
Negli ultimi giorni la massima autorità di giustizia amministrativa dell’Olanda ha vietato il ritorno dei migranti in Italia. La motivazione è semplice: a detta del Consiglio di Stato, il ritorno in Italia implicherebbe il rischio concreto di finire a vivere per strada. In questo modo, sarebbero violati alcuni diritti umani fondamentali come l’alloggio, il cibo e l’acqua corrente.
L’autorità di giustizia è giunta a questa conclusione in seguito alla causa intentata da due migranti, uno nigeriano e uno eritreo, entrambi giunti in Europa attraverso l’Italia. Entrambi avevano fatto richiesta d’asilo in Italia prima di giungere nei Paesi Bassi. Il sottosegretario per la Giustizia e la Sicurezza, Eric van der Burg, in ottemperanza al trattato di Dublino, si era rifiutato di prenderle in considerazione È palese che le strutture di accoglienza italiane non si stanno dimostrando neanche lontanamente sufficienti rispetto alla domanda.
Per sviare questa problematica, arriva la scelta del tribunale olandese. Sebbene il trattato di Dublino stabilisca che dovrebbe essere il primo paese d’approdo a provvedere all’iter migratorio, non si può pensare di rimandare i migranti in Italia a causa del concreto rischio di violazione dei diritti umani. Lo stesso tribunale aveva già stabilito in precedenza delle decisioni analoghe per Grecia, Malta e Croazia. Van der Burg ha commentato la decisione dicendo che “questo non aiuta, l’Italia è un Paese importante e molte persone arrivano lì”.
Se il Consiglio di Stato olandese è stato in grado di prendere questa decisione, è anche grazie a una circolare del governo Meloni di dicembre 2022. Le autorità italiane si sono appellate a un temporaneo sospendimento del trasferimento dei migranti ai sensi di Dublino fino a quando persisterà la mancanza di strutture di accoglienza sufficienti. Tuttavia, nella circolare non si specifica per quanto tempo la situazione seguirà analogamente. Questa situazione incerta fa pensare, come è stato pensato già molte volte in precedenza, che sia arrivato il momento di riformare l’accordo di Dublino.
Una proposta arriva dalla stessa Olanda. Se i paesi di primo sbarco si impegnano a registrare obbligatoriamente tutti i migranti e aprire le relative procedure, quelli del nord Europa si impegneranno in un meccanismo obbligatorio di solidarietà per l’accoglienza. C’è da dire che sebbene sul trattato di Dublino siano state avanzate tante proposte senza mai giungere ad una conclusione, oggi più che mai è necessario un cambiamento.
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