
Sul tavolo del governo, in vista della prossima Manovra, prevista per il 20 ottobre, diverse sono le ipotesi che cercano di rimettere il sistema pensionistico italiano. Il governo, infatti, starebbe lavorando a un intervento sulle pensioni minime per tentare di portarle oltre i 621 euro. Oltre a confermare l’intervento del 2023-24 che le ha fatte arrivare quest’anno a 614,77 euro, secondo quanto si apprende, si potrebbe andare oltre dando in aggiunta alla rivalutazione rispetto all’inflazione che dovrebbe essere dell’1%
C’è quindi un ritocco dei trattamenti minimi, chiesto a gran voce da Forza Italia ma palazzo Chigi sembra orientato a concedere, seppure in forma soft. L’obiettivo sarebbe quello di far salire nel 2025 le pensioni basse ad almeno 630 euro facendo leva su un nuovo mini-bonus. Ma il Mef, palesemente in disaccordo, non sembra ancora in condizione di dare l’ok.
Bisogna ricordare che, nel 2023 e nel 2024 , con l’introduzione degli scaglioni differenziati a secondo dell’importo del trattamento pensionistico italiano, c’è stata, invece, una perdita irrimediabile del recupero inflazionistico per le pensioni medio basse e più elevate. Oggi quindi si va dallo stop al pensionamento d’ufficio per gli over 65 negli uffici pubblici a una rimodulazione del Bonus Maroni e infine alla proroga di Quota 103, Opzione Donna e Ape sociale.
Il Governo starebbe quindi lavorando a una rimodulazione del Bonus Maroni, incentivo economico che dovrebbe convincere i pensionandi a non abbandonare il lavoro pur avendo già maturato i requisiti per lasciarlo. Oggi chi ha maturato i requisiti per accedere a Quota 103, cioè 62enni con 41 anni di contributi, possono chiedere di avere in busta paga la propria quota di contributi ma nel 2024 pochi sono state le persone che hanno preso questa decisione.
Inoltre, dovrebbe essere riconfermata l’anticipo pensionistico per determinate categorie di lavoratori. l’Ape sociale è infatti rivolta ai disoccupati, ai caregiver e chi ha un’invalidità civile di almeno 74%. La regola generale è quella di avere almeno 30 anni di contributi rispettando il requisito anagrafico: 63 anni e 5 mesi di età (prima si fermava solo a 63 anni). Sarebbe riconfermata anche l’Opzione donna, cioè la possibilità di andare in pensione anticipatamente per alcune categorie di donne.
Si studia anche l’adozione di un nuovo semestre silenzio assenso per il conferimento del Tfr alla previdenza integrativa. Il governo sembra aver già scelto proponendo di appaltare tutto ai fondi previdenziali complementari. Questo significherà che qualora, i nuovi assunti e i lavoratori non avessero già conferito il Tfr maturando ai fondi e non volessero farlo dovranno dirlo esplicitamente. In mancanza di dichiarazione il Tfr dovrebbe andare al fondo di previdenza della categoria.
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