
Quando si parla di salute, il pensiero corre veloce ai soliti sospetti: cuore, pressione, diabete. Ma c’è un altro aspetto, spesso sottovalutato. Una relazione complessa, eppure supportata da sempre più evidenze scientifiche: la connessione tra obesità e cancro. Già, perché il grasso in eccesso non è solo un problema estetico o cardiaco. Al contrario, può diventare un motore silenzioso che alimenta l’insorgenza e la progressione di alcuni tumori. A confermare questa realtà è il dottor Vincenzo Quagliariello, ricercatore dell’Istituto Pascale di Napoli, esperto di nutrizione e oncologia. E le sue parole non lasciano spazio a dubbi.
«Non tutta l’obesità è uguale», puntualizzando subito un aspetto chiave: l’accumulo di grasso viscerale – quello che si deposita intorno agli organi interni – è il più pericoloso. Di fatti, si comporta come un vero e proprio organo endocrino attivo, capace di produrre sostanze infiammatorie che favoriscono la crescita tumorale. Ma c’è di più. Il tessuto adiposo è anche una fonte di produzione di estrogeni, che aumentano il rischio di tumori come quello al seno e all’endometrio. Inoltre, il grasso viscerale induce insulino-resistenza, favorendo l’aumento dell’IGF-1, un fattore di crescita che favorisce la proliferazione cellulare e la sopravvivenza di cellule neoplastiche.
Se il peso corporeo ha un impatto così rilevante, la sua gestione diventa una strategia chiave nella prevenzione. E, in alcuni casi, può addirittura migliorare le terapie. «Abbiamo dimostrato che il digiuno, e più specificamente la dieta mima-digiuno, può aumentare significativamente l’attività antitumorale dell’immunoterapia in modelli di melanoma e di cancro al polmone». Non è tutto. «L’immunoterapia sta rivoluzionando le terapie oncologiche, ma può causare alcuni effetti collaterali, tra cui disturbi endocrini di tipo autoimmune, un aumentato rischio di aterosclerosi e possibili eventi cardiotossici». E qui arriva il dato sorprendente. La dieta mima-digiuno contribuirebbe non solo a favorire l’attività antitumorale delle terapie, ma a ridurre sensibilmente i rischi di cardiotossicità. Una prospettiva che potrebbe cambiare le carte in tavola. «Siamo agli inizi, ma i dati preliminari sono molto promettenti».
Ma come potrebbe una strategia alimentare di questo tipo entrare nei protocolli oncologici ufficiali? Su questo punto, il ricercatore invita alla cautela: «La nutrizione oncologica è oggi un aspetto fondamentale nella gestione dei pazienti con tumore. Tuttavia, per quanto riguarda strategie specifiche come il digiuno intermittente, siamo ancora in una fase di ricerca. È fondamentale che ogni intervento nutrizionale venga supervisionato da specialisti in nutrizione clinica e oncologica, per garantire che sia sicuro ed efficace per ogni singolo paziente».

Se il legame tra obesità e cancro è così evidente, perché la prevenzione non riceve l’attenzione che meriterebbe? Il dottor Quagliariello non ha dubbi: «La prevenzione oncologica è un tema di cruciale importanza e necessita di essere messa in primo piano sia a livello pubblico che istituzionale». E allora, da dove partire? «Un aspetto che ritengo particolarmente fondamentale è l’educazione nelle scuole».
Intervenire fin da giovani significa formare abitudini alimentari e comportamentali sane che si protrarranno nell’età adulta, riducendo il rischio di sviluppare patologie oncologiche e cardiovascolari. «Le scuole, quindi, dovrebbero diventare non solo luoghi di apprendimento tradizionale, ma veri e propri centri di educazione alla salute», suggerisce il ricercatore. Ma non basta. È necessario un impegno più ampio, che coinvolga anche le istituzioni e le politiche sanitarie. Adottare e diffondere linee guida internazionali, come il Codice Europeo contro il Cancro e le direttive WCFR, rappresenta un passo cruciale in questa direzione. «Questi strumenti forniscono raccomandazioni basate su evidenze scientifiche robuste, che dimostrano come adottare un corretto stile di vita possa ridurre in modo significativo l’incidenza di alcuni tumori». Certo, prevenire è difficile. Eppure, se c’è una lezione che possiamo trarre da ricerche come quella del dottor Quagliariello, è che la salute non può prescindere dalla prevenzione. Smettere di fumare, muoversi di più, mangiare meglio, effettuare esami di screening per la diagnosi precoce. Sono scelte apparentemente semplici, ma che possono fare la differenza. Ignorarle? Sarebbe un errore imperdonabile.
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