
Operaio muore a Frattamaggiore: l’ennesima tragedia sul lavoro scuote la Campania a pochi giorni dalla Festa dei Lavoratori. Stefano Alborino, 47 anni compiuti da poco, è morto nel primo pomeriggio di lunedì 5 maggio dopo essere precipitato da un’impalcatura durante dei lavori di ristrutturazione in un edificio di via Padre Vergara, nel centro urbano di Frattamaggiore, in provincia di Napoli. L’uomo stava intervenendo sulla facciata dell’immobile quando, per cause ancora da chiarire, ha perso l’equilibrio ed è caduto nel vuoto, finendo nella corte interna. Un volo che si è rivelato fatale. Immediato l’arrivo dei soccorsi: trasportato d’urgenza all’ospedale più vicino, Alborino è morto poco dopo il ricovero.
Sul luogo dell’incidente sono intervenuti i Carabinieri della stazione locale e i tecnici dell’ASL, che hanno effettuato i rilievi del caso e aperto un’indagine per risalire con precisione alla dinamica dell’accaduto. Al momento non si esclude alcuna ipotesi, ed è stata disposta l’autopsia sul corpo dell’operaio per accertare le cause esatte del decesso. La salma potrebbe essere posta sotto sequestro, come da prassi. La dinamica resta ancora poco chiara, ma la scena che si è presentata ai primi soccorritori non lascia spazio a dubbi sulla violenza dell’impatto.
Un operaio muore a Frattamaggiore, e con lui si spegne, ancora una volta, il diritto alla sicurezza, alla tutela, alla vita dignitosa nel proprio mestiere. Questa morte, come tante altre, non può essere archiviata come una tragica fatalità. La coincidenza temporale con il Primo Maggio rende la notizia ancora più dolorosa, perché mette a nudo le contraddizioni tra la celebrazione del lavoro e le condizioni reali in cui molti lavoratori operano ogni giorno, spesso senza adeguate protezioni così da poter velocizzare i tempi del lavoro. Il nome di Stefano Alborino, caduto da un’impalcatura mentre faceva semplicemente il proprio dovere, non può essere dimenticato o ridotto a statistica. Ogni volta che un operaio muore a Frattamaggiore, a Napoli, o in qualsiasi altro luogo d’Italia, si rinnova una responsabilità collettiva. Le parole non bastano più: serve un impegno concreto delle istituzioni, dei datori di lavoro, delle autorità preposte al controllo. Serve una cultura della prevenzione che non lasci spazio alla superficialità. Serve rispetto, reale e quotidiano, per la vita di chi lavora
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