
Byte Dance, l’azienda che controlla TikTok, ha deciso recentemente di lanciare in alcuni paesi europei una versione particolare del social, accusata di causare una vera e propria ludopatia nei bambini. L’attacco che l’UE rivolge al colosso cinese si basa sempre sulla presunta influenza del Partito Comunista Cinese sull’azienda e sulla relativa privacy dei dati dei suoi utenti.
L’oggetto della discussione questa volta è l’ennesima violazione di TikTok del digital services act, cioè il regolamento europeo che si occupa della trasparenza e della sicurezza dei social network nel territorio dell’Unione.
Il regolamento è stato violato perché TikTok ha introdotto in alcuni paesi dell’UE una versione sperimentale dell’app , TikTok lite, senza aver presentato alla Corte i potenziali rischi dell’app.
Ma quali sono le modifiche introdotte?
Tiktok lite è uguale al social che giò conosciamo, con una piccola variante: permette agli utenti di collezionare dei “punti” attraverso varie azioni sulla piattaforma, come entrare quotidianamente, mettere mi piace ai video, seguire account e soprattutto guardare più contenuti possibili.
Questi punti possono poi essere convertiti in “premi monetari”: è possibile ottenere voucher di Amazon, gift card su PayPal o una valuta da donare agli streamers durante le live.
Il massimo giornaliero fissato dall’app è 3600 punti, corrispondente a 0,36 centesimi, invitando gli utenti a tornare ed accumulare crediti per poi arrivare ad un punto e convertirli.
Il fatto che l’app sia stata lanciata senza la presentazione dei potenziali rischi la rende ampio oggetto di critiche e discussione. Infatti, questa procedura è obbligatoria per tutte le piattaforme online che abbiano più di 45 milioni di utenti attivi in UE.
Uno degli aspetti interessanti è che questa nuova versione potrebbe essere sospesa fino alla fine delle indagini da parte degli enti interessati. Le indagini avranno scopo di valutare se l’applicazione si agganci a delle vere e proprie meccaniche ludopatiche, oltre che di violazione della privacy dei suoi utenti.
Tiktok sembra però aver preso comunque delle precauzioni:
Quello della commissione è il secondo intervento contro Tiktok in pochi mesi. Infatti già a febbraio era stata aperta una procedura di infrazione contro l’app per verificare se il social stia effettivamente adottando tutti i mezzi a sua disposizione per tutelare i suoi utenti.
La tensione con la piattaforma non si limita ai territori europei.
Infatti anche negli USA un recente disegno di legge approvato dalla camera chiede a Byte Dance di vendere il social ad una società non cinese. Questa richiesta sembrerebbe scaturire dalla volontà dei paesi occidentali di difendersi dalle ingerenze di Pechino nei confronti delle informazioni detenute dall’azienda.
Se questo non dovesse accadere, gli USA potrebbero decidere di vietare TikTok sul suolo americano. Decisione questa, con grandi conseguenze: 170 milioni di americani utilizzano l’app e questa è artefice anche di un grande fatturato annuale per gli USA.
Questa decisione però sembra essere superiore alle pratiche economiche, infatti sarebbe tutt’altro che in perdita: vietare TikTok sul suolo americano significherebbe portare ad una massiva migrazione su altri social network, notamente statunitensi.
Occorre, alla luce di queste notizie, elaborare più che mai una coscienza e uno spirito critico in relazione all’adattamento delle nuove forme di socialità e sicurezza.
Occorre ridare valore alla nostra privacy, ricercare nuovamente il gusto dello scoprirsi e del conoscersi insieme, rinnovare le precauzioni soprattutto ai più giovani in merito all’utilizzo dei social network.
Sempre più studi confermano quanto queste piattaforme siano dannose per la salute mentale dei teenagers e non solo, dalla dipendenza allo sviluppo di forme di stress, i social sono diventati però parte predominante della nostra vita personale che farne a meno sembra impossibile.
Occorre dunque ridisegnare spazi di un sociale senza internet, dove siamo di nuovo in grado di guardarci negli occhi e di costruire una visione della realtà che sia la nostra soltanto.
di Valeria Marchese
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