
«Il teatro è una vagina di legno che partorisce ogni giorno, è un rinnovamento perpetuo”. Ho deciso di cominciare da qui, dalla visione del teatro del regista Michele Pagano, Direttore Artistico di Officina Teatro a San Leucio. Il teatro è quel posto in cui ognuno è libero di essere un’identità diversa dalla propria, oppure in cui esprimere quella parte di sé che, normalmente, non riusciremmo a tirare fuori. Nel momento in cui si recita avviene una magia: l’attore mette da parte sé stesso per impersonare qualcuno, ma al contempo usa le sue emozioni per dare vita al personaggio. Questo avviene sempre, dai più grandi palcoscenici alle stanze della propria casa. Conosciamo allora un posto magico in cui grandi, piccini, allievi e professionisti compiono questa “stregoneria”.
La storia di Officina Teatro nasce 18 anni fa, in uno spazio in cui c’erano piccole imprese: un meccanico, un autolavaggio e chi ne ha più ne metta. «Era rimasta come ultima attività una piccola fabbrica di pelle -racconta il regista-. Aprimmo le iscrizioni quando questa persona doveva andarsene, eravamo nella fase di transizione. Cominciammo la stagione teatrale a dicembre: c’era solo uno spazio di prova e delle sedie. Ci sono voluti 18 anni per arrivare a oggi, perché ogni anno abbiamo aggiunto un pezzo. Dopo 5-6 anni il teatro era riconosciuto già al livello nazionale: sin da subito ho voluto che non divenisse una realtà locale; sarebbe stato tutto più semplice, ma credo che l’arte debba avere un respiro nazionale e internazionale.
Puntare a una cosa del genere a Caserta, in cui era una novità tempo fa, perché dagli anni ‘70 l’avanguardia teatrale era ferma, ha evidenziato la necessità della gente ad abituarsi a un nuovo linguaggio. Credo che a volte sia sbagliato parlare di teatro contemporaneo o sperimentale perché il pubblico si condiziona a sentire determinate parole. Il teatro è teatro, a prescindere dal linguaggio. La prima stagione non venne quasi nessuno, facevamo spettacoli con 3-4 persone. Dopo un anno del genere avresti dovuto chiudere, come si può sostenere un affitto del genere?»
Poi arrivò la soluzione: se le persone non fossero andate a teatro, sarebbe stato il teatro ad andare da loro. Iniziarono così spettacoli per strada, non convenzionali, in macchina, sugli autobus e nelle cantine. La curiosità spinse molte persone, abbonati storici dei teatri più tradizionali, a cercare qualcosa di diverso, forse più emozionante e più vicino alla modernità, superando il timore iniziale del nuovo. Officina Teatro è cresciuto nel tempo in termini di spettatori, di compagnie ospitate, ha sperimentato nuove drammaturgie e ha offerto ai suoi allievi gemellaggi e masterclass di altissimo livello.
Ma l’idea del regista Pagano non si è ancora concretizzata del tutto: il desiderio è quello di andare oltre il teatro stabile, quello in cui lo spettatore arriva, assiste allo spettacolo e se ne va. «Questo spazio è piccolo per quello che voglio fare –spiega Michele Pagano-. Voglio rendere il teatro un luogo totale dell’arte, un posto in cui aggregarsi; vorrei una sala in cui si compongono musiche, un’altra in cui scrivere; qualcuno potrebbe bersi una birra non fuori al bar, ma dentro questo spazio e assistere alle prove o semplicemente conoscere qualcuno.
Un ragazzo appassionato di fotografia e uno di scrittura si possono incontrare e far nascere un cortometraggio. In uno spazio artistico ci deve essere la possibilità di fare altro oltre che il solo spettacolo; la condivisione artistica è anche condivisione umana. Incontrare i registi, gli sceneggiatori e i drammaturghi: confrontarsi è un atto di crescita sotto ogni aspetto. Il teatro non è intrattenimento, è una risorsa umana.»
La stagione 2024/25 è stata importante per Officina Teatro: spicca nella rassegna teatrale il premio UBU Leonardo Capuano con lo spettacolo “Sistema nervoso”. Oltre ai numerosi appuntamenti più “classici”, le persone hanno potuto assistere a eventi legati al mondo della musica e del cinema; una trentina di appuntamenti nel corso dell’anno. La rassegna cinematografica era gratuita, proprio per cercare di sopperire a quel vuoto lasciato a Caserta dal DUEL da oramai troppo tempo. Negli eventi musicali, invece, venivano selezionati dei quartetti o quintetti e fatti esibire non in una frontalità classica, ma in una sorta di casa sul palco con tappeti, piante, mobili, divani; i musicisti erano al centro e il pubblico comodamente tra gli arredi.
La nuova stagione, dal nome “Diciotto”, è dedicata alla maggiore età del teatro. Oltre alle compagnie esterne e alle produzioni nuove, c’è una sezione “Best Off” che riporterà alla luce alcuni tra gli spettacoli più importanti realizzati nel corso degli anni. Uno di questi, “Le 99 stanze di Berconàch”, che 10 anni fa attirò spettatori da tutta Italia per la sua unicità, torna nel periodo natalizio in una nuova veste e si chiamerà “100- l’ultima stanza di Berconàch”. Uno spettacolo non convenzionale che comincia dal parcheggio e si sviluppa in numerose stanze create all’interno del teatro. Un’esperienza sensoriale, emotiva, personale, con attori con cui interagire: un viaggio dalla nascita alla morte. «Chi si commuove, chi si sofferma, chi finisce prima e chi dopo – illustra il regista-.
Nel vecchio spettacolo, si passava attraverso abiti con i profumi tipici dei cassetti delle nonne, una ricerca lunghissima per ricreare questo effetto, e riportare la memoria all’infanzia. Quest’anno sarà sempre itinerante e si entrerà sette persone alla volta. Ritornerà un nostro progetto, “Autovelox”, con la sua terza tappa, ossia “Retrovisori”, che si farà in dei parcheggi a Caserta. Si potrà acquistare una targa e con questo biglietto bisognerà trovare una macchina, entrare nell’auto e interagire con l’attore al suo interno. Le compagnie esterne sono tutte importantissime: si aprirà con “Polmoni” (tradotto dall’inglese Lungs) e quest’anno verrà Oscar De Summa, attore vincitore di tantissimi premi, che porterà un suo cavallo di battaglia, “Stasera sono in vena”.
La nostra prima produzione sarà “Il tavolo da gioco”, ad ottobre, che è una riscrittura di un testo spagnolo, mentre l’ultima sarà “La regista di Hitler”.» Officina Teatro apre le sue porte a tutti, rendendosi ancora una volta un punto di riferimento culturale nel panorama Casertano, spesso criticato per la mancanza di attività di questo genere; a volte, basta solo smettere di lamentarsi, alzare la testa e guardarsi intorno e scoprire che qualcosa in città si muove.
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