
Accolgono alcuni dei sopravvissuti, mentre danno le armi ai loro carnefici. La premier Giorgia Meloni ha avuto il coraggio di fotografarsi con alcuni dei bambini palestinesi accolti in Italia durante la sua visita all’ospedale Meyer di Firenze. Sorrisi e abbracci mentre portava al collo una kefiah, mentre all’uscita dall’ospedale teneva perfino una bandiera palestinese.
Ma la storia di ipocrisia parte ben prima delle foto. I bambini di Gaza arrivati in Italia negli ultimi mesi sono stati trasportati qui dalla nave Vulcano della Marina Militare, salpata da Civitavecchia ad inizio Novembre 2023 senza una meta precisa. Secondo i piani avrebbe prima ormeggiato a Cipro, per poi stabilire un porto sicuro nel Medio Oriente, nelle ipotesi del ministero della Difesa a Sud di Gaza. Non è andata così.
Il blocco israeliano delle acque al largo della Striscia ha fatto cambiare i piani del governo, che il 3 Dicembre, quasi un mese dopo l’inizio della missione, ha avuto l’autorizzazione dall’Egitto per attraccare al porto di Al-Arish.
“Il nostro vuole essere il primo passo di un’iniziativa nella quale non vogliamo essere gli unici, vogliamo solo essere i primi” spiegava il ministro Crosetto: e invece al porto di Al-Arish già c’era una nave francese, con un ospedale da campo, tra l’altro partita 12 giorni dopo l’italiana Vulcano. Disorganizzazione che ha rallentato il grande lavoro dei medici e un enorme spreco di fondi che potevano essere utili al sostegno effettivo dei rifugiati.
“Da quando sono iniziate le ostilità abbiamo sospeso gli invii di armi di qualsiasi tipo” spiegava a Gennaio il ministro degli Esteri Tajani. Non l’hanno fatto. Da Ottobre hanno sospeso, invece, i finanziamenti all’UNRWA – l’agenzia internazionale per il sostegno dei rifugiati palestinesi, che offre aiuto a 1.9 milioni di profughi che equivalgono all’85% della popolazione della striscia di Gaza.
“Israele è un partner importante, una nazione amica” diceva Giorgia Meloni a Marzo dell’anno scorso, mentre accoglieva calorosamente il presidente israeliano Netanyahu. Una nazione amica dell’Italia che negli ultimi mesi ha ucciso oltre 31 mila persone. 13mila di queste erano bambini. E tanti altri stanno morendo di fame e malattie. Mentre l’Italia riconosce questa nazione, non riconosce invece lo stato di Palestina e vota contro la mozione per cessare il fuoco alle Nazioni Unite.
Il piano per ripulire la propria immagine davanti al genocidio è già in corso. Ma nulla basterà a lavarsene le mani.
Di Ciro Giso
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