti di Euripide, uno dei tre grandi tragediografi ateniesi del V secolo a.C. Il giornale dell’Università riporta che la scoperta sembra essere un “big deal”, un grosso affare, e che potrebbe essere la scoperta letteraria greca più importante degli ultimi 60 anni.
La scoperta di questi nuovi frammenti è stata, come spesso accade in quest’ambito, piuttosto rocambolesca. Nel novembre 2022 Basem Gehad, un archeologo egiziano, aveva inviato delle foto ad alta risoluzione di un papiro a Yvona Trnka-Armhein, assistente di letteratura classica presso l’Università del Colorado, con cui collaborava. La studiosa, comprendendo la possibile portata del ritrovamento, ha sottoposto le fotografie a John Gilbert, professore ordinario presso la stessa università e grande conoscitore di Euripide. I due, utilizzando un metodo di ricerca comparata, hanno compreso che il testo di quel papiro, a parte una ventina di versi già conosciuti, non corrispondeva con alcun testo greco noto. Gli studiosi ne hanno capito la natura analizzandone inoltre la struttura metrica, che è sembrata compatibile con gli stilemi tipici della tragedia. “Crediamo non vi sia stato un ritrovamento più importante circa dagli anni ’60” dice il professor Gilbert. “E’ un papiro grande e inusuale per questo periodo ed epoca”, dice invece la Trnka-Armhein, “potrebbe essere davvero un grosso affare”.
Questi frammenti ritrovati sono estremamente importanti per arricchire la nostra conoscenza di opere che però non ci erano del tutto ignote. Sembrerebbe infatti che i frammenti appartengano a due tragedie già conosciute in maniera frammentaria, ovvero il Poliido e l’Ino, entrambe di Euripide. La prima, molto frammentaria, sarebbe estremamente interessante per la nostra conoscenza della tragedia greca. Narra infatti un episodio della mitologia cretese, in cui l’indovino Poliido cerca di resuscitare Glauco, figlio di Minosse e Pasifae, annegato in una vasca di miele. Questo testo è particolarmente interessante perché sembrerebbe possedere un lieto fine: caratteristica assolutamente inusuale per una tragedia greca, e che ricorre solo in un altro caso, nell’Alcesti, sempre di Euripide, e in maniera piuttosto controversa. L’Ino, invece, secondo il professor Gilbert, con questi ritrovamenti diverrà uno dei testi di Euripide, al di fuori delle 19 tragedie giunteci integre, meglio conservati. Si tratta in questo caso di una tragedia più tradizionale, che narra di Ino, una matrigna malvagia che uccide il figlio di primo letto di suo marito, re della Tessaglia. Ovviamente i due studiosi mantengono ancora delle riserve su questi frammenti: nella grecistica tutto può essere smentito con relativa facilità, e si aspetta dunque il convegno in programma il 13 settembre, oltre che l’edizione critica degli stessi frammenti programmata per agosto.
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