
La magica e attesissima notte degli Oscar si è da poco conclusa presso il Dolby Theatre di Los Angeles. Padrone di casa per la prima volta il presentatore e comico Conan O’Brien. Un’edizione dal sapore ancora più speciale se si pensa ai tragici eventi che hanno colpito la California negli ultimi anni. Ricordiamo infatti che gli annunci delle stesse nomination furono rinviati al 23 gennaio a causa dei devastanti incendi che hanno colpito lo Stato. Ecco che allora questa 97esima edizione si colora di speranza e voglia di ripartire, una cerimonia che diventa un sonoro simbolo di forza e resilienza.
Dopo i velati spoiler degli scorsi Golden Globes, in cima alla lista dei potenziali vincitori spiccavano Anora, The Brutalist, Emilia Pérez. Ipotesi che hanno visto una coerente conferma durante la cerimonia e che, ahimè, hanno lasciato a bocca asciutta il nostro Paese. Anora ha infatti conquistato ben cinque statuette, Miglior Attrice protagonista per Mikey Madison e ben quattro al regista Sean Baker nelle categorie Miglior film, Migliore regia, Miglior sceneggiatura originale e montaggio.
Arriva subito dopo The Brutalist con ben tre statuette che hanno portato Adrien Brody alla vittoria del suo secondo Oscar nella categoria Miglior attore protagonista. Due statuette per Emilia Pérez nelle categorie Miglior attrice non protagonista a Zoe Saldana che ha strappato la statuetta alla nostra Isabella Rossellini in lizza per il Conclave, e Miglior canzone.
Ancora, Miglior scenografia e costumi per Wicked, Miglior suono ed effetti speciali per Dune parte II e Miglior film animato per Flow: Un mondo da salvare. Delude anche il favoritissimo The Substance, con Demi Moore, che trionfa solo nella categoria Miglior trucco.
Toccante la parentesi che il grande Morgan Freeman ha fatto al da poco scomparso Gene Hackman, suo compagno di set in Gli Spietati. «Abbiamo perso un gigante e io un grande amico», ha affermato l’attore.
Dopo aver vinto numerosi premi, tra cui quello del festival del cinema di Berlino, anche agli Oscar 2025 a vincere nella categoria Miglior documentario è stato No Other Land. Una vittoria tanto significativa quanto discussa. Il documentario, girato dal 2019 al 2023, racconta le storie di Basel Adra e di altri attivisti palestinesi nella loro opposizione all’occupazione da parte delle forze di difesa israeliane del loro villaggio in Cisgiordania. Diretto, scritto, prodotto e montato da un collettivo israelo-palestinese composto da Basel Adra, Rachel Szor, Hamdan Ballal e Yuval Abraham che non ha esitato a far sentire la propria voce nel corso della serata.
Le parole di Yuval Abraham: «Abbiamo fatto questo film, palestinesi e israeliani, perché insieme possiamo essere una voce forte, ci vediamo. La distruzione di Gaza deve finire. Gli ostaggi devono essere liberati. Quando vedo Basel, vedo mio fratello, ma viviamo in un regime in cui io sono libero e lui non lo è. Siamo tutti interconnessi, la mia gente è al sicuro solo se la sua gente è al sicuro e libera. Non è troppo tardi».
«Quando sono diventato padre, due mesi fa, ho promesso a mia figlia che non avrebbe vissuto la mia stessa vita, sempre con la paura della violenza, della distruzione delle case. Questo è ciò che io e la mia comunità viviamo sotto occupazione israeliana. È difficile mostrare la dura realtà che abbiamo dovuto sopportare per decenni. Chiediamo l’intervento per fermare la pulizia etnica dei palestinesi», ha affermato Basel Adra.
Eppure, la risposta del ministro della Cultura di Israele, Miki Zohar è arrivata poco dopo, forte e chiara. “Distorsione dell’immagine di Israele nel mondo” è stato detto. Zohar ha scritto: «La vittoria dell’Oscar per No Other Land è un momento triste per il mondo del cinema. Invece di presentare la complessità della nostra realtà, i registi hanno scelto di dare eco a narrazioni che distorcono l’immagine di Israele nel mondo. La libertà di espressione è importante, ma trasformare la calunnia di Israele in uno strumento di promozione internazionale non è creatività. Si, è sabotaggio dello Stato di Israele, e dopo il massacro del 7 ottobre e la guerra in corso, fa doppiamente male».
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