
Nella mattina del 22 ottobre 2025, l’operazione “Suessola”, condotta dalla Guardia di Finanza – Compagnia di Marcianise su ordine del gip di Napoli, ha scosso la scena politica e amministrativa della provincia di Caserta.
Oggetto dell’indagine: la presunta alleanza tra amministratori locali e la cosca camorristica Clan Massaro, finalizzata a garantire voti in cambio di appalti pubblici e concessioni. In tali misure cautelari risultano coinvolti il sindaco di Santa Maria a Vico, Andrea Pirozzi; l’ex assessore comunale, Marcantonio Ferrara; il consigliere comunale Giuseppe Nuzzo; e la vicesindaca e candidata alle regionali, Veronica Biondo. Parallelamente sono stati tratti in arresto anche due esponenti dei Massaro, ritenuti apicali nel territorio orientale del Casertano.
A poche ore di distanza dall’annuncio del partito Forza Italia relativo alle liste per le elezioni regionali in Campania – previste per il 23 e 24 novembre 2025 – la candidatura di Veronica Biondo è stata immediatamente esclusa. Il coordinatore regionale del partito, Fulvio Martusciello, ha dichiarato che “non sarà candidata a sua tutela” e che si trattava di una decisione inevitabile alla luce delle misure restrittive nei suoi confronti.
La decisione assume una rilevanza doppia: da un lato segna una presa di posizione formale del partito nei confronti degli arresti; dall’altro, evidenzia il livello di inesplorata tensione tra politica, criminalità organizzata e appalti nel contesto locale. In particolare, l’indagine evidenzia come l’affiliazione o la vicinanza a gruppi criminali abbia avuto un peso decisivo nel condizionare il risultato elettorale del 2020 a Santa Maria a Vico, e nella ricostruzione successiva del sistema di assegnazione degli appalti.
Secondo fonti investigative, durante le elezioni comunali del 20-21 settembre 2020, il clan Massaro avrebbe operato attivamente nel condizionamento del voto, sostenendo candidati in diversi gruppi politici, al fine di assicurarsi la futura assegnazione di opere e concessioni pubbliche. Intercettazioni riportano che “il referente della fazione criminale preannunciava l’esito delle elezioni ai candidati al consiglio comunale, anche in ordine alle cariche che poi gli stessi avrebbero rivestito”.
Tra gli interessi dell’organizzazione criminale, figurerebbe l’ampliamento del cimitero comunale di Santa Maria a Vico, e la successiva realizzazione attigua di un impianto di cremazione, affidato ad una società nella quale uno degli affiliati occulto sarebbe diventato socio occulto.
Altro caso chiave: la concessione di un chiosco-bar nella frazione di San Marco, assegnata a familiari di soggetti pregiudicati, con omissioni nella riscossione dei canoni dovuti e abusi edilizi non sanati. Infine, è emersa l’emanazione di un regolamento comunale ad hoc per realizzare un’area fieristica la cui gestione doveva essere affidata a soggetti collegati al clan.
In questo scenario, la figura di Veronica Biondo assume una valenza particolare. Vicesindaco del comune attraversato dall’inchiesta, Biondo era recentemente entrata in Forza Italia e risultava nella lista dei candidati per la circoscrizione di Caserta. Ma l’arresto domiciliare della mattina del 22 ottobre ha attivato la immediata esclusione dalla competizione elettorale. Martusciello ha spiegato che, pur non conoscendo “ancora la vicenda”, il partito “prende atto dell’inchiesta” e “avranno fiducia nella magistratura”.
L’operazione Suessola non è solo un fatto giudiziario isolato, ma un segnale forte nei confronti delle reti che intrecciano politica e camorra nel Casertano. L’esclusione di Veronica Biondo dalla corsa regionale, pur dovuta a misura cautelare e tutela, rappresenta al contempo un punto di svolta per Forza Italia e l’intero centro-destra in Campania: la partita non è solo elettorale, è anche una prova di credibilità. E mentre in tribunale gli indagati rimangono presunti innocenti fino a sentenza definitiva, il messaggio alla comunità locale è chiaro: limiti, trasparenza, controllo non sono più opzionali.
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