
Il fenomeno dei Deepfake fa paura a 3 imprese su 4, secondo la ricerca effettuata da Ipsos e Studio Previti. Capiamo in cosa consiste e quali sono i risultati dello studio.
Il termine nasce dall’unione di deep learning (ossia l’insieme di tecniche che permettono all’Intelligenza artificiale di imparare a riconoscere le forme) e di fake (falso). Si parla di un’Intelligenza Artificiale in grado di generare contenuti audiovisivi partendo da foto, video e audio reali. Ciò che viene creato risulta particolarmente realistico e, dunque, difficile da riconoscere come contenuto finto.
I Deepfake possono costituire un pericolo per le vittime, poiché potrebbero essere attribuite loro frasi compromettenti da loro mai proferite, oppure potrebbero essere mostrati in contesti particolari al fine di danneggiare le loro reputazioni. È capitato, spesso, che delle celebrità fossero vittime di Deepnudes, ossia immagini sessualmente esplicite, o ancora Deepfake porn, ovvero la generazione di finti video porno.
Innanzitutto, i risultati ci dicono che il 71% della popolazione italiana è a conoscenza della capacità dell’AI di poter generare contenuti audiovisivi realistici (rispetto a una media globale del 74%). Entrando nello specifico del Deepfake, però, il 38% degli Italiani non conosce questo fenomeno, mentre il 21% ne ha sentito parlare ma non ne ha una percezione definita. Nel mondo delle imprese, la consapevolezza è diversa: solo il 10% non ne ha sentito parlare e il 26% ne ha una vaga idea.
Tra consumatori e aziende, il 70% è preoccupato di subire il fenomeno del Deepfake. L’indagine evidenzia inoltre come siano soprattutto le persone anziane, quelle con un basso grado di istruzione, poco informate e i giovani i target a essere maggiormente a rischio. 3 aziende su 4 affermano che le fake news e la disinformazione (a cui il fenomeno trattato contribuisce con forza) sono un pericolo concreto ai loro business.
Come combatterlo dunque? Tra le risposte più gettonate tra imprese e consumatori ci sono l’impiego di Software appositi, responsabilizzazione maggiore dei social media e dei media tradizionali, più chiarezza legale e pene più severe per i colpevoli. Inoltre, le imprese si stanno attrezzando con collaborazioni esterne e tecnologie per ridurre il rischio.
Nelle parole di Andrea Alemanno, Head of Ipsos Public Affairs & Corporate Reputation, è racchiuso il motivo del perché queste truffe siano particolarmente subdole: “grazie all’intelligenza artificiale, si sfruttano contro di noi proprio gli elementi che utilizziamo per avere rassicurazioni: le immagini di persone e imprese di cui ci fidiamo, le voci familiari.”
È degli ultimi giorni, infatti, la diffusione di un Deepfake raffigurante la giornalista Valentina Bisti compiere un servizio al TG1 in cui annuncia l’uccisione del medico Matteo Bassetti, infettivologo divenuto noto ai tempi del Covid per le sue apparizioni televisione. La vittima ha denunciato l’accaduto e ha poi criticato le autorità per l’incapacità di evitare la diffusione del contenuto, pubblicato probabilmente, secondo il dottore, da ambienti no-vax.
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