
Nella notte del 7 gennaio ’24 è avvenuto l’ennesimo decesso di un uomo facente parte di una categoria per nulla rappresentata e quasi sempre ignorata: i senzatetto.
A piazza Carità, tra i quartieri Montecalvario e San Giuseppe Di Napoli, durante la notte è scoppiato un incendio in un garage dove di solito si rifugiava un clochard per la notte. L’uomo di 66 anni a causa del gelido freddo di queste ultime settimane aveva dovuto trovare rifugio in uno stanzino del garage e non appena scoppiato l’incendio è morto per asfissia.
Un avvenimento grave, di poco conto per l’opinione pubblica e purtroppo piuttosto comune.
In Italia nel 2014 si parlava di quasi 50.000 casi di senzatetto. Nel 2022 i casi registrati sono stati oltre 100.000, di cui quasi 13.000 sono di minore età: dei numeri spaventosi che sono destinati a crescere ancora di anno in anno. Roma, Milano, Napoli: un problema grave che colpisce le metropoli come le piccole città, il Nord come il Sud. Un problema sociale, quindi politico, ignorato dai più.
I senzatetto, o clochard, sono persone senza dimora o con una situazione abitativa insicura e inadeguata. Queste condizioni sono dovute ad un licenziamento, ad un divorzio, all’ambiente familiare, o possono essere legati al contesto socioeconomico o a malattie psicologiche e ad abuso di sostanze.
Il clochard che vediamo ogni giorno per strada non è unicamente rappresentato dallo stereotipo del malato mentale o del cocainomane o eroinomane. Sono persone che provengono da estrazioni sociali o familiari complicate e complesse e che vanno aiutate non emarginate.
In primis bisogna parlarne: senza una giusta sensibilizzazione dell’opinione pubblica e senza una corretta e repentina informazione da parte dei media non ci saranno azioni da parte del governo e poi dei singoli comuni. In secundis non bisogna guardare con sospetto le persone in queste condizioni. Bisogna piuttosto unirsi e spendere una parte, anche piccola ma non insignificante, del proprio tempo e delle proprie risorse per garantire a degli esseri umani un pasto e un tetto.
Nessuno purtroppo sta agendo in tal senso. Ad esempio, a Napoli l’albergo dei poveri, o Palazzo Fuga, sarà adibito per manifestazioni culturali, per archivi, per uffici, per attività commerciali, per il MANN e per aule della Federico II ma non per posti letto per i clochard.
Per il governo e il comune i senzatetto dovranno dormire davanti il cancello del Palazzo Fuga, sotto piogge e intemperie, e in molti casi, nella maggior parte dei casi moriranno per essere restati fuori il portone.
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