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Paura a Torino: la testimonianza di due tifosi

Redazione Informare
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5 giugno 20175 min di lettura

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Allarme bomba durante la proiezione della finale di Champion’s League tra Juventus e Real Madrid a Torino: il racconto di due tifosi 

Un mucchio di scarpe raggruppate è l’immagine più rappresentativa di quanto accaduto a piazza San Carlo, a Torino, di fronte al maxi schermo che proiettava in diretta la finale di Champion’s che vedeva la Juventus inseguire il sogno del triplete. Il campo non ha voluto e il risultato finale é stato di 1-4 in favore dei madrileni. Ma non é di questo che dobbiamo parlare.

Le scarpe raggruppate in piazza sono conseguenza di un rumore, una botta, che non ha permesso a migliaia di tifosi di proseguire la visione della propria squadra del cuore.

Partiamo dall’inizio.

Il risultato é sul 3-1 a favore del Real, é il 15′ del secondo tempo, e i tifosi bianconeri sono raccolti nella speranza di un gol che possa riaprire la partita. In quella enorme piazza, lí a Torino, sono arrivati tifosi da tutto lo stivale per potersi raccogliere in un unico festeggiamento qualora l’esito del match fosse stato positivo. Ad un certo punto la loro attenzione viene distolta da un rumore, un forte boato che fa tornare alle menti le ultime notizie di cronaca internazionale, e da quel momento la partita diventa qualcosa che può passare in secondo piano: bisogna fuggire.

La paura fa diventare un “allarme bomba” la caduta di una transenna. La paura costa più di 1500 feriti, un bambino in coma farmacologico e tante storie di persone travolte e perse nella folla, alcune delle quali, per fuggire, hanno lasciato ogni cosa incustodita: anche le proprie scarpe.

Giovanni e Claudio, entrambi napoletani, entrambi juventini, hanno deciso di raccontarci la propria esperienza, facendoci percepire la difficoltà emotiva del momento e le pecche che hanno trasformato una serata di sport in una serata di ferite e paura.

“Eravamo li in piazza” ha iniziato Giovanni, ” c’era un marea di persone tra ragazzi, ragazze, adulti, anziani e bambini. Ovviamente lo spazio per potersi muovere era ridotto, ogni singolo spazio era occupato. Già dall’arrivo in piazza la situazione sembrava tesa: c’erano controlli da parte delle forze dell’ordine prima di accedere alla piazza”.

Scoppia l’allarme e la situazione cambia:” in quel momento ho pensato solo a mettermi in salvo, sono caduto durante la fuga e sono rimasto bloccato sotto una transenna. Non so come mi sono liberato dalla morsa, che poteva essere fatale, e mi sono rifuggiato. Pensavo solo a mettermi in salvo. Vedevo sotto di me gente che urlava e feriti gravi per le cadute e il calpestamento. Mi sono adoperato per aiutare una signora che non trovava i figli, mentre cercavo i miei amici. Ce la siamo cavata con qualche graffio e contusioni ma con tanta paura. Le transenne hanno rallentato la fuga e causato la maggior parte delle cadute. Se chiudo gli occhi vedo ancora le immagini di quello che è successo: ieri credevo davvero di morire”.

Parallelamente, in piazza c’era Claudio. Questa la sua testimonianza: ” Qualcuno stupidamente ha gridato ad un allarme bomba. Ho sentito un rumore simile ad uno stormo di uccelli: era una folla che si dirigeva verso di me. In un primo momento ho provato a scappare, poi insieme a mio cugino ed un mio amico, ho provato a calmare il panico generale. Scappando sono caduto, tagliandomi la parte laterale della mano con una bottigoia di birra rotta. Per risanarla ci sono voluti 10 punti di sutura”.

Riguardo al dispiegamento delle forze dell’ordine, Claudio ci ha spiegato:” Erano presenti sul perimetro della piazza e questo non ha favorito lo svolgimento della situazione. I tifosi, prima di entrare nella piazza, hanno dovuto subure tantissimi controlli proprio per non far entrare oggetti pericolosi come bottiglie di vetro e petardi. Ad un certo punto, invece, in piazza sono comparsi venditori abusivi che, tra le varie cose, vendevano bibite in vetro. Queste si sono rotte e hanno provocato la maggior parte dei feriti, oltre ad averci obbligato a vedere la partita in un mare di vetro. C’é bisogno di piu controllo in queste situazioni, perchè in quel caso ci sarebbe stato bisogno di più presenza, in più punti della piazza.  Le ambulanze si sono occupate dei feriti cercando, immediatamente, di aiutare coloro che in un primo momento avevano più bisogno di soccorso. Gli ospedali sono stati molto efficienti. Nonostante il disagio dovuto alla folla abnorme c’è stata una buona risposta da parte della sanità”.

Entrambi, infine, hanno parlato della paura vista negli occhi delle persone quando qualcuno ha “scherzato” sull’allarme della bomba.

“So che la situazione in cui viviamo in tutto il mondo è grave e questo è un esempio di quello che provoca e infonde il terrorismo nella mente delle persone” ha affermato Giovanni. “Questo scherzo ha provocato più di mille feriti, persone in gravi condizioni. Il mondo è malato, il calcio è malato. Se possiamo, nel nostro piccolo, cerchiamo di renderlo un posto migliore”.

Claudio, dal suo canto, pensa che “ qualsiasi gesto di allarmismo diventa una tragedia perché la gente è condizionata dalla televisione dei media. Non c’è stato alcun attentato e cio che è accaduto non è stato causato dalla partita. Il panico pervade le persone. Non é una questione di sport ma di organizzazione: in eventi del genere ci devono essere più controlli e  misure più restrittive”.

Eventi del genere, al di là del tifo, fanno male allo sport ed alle persone. Ancora più male fanno le parole di chi non dimostra solidarietà di fronte a quanto successo.

Eventi così fanno male.

di Savio De Marco

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