
L’otto aprile è iniziata l’occupazione del rettorato dell’università di Napoli Federico II. Il movimento Rete per la Palestina ha deciso di occupare affinché l’Ateneo cessasse i suoi non pochi accordi con Israele.
Occupare un luogo è sicuramente un gesto forte, che in linea generale si presta a diverse interpretazioni. In questo caso tale gesto ha simboleggiato la volontà degli studenti, dei professori e dei ricercatori che tutti i giorni attraversano l’università, a non voler essere complici del genocidio perpetuato da Israele ai danni della Palestina. Quest’ occupazione nonostante sia stata un’azione di forza, si è presentata in tutti i suoi caratteri come non violenta.
Ѐ sicuramente giusto sottolineare come l’università di Napoli non sia stata la sola a muoversi in questa direzione, è infatti accompagnata da Roma e Bari nonché Torino, Bologna e Pisa. Le università da sempre ricoprono un ruolo molto importante all’interno delle decisioni politiche, sia per le decisioni in sé che possono essere rappresentate dagli accordi che in questo caso si chiedono si cessare, ma anche per la pressione politica più generale che possono esercitare.
Per quanto concerne questo secondo punto, ad esempio, notiamo come sempre più luoghi del sapere si stanno mobilitando verso delle scelte ben diverse da quelle promosse dall’attuale governo Meloni.
Venerdì 12 aprile l’occupazione si è conclusa con un incontro con il Rettore Lorito. L’incontro è stato partecipato da circa settecento persone tra studenti, professori e ricercatori. All’interno dell’aula è stato schierato un bancone in cui sedevano in parte studenti ed in parte il Rettore con i suoi funzionari. Le richieste della contro parte del rettore erano chiare: cessare tutti gli accordi con Israele, le dimissioni del Rettore Lorito alla fondazione MedOr, l’impegno a non partecipare più al bando MAECI, la partecipazione in delegazione a partecipare al prossimo Senato Accademico in veste di interlocutori e la trasparenza e la possibilità di accesso agli atti rispetto a tutto ciò che concerne accordi/collaborazioni con lo Stato di Israele.
Questi ultimi due punti rappresentano da una parte un riconoscimento delle istituzioni dall’altra la volontà di sentirsi rappresentati da queste, cosa che oggi non avviene.
Al netto di ciò, al termine della conferenza il Rettore ha dichiarato che si sarebbe impegnato ad uscire dal comitato scientifico della fondazione MedOr e si sarebbe impegnato a portare in Senato Accademico le istanze presentate. Non ci resta che aspettare e vedere come si evolveranno le cose.
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