
A Caserta, inglobato e nascosto nel parco della Reggia, si nasconde un incredibile tesoro artistico, quasi completamente sconosciuto ad abitanti e turisti. Pochi sono coloro che hanno avuto l’opportunità di visitarlo, e ancora meno quelli che conoscono l’importanza storica del sito per la città e per la cultura territoriale in genere. Si tratta della villa suburbana di Palazzo al Boschetto, sita all’interno del complesso monumentale della Reggia sul lato casagiovese, in Via dei Passionisti.
Il nome di questo edificio è legato alla sua collocazione nel cosiddetto Bosco Vecchio, un primo nucleo boschivo di età rinascimentale poi inglobato nel complesso borbonico. La sua (sottovalutata) importanza risiede nel fatto che questo palazzo, edificato tra il 1601 e il 1607, costituisce oggi forse l’unica testimonianza di grande rilievo artistico della Caserta pre-borbonica degli Acquaviva, una corte rinascimentale piccola, certo, ma di grande fervore culturale e in linea con le tendenze del tempo. La villa fu eretta per volontà del principe Andrea Matteo Acquaviva D’Aragona, secondo Principe di Caserta e ultimo Acquaviva a mantenere il titolo, come “villa di delizie” nei pressi del più importante palazzo signorile oggi sede della Questura, come riportano Sveva Gallo e Lucia Giorgi.
Il Palazzo al boschetto fu progettato dal toscano Giovanni Antonio Dosio, con una bizzarra pianta trapezoidale, forse carica di significati allegorici e alchemici. Ma è entrando nel sito che si scopre una meraviglia obliata dal tempo, con gli straordinari affreschi della scuola del fiorentino Belisario Corenzio e del fiammingo Agostino Pussè. Non si tratta però di semplici affreschi decorativi: i temi, la posizione e l’esecuzione di questi ultimi fanno pensare ad un significato nascosto, probabilmente esoterico-alchemico, in linea con gli interessi del Principe Andrea. Tutto il percorso ideale degli affreschi, come studiato dalla prof.ssa Giorgi, sembra rispondere in effetti ad un percorso di perfezionamento spirituale e morale, tratto tipico della concezione massonica dell’esistenza, attraverso i valori di Fratellanza e Giustizia. L’ipotesi pare poi confermata dall’ultima sala, nella quale Crono regge la clessidra e l’ouroboros, evidente simbologia alchemica.
Questo straordinario patrimonio, forse unico nel suo genere, versa oggi in una situazione di degrado gravissimo. Il complesso, da qualche anno riassorbito dall’amministrazione della Reggia, è oggi deturpato da atti vandalici passati e da una perdita costante degli affreschi a causa dell’umidità diffusa. Si notano tracce di un restauro appena iniziato negli anni ’90 e mai completato. Si verificano continuamente distacchi d’intonaco e ci sono gravi infiltrazioni di muffa e umidità, che potrebbero minare persino la stabilità strutturale del complesso. La villa è stabilmente chiusa al pubblico, e al momento non risultano progetti per una sua riqualificazione. Si tratta di una vera offesa al patrimonio di questo territorio, che altrove sarebbe già adeguatamente conservata e valorizzata. La rinascita culturale della città di Caserta non può non passare per la riqualificazione, anche in chiave turistica, del proprio patrimonio culturale.
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