
Spesso la morte è sinonimo della “fine di tutto”, ma quando sei Papa Francesco il racconto è un po’ diverso. Non è pensabile che possano scomparire del tutto le idee e il messaggio che ci ha tramandato. E non vale solo per i credenti o i cattolici: il riconoscimento del suo operato va al di là dell’appartenenza. Proprio i suoi ultimi giorni di vita terrena ne sono la dimostrazione: era palese il suo stato di salute, ma ha resistito più che ha potuto. Il senso di tutto ciò può avere un significato solo se ci saranno persone volenterose di dare continuità alle sue parole. Non solo per le grandi questioni internazionali, ma soprattutto nella convivenza quotidiana. Le critiche spesso ricevute per un linguaggio troppo diretto e/o poco teologico, crediamo potranno essere finalmente superate provando a mettere semplicemente in pratica i suoi insegnamenti. Quante volte ci ha esortato a metterli in pratica quotidianamente? Quante volte lo abbiamo veramente seguito? Forse poche, ma oggi poco importa se veramente vogliamo seguirlo con la stessa passione con la quale lui ci ha sempre esortato. Non limitiamoci, quindi, a commemorarne la morte. È indispensabile andare oltre e provare a ricordarlo con continuità anche attraverso le sue esortazioni più famose.
di Redazione Informare
“Non lasciamoci rubare la speranza”: è stato uno degli inviti più potenti che Papa Francesco ha rivolto alla comunità di Caserta durante la sua visita alla città nel 2014. Oggi, a distanza di anni, quelle parole risuonano ancora con forza, soprattutto alla luce della trasformazione dell’ex Macrico nel Campo Laudato Si’, simbolo di rinascita e di ecologia integrale. Sua Eccellenza Monsignor Pietro Lagnese, Vescovo di Caserta, ripercorre in un’intervista esclusiva il legame profondo con il Santo Padre e l’impatto duraturo del suo messaggio.
«Grazie a Dio per averci donato Papa Francesco» esordisce il Vescovo Lagnese ai nostri microfoni, ricordando i primi incontri con Jorge Mario Bergoglio. «Era un uomo libero, che parlava con franchezza e stabiliva relazioni autentiche». Aneddoti come quello dell’udienza in cui il Papa, già al secondo colloquio, ricordava dettagli della diocesi di Ischia (allora guidata da Lagnese), rivelano una cura unica: «Per lui ogni persona aveva lo stesso valore, fosse vescovo di una piccola isola o di una metropoli». Questa vicinanza si è manifestata anche durante le due visite a Caserta. Nel 2014, durante la Messa alla Reggia con 200mila persone, Francesco toccò temi scottanti come corruzione e illegalità, esortando a non cedere alla rassegnazione. «Ci ha lasciato una consegna precisa: lavorare per far emergere il meglio delle nostre comunità» sottolinea Lagnese.
L’eredità più tangibile è forse la riconversione dell’ex area militare del Macrico, che oggi è diventato il Campo Laudato Si’. «Qualcuno dice che Papa Francesco sia stato ispirato a scrivere la sua enciclica Laudato Si’ anche sorvolando in elicottero i nostri territori violati dalla camorra». L’enciclica Laudato Si’, pubblicata nel 2015, trova qui un’applicazione concreta: «Volevamo un luogo che incarnasse l’ecologia integrale, dove ambiente e giustizia sociale camminassero insieme». Il progetto e l’attuale Masterplan, condiviso con il Pontefice in un’udienza privata, ha ricevuto la sua benedizione: «Mi disse di andare avanti. La Chiesa ha fatto dell’ecologia un tema centrale grazie a Papa Francesco» osserva Lagnese.
Il Campo Laudato Si’ non è solo un’opera di riqualificazione, ma un modello di rigenerazione spirituale e sociale. «Qui si sperimenta cosa significhi custodire il creato e costruire comunità inclusive» spiega il Vescovo. E mentre Caserta diventa laboratorio del messaggio francescano, una domanda resta aperta: come raccogliere questa eredità? «Papa Francesco ci ha insegnato che la speranza si coltiva con azioni coraggiose. Il Campo Laudato Si’ è la nostra risposta: un segno che, anche in un luogo che un tempo era un campo di Marte, può fiorire la pace».
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