
Lo scorso mese, abbiamo avuto in visita presso l’Associazione Officina Volturno i giovani del campo estivo di Libera Marzabotto (BO). Un incontro creato grazie al ponte con Casa di Alice, guidata dall’instancabile Damiana Intravaja, che ha deciso di inserire Officina tra le tappe necessarie per comprendere il tesoro sociale nascosto a Castel Volturno. I ragazzi di Libera hanno ascoltato con attenzione la testimonianza di Tommaso Morlando, presidente di Officina Volturno, che ha raccontato l’impegno associativo nato prima con i ragazzini, e proseguito con il giornale Magazine Informare. «All’inizio è stata dura, eravamo visti con sospetto perché diffondevamo i valori della legalità in anni in cui la camorra la respiravi nell’aria – racconta Tommaso – Il nostro obiettivo è sempre stato quello di garantire ai giovani uno spazio in cui esprimersi liberamente, fare aggregazione e confrontarsi su temi di cui si parlava poco all’esterno. Oggi quella mission è più viva che mai».
Accanto a Tommaso c’è seduto Fulvio Mele, un esempio vivente dell’impegno di formazione di Officina da 23 anni a questa parte. Fulvio è uno dei ragazzi che sin da giovanissimo ha frequentato l’Associazione, assorbendone a pieno gli ideali e rafforzando il suo contributo come Vicedirettore di Informare. Oggi è un sociologo e lavora a Bologna, con una rete che si estende proprio a Libera: «Officina Volturno mi ha dato gli elementi culturali per affrontare la vita da adulto, è stata una tappa fondamentale per la mia crescita. Fare associazionismo qui significa costruire un pensiero critico libero e indipendente, fatto da e per i ragazzi. È questa la portata straordinaria della mission di Officina».
Ai giovani di Libera è stato donato il Pugno della Legalità, simbolo di Officina Volturno, oltre che un cospicuo numero di periodici di Informare. Tante le domande e le curiosità dei ragazzi, soprattutto legati ai rischi della comunicazione influenzata dagli algoritmi social. Sul punto è intervenuto il Direttore di Informare, Antonio Casaccio, che ha spiegato: «Dobbiamo tener presente che oggi si prediligono i contenuti con maggiori capacità di monetizzazione, ciò avviene quando vi è un gran numero di interazioni. Quindi odio, insulti, minacce, contenuti splatter o che provocano rabbia, sono tra quelli prediletti dai social. Dobbiamo tener presente che i social network non sono uno spazio democratico ed equo, ma si tratta di algoritmi che hanno come obiettivo la massimizzazione dei profitti per la compagnia che gestisce quel social (e che spesso persegue anche scopi politici)».
In un momento di dominio dei social come nuova arena digitale per il dibattito pubblico, diventa ancor più necessaria un’attività giornalistica indipendente. Ecco perché tra gli obiettivi di Officina Volturno c’è quello di formare i ragazzi sul funzionamento del settore pubblico o degli apparati democratici, così da donare quelle “armi culturali” che saranno utili a leggere la realtà e battersi per la Giustizia.
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