
Nella città mariana per eccellenza, un nuovo santo scrive la sua storia nel solco della devozione popolare. Bartolo Longo, l’uomo che trasformò una landa desolata in un faro di spiritualità mondiale, è stato ufficialmente elevato agli onori degli altari. La sua canonizzazione non è solo un evento ecclesiastico, ma il coronamento di un legame viscerale con Pompei e con migliaia di fedeli.
Nato da una famiglia agiata a Brindisi, nella sua giovinezza si era allontanato dalla fede, avvicinandosi addirittura a pratiche spiritiche durante i suoi studi universitari. Fu il consiglio di un sacerdote amico, Padre Alberto Radente, a riportarlo sulla via del cattolicesimo, affidandogli una missione apparentemente impossibile: propagare il Rosario in una terra spiritualmente arida.
Quando Bartolo giunse nella Valle di Pompei, su incarico della contessa Marianna Farnararo De Fusco, ciò che vide non era la città che conosciamo oggi. Era un territorio abbandonato, dove i pochi contadini vivevano in condizioni misere, lontanissimi dalla pratica religiosa. L’idea di costruire una chiesa in quel luogo sembrava folle. Eppure, partendo da un quadro della Madonna del Rosario, ottenuto quasi per caso, diede il via a un’impresa titanica.
Con una fede incrollabile e un’instancabile opera di raccolta fondi, piccola e grande, quel sogno divenne realtà. Dai pochi spiccioli dei contadini alle donazioni dei benefattori, mattone dopo mattone, sorse il Santuario, cuore pulsante di una nuova comunità. Ma Bartolo Longo non si fermò lì. Accanto alla chiesa, costruì opere di carità concrete: orfanotrofi per i figli dei carcerati e scuole per i bambini dei contadini, comprendendo che la fede doveva camminare mano nella mano con la giustizia sociale.
La sua santità non è fatta di apparizioni misticheose, ma di un’ostinata, quotidiana, opera di costruzione. Costruzione di un tempio, di una comunità, di una rete di assistenza. È la santità del “fare”, resa possibile da una fiducia totale nella potenza della preghiera del Rosario, che lui definiva “un’arma di salvezza”.
La proclamazione a santo sigilla il suo ruolo di “Apostolo del Rosario” e lo conferma come il Padre e Protettore di Pompei. Per la città che gli deve tutto, questa canonizzazione è la festa di un figlio illustre, l’uomo che, partendo da un cuore redento e da un’obbedienza coraggiosa, ha donato al mondo non solo un Santuario, ma un esempio imperituro di come la fede possa ridare vita anche dove sembra regnare solo la desolazione.
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