
Papa Francesco e l’ideologia gender: per il pontefice oggi è il pericolo più brutto. Si sta svolgendo in Vaticano un simposio, organizzato dal Crav (Centre de Recerche et d’Anthropologie des Vocations) sul tema: “Uomo-donna immagine di Dio. Per una antropologia delle vocazioni”. Il programma del convegno prevedeva, per stamattina, la partecipazione di Papa Francesco che, nonostante i suoi problemi di salute, non è voluto mancare. Ma il raffreddore non gli ha consentito la lettura integrale del discorso preparato per l’occasione.
Papa Francesco introducendo i lavori, non ha mancato di sottolineare che «È molto importante che ci sia questo incontro, questo incontro fra uomini e donne, perché oggi il pericolo più brutto è l’ideologia del gender, che annulla le differenze. Ho chiesto di fare studi a proposito di questa brutta ideologia del nostro tempo, che cancella le differenze e rende tutto uguale; cancellare la differenza è cancellare l’umanità. Uomo e donna, invece, stanno in una feconda “tensione”».
Ad una lettura attenta del discorso preparato e letto da mons. Filippo Ciampanelli, uno dei scuoi collaboratori, esso non conteneva nessun accenno alla “teoria del gender” che agita la Chiesa cattolica da decenni, da quando negli anni Novanta del secolo scorso, Dale O’ Leary, dottoressa statunitense, membro dell’Opus Dei, cominciò ad avversare gli studi di genere, ipotizzando un complotto – a dire il vero non si capisce da parte di chi – volto a distruggere la famiglia tradizionale a favore del mondo LGBT.
Fino al qualche decennio fa gli esseri umani venivano divisi solo sulla base della differenza sessuale, identificando sesso e genere che costituivano un tutt’uno. In una società sostanzialmente cristiana, il riferimento non poteva che essere quello biblico del libro di Genesi (1, 27) “E Dio creò l’uomo a sua immagine; lo creò a immagine di Dio; li creò maschio e femmina”. Per la teologia cristiana, dunque, il maschile e il femminile sono solo da fondare sulla dimensione biologica.
Diversa è l’opinione degli studi di genere che invece propongono una suddivisione tra sesso (caratteri fisici e anatomici) e genere (ruolo sociale, identità personale, orientamento sessuale). Secondo i teorici degli studi di genere, sessuologi, sociologi, antropologi, il maschio e la femmina non solo solo un prodotto della biologia, ma il risultato di un processo durante il quale ogni essere umano tematizza chi è. L’essere o fare il maschio o la femmina cambia a seconda del contesto e, pur avendo come base il dato biologico – i caratteri sessuali per intenderci – c’è un ulteriore componente che è quella culturale che fa approvare o disapprovare determinati comportamenti. Fino a qualche decennio fa, anche in Italia, cucinare, stirare, rassettare la casa erano “cose da femmina”, bandite dall’uomo che considerava se stesso maschio doc così come fare il militare, il camionista, il muratore, il meccanico erano condizioni esclusivamente maschili, culturalmente precluse ad ogni donna che si rispettasse.
Il Dio degli Ebrei, che è lo stesso dei cristiani, nella Bibbia ha vari nomi: Yhwh, El, Elohim, Adonai, tutti di genere maschile ma viene indentificato anche con “Ruah” che significa soffio, alito, spirito. Sempre nel libro di Genesi (1, 2), nel racconto della creazione, l’autore sacro afferma che «lo Spirito di Dio aleggiava sulla superficie delle acque». E in ebraico, la lingua dell’antico testamento, “Ruah” è di genere femminile. Sebbene nel Figlio Gesù Cristo Dio assuma una natura maschile, nella sua totalità Dio è maschio e femmina insieme: maschio nel Padre, maschio nel Figlio, femmina nello Spirito Santo.
È in qualche modo il “prototipo” di ogni uomo, nel quale convivono il maschile e il femminile, ampiamente mescolati, senza possibilità di una distinzione netta. E questa impossibilità di dividere il maschile e il femminile è consapevolezza sempre più diffusa tra sociologi e psicologi, che non inficia minimamente il pensiero cristiano sull’uomo. Lungi dal considerare gli studi di genere un pericolo e la “teoria del gender” il più pernicioso dei mali – che in quanto teoria forse è inesistente – la Chiesa cambierà la sua visione sulla sessualità? Tutti lo speriamo perché il mondo l’ha già cambiata.
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