
Con il termine prediabete si indica una condizione caratterizzata da alti livelli di glucosio (glicemia alta) nel sangue. Una condizione che riguarda, secondo le ultime stime, 10 milioni di italiani e che, in alcuni casi, può sfociare nel diabete, malattia cronica dovuta a un’alterazione dell’insulina, che può comportare severe complicanze sull’organismo.
Con il termine sindrome “cardio-metabolica” si indica la situazione che coinvolge il 70% delle persone con diabete (2,5 milioni su un totale di 3,8 milioni) per i quali gli eventi cardiovascolari rappresentano la principale causa di morte. L’occasione per affrontare con gli esperti la situazione italiana e tracciare gli approcci più idonei, è nata dalla Fondazione Italiana per il Cuore per proseguire il percorso internazionale sulla prevenzione di questa combinazione di patologie, promossa dalla World Heart Federation.
Tra i dati raccolti nella Scorecard sulle malattie cardiovascolari in Italia, è emerso che sono circa 3,8 milioni le persone con diabete (di tipo 1 e 2), di cui il 70% è in trattamento con farmaci antiipertensivi e il 60,8% è in trattamento ipolipemizzante. Preoccupa anche la situazione che coinvolge quasi la metà dei pazienti (49%) che non è a target pressorio nonostante il trattamento.
A differenza del diabete di tipo 1, la a sintomatologia di quello mellito esordisce in maniera molto lenta e per questo può passare inosservata anche per parecchi anni. Ad ogni modo le manifestazioni sono comuni a entrambe le forme della malattia metabolica e includono:
Purtroppo non sono rare le complicazioni acute e a lungo termine. Tra le prime rientra il cosiddetto coma non chetosico, una condizione grave e spesso fatale. Le seconde, invece, consistono in alterazioni a carico dei grossi vasi sanguigni arteriosi e dei capillari. Ne derivano vari disturbi come le patologie cardiovascolari, la nefropatia diabetica, la cataratta e l’ulcera diabetica.
Dai dati raccolti nella Scorecard sulle patologie cardiovascolari in Italia è emerso che sono circa 3,8 milioni i pazienti con diabete. Tra questi il 70% è in trattamento con farmaci antipertensivi e il 60% segue una cura per l’ipercolesterolemia. In aggiunta, secondo Paolo Di Bartolo, presidente Fondazione AMD (Associazione Medici Diabetologi), vi è una percentuale allarmante che oscilla tra il 60% e l’80% di individui diabetici che muoiono a causa di disturbi cardiovascolari.
Pertanto, la situazione italiana dal punto di vista della mortalità prematura sommata all’aspettativa di vita appare ancora confortante. La stessa tranquillità, tuttavia, non è applicabile ai principali fattori di rischio cardiovascolare modificabili: diabete mellito, ipercolesterolemia, ipertensione arteriosa, fumo di sigaretta, sedentarietà.
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