Non vi è alcun dubbio che ogni italiano – ma che dico? – ogni cittadino europeo – no, di più – ogni uomo di mondo, pur non avendo svolto il servizio di leva a Cuneo, ha i medesimi e costanti pensieri fissi. Tutti i giorni gli stessi. Ogni mattina al proprio risveglio dopo aver parato con la mano la luccicanza del giorno ed aver annusato (o immaginato) l’odore del caffè comincia a pensare. Due punti e a capo:
E questi pensieri fissi, in particolare l’ultimo, ci fanno passare dei brutti momenti. Ti tornano in testa nel corso della giornata quando meno te l’aspetti. Al lavoro se stai interloquendo con una simpatica cliente ti ritornano in testa e ti crucci. A pranzo, se stai per gustare il contrasto tra il salato secco e morbido del prosciutto con il dolce umido del melone ti si chiude lo stomaco. Al cinema, se stai assaporando il genio di Tim Roth nell’interpretazione dello squallido e perfido “Archibald Cunningham” del film “Rob Roy” ti crucci, ti alzi ed esci dalla sala. No! No! Dio, immigrati, PIL, Juve … tutto si può sopportare ma non una pubblica amministrazione inefficiente ed incapace con dipendenti inefficienti ed incapaci, come si dice “fannulloni”, che non fanno un c…o. No, non si può sopportare.
Questo è il pensiero fisso del “posto fisso degli altri” che ti asfissia, ti fa mancare l’aria, provi un soffocamento. Bisogna riformare la pubblica amministrazione punto e basta. Ne va della tranquillità quotidiana e della salute fisica. Con il ministro Madia ci vado a parlare ora, adesso mi faccio fissare un appuntamento. Poi? Poi pensi a Pablo Neruda, premio nobel per la letteratura. Lo pensi e comprendi la grandezza della pubblica amministrazione.
Neruda nacque il 12 luglio 1904 a Parral, in Cile, con il nome di Ricardo Eliezer Reyes Basoalto. Figlio di un impiegato delle ferrovie pubbliche cilene – José del Carmen Reyes Morales – e un insegnante della scuola pubblica – Rosa Neftalí Basoalto Opazo – che morì di tubercolosi quando il piccolo aveva solo un mese di vita. Un impiegato dei trasporti pubblici e una della pubblica istruzione “cosa sono stati capaci di produrre”: Pablo Neruda, “il più grande poeta del novecento in qualsiasi lingua” secondo Gabriel Garcia Marquez, che quando fece quest’affermazione, non si trovava a passare lì per caso. Tra un tram da riparare e viaggiatori che non pagavano il biglietto, tra un esercizio di matematica e un’interrogazione in grammatica Ricardo e Rosa “produssero spontaneamente”, senza nessun regolamento amministrativo o ordine di servizio, un qualcosa che ha migliorato la vita di milioni di uomini – cileni, tedeschi, americani, russi, acholi sudanesi, giày vietnamiti, gujarati asiatici – e di tutte le generazioni a venire fino ai prossimi 100 milioni di anni. E mo’ prova a parlare male dei dipendenti pubblici e della pubblica amministrazione. Però qualcosa occorre fare per questa PA, con riflessione e senza improvvisazione diciamo con spontaneità:
“La espontaneidad es el producto de grandes meditaciones”
Pablo Neruda
di Vincenzo Russo Traetto
vyncenzorusso@gmail.com
Come ogni mese torna la nostra rubrica culturale “Leggere che passione”, ecco i due libri consigliati ai nostri lettori. ...
San Gregorio Armeno è una delle strade più caratteristiche di Napoli e proprio grazie alle sue botteghe è diventata una de...
Era l’equinozio di autunno, precisamente il 21 settembre dell’anno 19 a. C., quando il Vate lasciò le sue spoglie mortal...
Il cortile del Maschio Angioino è pronto a trasformarsi in un vero e proprio palcoscenico a cielo aperto di musica e teatro....