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Pasolini e l'eredità lasciata agli intellettuali della società di massa

Alessandra Criscuolo
Alessandra CriscuoloRedazione Informare
7 novembre 20214 min di lettura

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Pasolini e l'eredità lasciata agli intellettuali della società di massa

Lo scorso 2 novembre è caduto il 46esimo anniversario dell’assassinio di Pier Paolo Pasolini, intellettuale versatile e dinamico che donò il suo contributo artistico in molteplici contesti culturali.

La sua morte sopraggiunse il 2 novembre del 1975, quando morì travolto dalla sua stessa auto in un incidente per il quale venne accusato il diciassettenne Pino Pelosi. A ritrovare il corpo, fu il suo stimatissimo amico e collega Ninetto Davoli, con cui Pasolini aveva frequentemente collaborato.

Il tragico evento scosse l’opinione pubblica italiana del tempo, tant’è che non furono pochi gli intellettuali che espressero il loro rammarico dinnanzi alla tragedia ai funerali del poeta; non mancarono neanche teorie complottiste in merito all’assassinio: ricordiamo l’intervento più noto di Oriana Fallaci, che pubblicò un articolo due settimane dopo l’avvenimento su L’Europeo dove ipotizzava una premeditazione dell’omicidio con un coinvolgimento di altre persone oltre Pelosi.

Sempre la stessa Fallaci rilascia poi un’importante testimonianza e tributo a Pasolini in una lettera del 16 novembre 1975, che ci aiuta a comprendere meglio l’enigmatica figura del poeta e soprattutto l’eredità di esperienze che questi le aveva lasciato: “Diventammo subito amici, noi amici impossibili. Cioè io donna normale e tu uomo anormale, almeno secondo i canoni ipocriti della cosiddetta civiltà, io innamorata della vita e tu innamorato della morte. Io così dura e tu così dolce.”

Anche Alberto Moravia, autorevole intellettuale del tempo con cui Pasolini condivise anche esperienze documentaristiche e cinematografiche (rilevante è il contributo in Comizi d’amore, documentario del ’64), contribuì alla ricostruzione del percorso artistico del poeta attraverso interviste e dichiarazioni rilasciate al momento della sua morte.

Al funerale, che si tenne due giorni dopo l’assassinio, Moravia terrà un’orazione funebre in memoria dell’amico perduto senza precedenti, ricordandolo come “il maggiore poeta italiano di questa seconda metà del secolo”, sostenendo inoltre che “qualsiasi società sarebbe stata fiera di avere Pasolini tra le sue file”.

L’eredità culturale del poeta è dunque incommensurabile, soprattutto in relazione alle analisi che egli fornisce alla società in merito al ruolo che gli intellettuali sono chiamati a prendere nella cultura di massa.

Gli intellettuali in questo tema si dividono prettamente in due schiere: coloro che sostengono che la cultura di massa renda gli individui passivi e dunque perfette vittime del consumismo (anche artistico), e coloro che invece rivolgono la loro attenzione al carattere universale e cosmopolita di quest’ultima. Si formano dunque gli intellettuali apocalittici e quelli integrati, definiti tali proprio in base alla relazione che questi hanno con la massa.

Pasolini offre interessanti spunti di riflessione approfondendo l’analisi del caso italiano: egli sostiene che a causa del benessere economico del secondo dopoguerra, tutti i tipici ideali della cultura rurale contadina della quale l’Italia era pregna, siano stati soppiantati da una mentalità edonistica, che persegue il puro consumo e piacere.

Sono svuotate di senso le tradizionali opposizioni ideologiche e questa visione è alimentata dall’invenzione artistica del secolo, poco dopo il cinema, ovvero la televisione, elemento secondo Pasolini di omologazione e qualunquismo. La televisione è il mezzo attraverso il quale l’ideologia del consumo si afferma mediante un processo di negativizzazione: mi affermo attraverso la negazione, dunque attraverso quello che non è concesso essere ed esistere al di fuori di me. 

In televisione è promosso un tipo umano che corrisponde al perfetto consumatore, ed arriva a tutti attraversando trasversalmente tutte le classi sociali, rendendosi artefice di un processo di distruzione di ogni autenticità e concretezza.

I suoi modelli sono imposti in modo tale che non siano concepibili altre ideologie oltre quella propria, dunque quella del consumo. Parliamo di un edonismo neo-laico che si estranea dalle scienze umane e trasforma la cultura in un fenomeno dimentico di ogni reminiscenze umanistiche.

Se oggi ricordiamo Pasolini, integriamo il suo pensiero anche all’attualità e alla quotidianità delle esperienze culturali massificate che viviamo tutt’ora.

di Valeria Marchese

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  • #intelletuale
  • #morte
  • #oriana fallaci
  • #Pier Paolo Pasolini
  • #società di massa
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