
Dal 2018 nulla è cambiato all’interno del Parco Faber di Castel Volturno. I pochi interventi insistenti sono zero se comparati con le numerose associazioni coinvolte, i tanti progetti (rimasti solo su carta) e i finanziamenti economici intercettati.
I beni confiscati continuano ad essere una palla al piede per le amministrazioni che hanno una vasta disponibilità di immobili, come Castel Volturno, comune che ne conta anche più di Casal di Principe. La gestione dei beni non dipende solo dall’amministrazione, ma anche dall’efficienza degli Ets (enti del terzo settore) coinvolti.
Il Parco Faber è una schiera di villette che circondano uno dei tanti laghetti artificiali di Castel Volturno. Parliamo di uno spazio interessante, sia poiché posto all’ingresso della Domiziana all’altezza di Pinetamare, sia per una conformazione urbana accattivante capace di stimolare la fantasia delle associazioni.
Il comune di Castel Volturno, notando lo stallo in cui versano i progetti, ha deciso di scrivere alle associazioni concessionarie delle ville, ma nessuna risposta è pervenuta all’ente pubblico. Così il comune si è attivato revocando le concessioni a: Terra Felix Soc. Coop, Rain Arcigay Caserta Onlus e Pellicano.
A seguito delle comunicazioni di revoca nessuna delle associazioni ha dato alcun tipo di riscontro, né presentato osservazioni/controdeduzioni.
Già nel 2021 attenzionammo la situazione di empasse legata all’Arcigay, in un’intervista l’allora presidente Bernardo Diana che spiegava come: “Durante la pandemia abbiamo avuto dei problemi idraulici che causarono l’allagamento del piano inferiore dell’immobile. Prima del danno idraulico potevamo ancora far fronte ai lavori di ristrutturazione ma, ad oggi, sono necessari circa 200-300mila euro, una cifra insostenibile dall’ArciGay, che vanta un patrimonio di soli 10mila euro“.
Insomma: gli ostacoli sono numerosi, soprattutto quando non si è strutturati per affrontare la valorizzazione di un immobile impegnativo.
E ora il Parco Faber? Un’altra occasione è possibile. Vi sono progetti per una cucina multietnica e uno studio di registrazione musicale, che stanno andando avanti spediti. Non resta che sperare in un pieno compimento dei progetti, in modo tale da far rinascere sul serio il Parco Faber e non solo su carta.
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