
Il Meridione d’Italia è da tempo sinonimo di arretratezza economica e sociale, una realtà che ha costretto molti ad emigrare in cerca di opportunità altrove. Tuttavia, c’è chi sta cercando di invertire questa tendenza, rivalutando le risorse e le tradizioni locali per costruire un futuro sostenibile. Flavio Scutti, abruzzese, è una delle figure di spicco in questo ambito, ideatore di progetti innovativi come Observantia e Istituto Grafico, attraverso i quali Scutti si impegna a valorizzare il patrimonio culturale e agricolo del Sud, creando nuove sinergie tra passato e futuro.
Observantia è nato come un blog dedicato alla riscoperta dei grani antichi e delle tradizioni culinarie autentiche, con un’attenzione particolare alla sostenibilità ambientale. Questo percorso ha portato Flavio ad entrare in contatto con aziende che coltivano secondo metodi tradizionali, costruendo una rete di conoscenze e competenze che ora condivide su Istituto Grafico. Si tratta di una rivista che funge da aggregatore culturale, esplorando temi che spaziano dall’agricoltura biologica alla nuova identità meridionale.
Flavio ci racconta che da diversi anni ha iniziato ad interessarsi di grani antichi, di semi e piante che i contadini custodivano nei paesi, conducendo una vera e propria ricerca sul territorio per conoscere le aziende che li coltivavano. Se si pensa oggi al mondo rurale, con l’emigrazione, molte tradizioni sono state abbandonate. «Dopo la frenata economica dei primi anni ’70 e la delusione per il lavoro in fabbrica si è cercato un ritorno alle radici. Nei piccoli paesi tutto è iniziato con qualche sagra – ci racconta Flavio – Questo in sostanza ha evoluto, o meglio creato, molti dei prodotti che adesso consideriamo tipici, ma in realtà non lo sono o solo in parte».
Gli eventi che si collegavano all’idea di tradizione producevano dunque prodotti di una nuova ricchezza industriale. La ricerca di Flavio valorizza piccole realtà, dove c’è stata la volontà di avvicinarsi all’idea di agricoltura biologica e naturale con l’innovazione. «A mio parere anche questo processo ha prodotto nuove tradizioni, nuovi prodotti e nuove energie, ma strettamente legati ad un valore per le comunità, anche economico. Cercavo di comprendere gli aspetti di questa nuova identità culturale, l’origine, l’evoluzione. Producendo contenuti per i social sono riuscito a costruire interazioni con una comunità di persone con cui condivido interessi simili» continua Fabio.
Nella rivista, uno dei contenuti principali è lo studio del meridionalismo. Molte persone sono ritornate al Sud per avviare dei progetti e la maggior parte di essi riguarda proprio il comparto agricolo. Generalmente si parla di ritorno alla campagna, ma non è così. Il Mezzogiorno è poco sviluppato industrialmente e il mondo agricolo sembra essere l’unico settore possibile su cui puntare. La gente che torna ha studiato comunicazione, lavorato in economia, architettura e mette le proprie competenze a disposizione della collettività. Facendo sistema anche l’accoglienza diventa più attrattiva, ma il mondo agricolo non può essere l’unico settore per cui fare investimenti. Bisogna occuparsi di altro, di infrastrutture sul territorio soprattutto.
«L’arretratezza del Meridione è dipesa da molti fattori storici, anche da una poca consapevolezza delle risorse a disposizione. Per sviluppare delle idee c’è bisogno di averle. Se pensiamo che queste possano arrivare dai progetti della Comunità Europea, ciò che si produce diventa fallimentare perché non dialoga con il territorio. Per molti anni chi aveva idee, invece di svilupparle nel Paese di origine, le regalava a qualche azienda estera dove lavorava, generando nuova emigrazione e sempre più impoverimento economico» afferma ancora Flavio.
Offrire degli strumenti intellettuali capaci di ragionare sul perché questo avvenga e formare una diversa identità di popolo, con articoli e contenuti che raccontano l’esperienza di chi sta producendo una nuova ricchezza. Lo spunto di Flavio ed i suoi collaboratori in Observantia e Istituto Grafico è una boccata di aria salubre in un sud sempre più complesso.
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