
“Orilla: fiesta argentina” ha visto la sua prima edizione a Napoli al Chiostro Don Orione. Una giornata di musica e tradizioni argentine, nell’incontro di due culture storicamente sorelle.
Tra fine ‘800 e inizio ‘900 si stima che 1 milione di persone nate a Napoli e dintorni siano emigrate in Argentina. Da allora ad oggi se ne contano quasi 4 milioni, in una stima più ampia di più di 11 milioni da tutta l’Italia. Le ragioni, come spesso accade quando si parla di migrazioni, erano legate alla ricerca di un lavoro e al raggiungimento, più in generale, di condizioni di vita maggiormente favorevoli. Spesso si partiva da soli e a conti fatti, se le cose prendevano una giusta piega, ci si ricongiungeva con i familiari, lì in America.
«Tra napoletani e argentini ci sentiamo, il significato di Orilla è di due coste che, in qualche modo, comunicano. Sono separate da un oceano che fa da ponte; sono lontane ma, in qualche modo, vicine». È Federico Giordano a raccontare la genesi di “Orilla: fiesta argentina”. Federico è un giovane ragazzo napoletano che, insieme a Juan Bautista Smart ha ideato e, un anno fa, iniziato a mettere su la festa che oggi ha visto la sua prima edizione negli storici spazi del chiostro del Cottolengo di Don Orione nel cuore di Napoli.
La festa si è divisa in cinque aree principali: Escenario Sur per la musica dal vivo e il ballo; El Puerto Argentano, per la cucina argentina e napoletana; Casa Argentina per il mercato, la mostra fotografica e un museo di oggetti e immagini storiche del luogo, Fragata Libertad per talk su libri, memoria e cultura argentina e napoletana.
«Lo scopo di Orilla è di far portare l’Argentina in Italia, che in qualche modo con Maradona un po’ si è diffusa. Ma vogliamo andare anche oltre lo stereotipo che si è creato con Diego. Vogliamo contribuire a un coinvolgimento sempre più forte della comunità argentina a Napoli» racconta, ancora, Federico Giordano. Poi, prosegue: «C’è questa somiglianza sottesa, che si respira, ma di cui nessuno parla mai in questo modo. Quindi abbiamo pensato che un evento fosse la forma più concreta per far conoscere ancora di più questa cultura e, guardando a oggi, sembra che stia funzionando».
In merito alla scelta del luogo, il Chiostro Don Orione – nome di un santo che, tra l’altro, ha operato molto in Argentina -, Giordano ci ha raccontato questa sia stata una scelta abbastanza mirata, in quanto un luogo nel cuore di Napoli, ben predisposto negli spazi per le attività previste, definendolo «un palcoscenico storico».

Tra i vari stand, al centro del chiostro: Escenario Sur. Sul palcoscenico di Orilla, tenuto da un Sud comune, si sono susseguiti artisti come Dario Sansone, il Dúo Patagonia di Leo Andersen e Facundo Qüense, Denise Dimaria e il Dj Set di Fede Millas.
«Il connubio musicale, nel mio caso è stato dettato dall’amore per un personaggio che ha circolato sia in Argentina che a Napoli, che è Diego Armando Maradona» racconta Dario Sansone. «Anni fa ho adattato la canzone argentina La mano de Dios, di Rodrigo Bueno in napoletano, si chiama ‘A mano ‘e Dios. Ho provato a raccontare con le nostre parole e con le nostre emozioni quello che è stato per noi Diego, qui a Napoli. È una versione più melanconica di quella di Rodrigo. Quello argentino è anche un popolo a cui siamo legati, c’è e si sente una cuginanza con questo popolo. Napoli, che è sempre stata accogliente e aperta, ha stretto ancora di più questi fratelli, e questa festa suggella questo rapporto».

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