
Oggi parcheggiare la propria auto a Caserta è diventato un problema. Di parcheggi in città ce ne sarebbero pure, ma ad oggi risultano chiusi. Perché? Le strutture di piazza IV Novembre e dell’ex Caserma Pollio ad esempio, nate per alleggerire il traffico e offrire servizi ai cittadini, sono al centro di inchieste e relazioni prefettizie che raccontano un sistema di affidamenti opaco e una gestione – negli anni – non lungimirante del Comune dei propri spazi pubblici. Le carte del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere parlano di anomalie nelle concessioni e di società riconducibili a nuclei familiari ritenuti vicini ad ambienti della criminalità organizzata, vicende che hanno contribuito allo scioglimento del Comune per infiltrazioni mafiose.

Partiamo dal parcheggio IV Novembre, quello interrato sotto il Monumento ai Caduti. Visitandolo, abbiamo notato che si può ancora accedere facilmente e sembrerebbe “vissuto” probabilmente da persone in difficoltà. Tralasciando il contesto – la zona dell’intero Monumento è abbandonata ad incuria e degrado – le carte del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere descrivono una vicenda che intreccia affidamenti pubblici, anomalie amministrative e rapporti familiari ritenuti vicini agli ambienti camorristici. La relazione prefettizia allegata al decreto di scioglimento del Comune di Caserta parla apertamente di una gestione “in regime di oligopolio” dei parcheggi strategici cittadini da parte di società riconducibili a una famiglia imparentata con esponenti di un clan di camorra. Per il parcheggio di piazza IV Novembre, la concessione venne affidata nel febbraio 2022 alla Archè Lab 3.0 Service srl.
Il punto centrale evidenziato dai giudici riguarda però i numeri: capitale sociale di appena 2.900 euro e assenza di fatturato dal 2019 al 2023 perché la società risultava inattiva. Nonostante ciò, la società riesce ad aggiudicarsi una gara con un piano economico-finanziario da oltre 1,5 milioni di euro. L’ANAC, con nota del 16 ottobre 2023, ha segnalato la “non conformità della procedura” per il mancato inserimento nel piano triennale degli acquisti e servizi previsto dal codice degli appalti. Secondo il Tribunale, il problema non è soltanto penale ma amministrativo: anche la presenza nella white list antimafia non esclude il rischio di infiltrazioni o interferenze criminali, soprattutto quando emergono legami familiari e continuità gestionale. È questo il quadro che, secondo i giudici, avrebbe contribuito al degrado amministrativo culminato nello scioglimento del Comune di Caserta nell’aprile 2025.
Nel maggio 2023 la gestione viene aggiudicata alla Adeka Parking srl, altra società ricondotta dalla relazione prefettizia alla famiglia imparentata con esponenti del clan camorrista di cui sopra. Le carte raccontano che Adeka Parking avrebbe iniziato a gestire il parcheggio senza però eseguire gli interventi previsti dal project financing. Da qui la decisione del Comune di annullare la gara con determina dell’11 ottobre 2024. Anche la situazione economica della società viene indicata come elemento anomalo: esercizi chiusi in perdita e una giovane amministratrice, poco più che ventenne, con redditi definiti “modesti” nell’anno precedente alla gara.
La relazione prefettizia evidenzia inoltre una continuità storica nella gestione dell’area: prima la cooperativa Caserta Nuova, poi Sea Service e infine Adeka Parking, tutte società considerate riconducibili allo stesso nucleo familiare. È questo passaggio che porta il Tribunale a parlare di “oligopolio” consolidato nel tempo sui parcheggi pubblici più redditizi della città. Ad oggi, possiamo dire che la Commissione Straordinaria del Comune di Caserta ha approvato un atto di indirizzo che la destina a parcheggio veicolare a pagamento, gestito direttamente dall’Ente con un sistema automatizzato e videosorvegliato.
Continua sul prossimo numero di Informare…
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