
La musica techno dei club di Berlino è diventata patrimonio culturale immateriale dell’UNESCO. Il 13 marzo l’organizzazione ha annunciato sei nuovi ingressi nella lista in Germania della categoria. Includono le forme di espressione culturale direttamente collegate alla creatività umana e alle tradizioni, trasmesse di generazione in generazione e in continua evoluzione. Ora tra pratiche, rituali, conoscenze, abilità e arti dello spettacolo come musica, danza e teatro compare anche la scena techno che anima i locali di Berlino.
«Un’altra pietra miliare per i produttori techno di Berlino, per gli artisti, per i gestori di club e per gli organizzatori di eventi». Ha così dichiarato a Deutsche Welle, Lutz Leichsenring, membro del comitato esecutivo della “Clubcommission” di Berlino, una rete di club e di promotori culturali che supporta la conservazione e lo sviluppo della cultura dei locali della capitale. «La decisione ci aiuterà a garantire che la cultura dei club sia riconosciuta come un settore prezioso degno di protezione e di sostegno».
La club commision di Berlino è un centro di competenza interdisciplinare. Nel 2019 i seguenti obiettivi sono in primo piano per la cultura del club: rendere visibile l’importanza della diversità nella cultura dei locali e sensibilizzare la tensione tra inclusione ed esclusione nella cultura del club con particolare attenzione alla prevenzione della discriminazione strutturale.
La club commision ha avviato nel 2017 un primo studio quantitativo sul concetto di club culture. Tre quarti dei club si considerano spazi sicuri per i gruppi emarginati nella società. Un gran numero di rapporti e studi è stato dedicato all’identificazione e alla classificazione di varie culture specifiche di club.
“I club sono cultura” era lo slogan della campagna che è stata portata al parlamento tedesco per far dichiarare i club della Germania vere istituzioni culturali. Dopo una lotta di un anno, il 5 maggio il Bundestag ha votato, quasi all’unanime, a favore di questa legge. Decretando i club come luoghi di cultura e non più di intrattenimento, dove figuravano insieme a bordelli, casinò e sale da gioco.
I locali sarebbero delle attrazioni turistiche fondamentali. In grado di portare nella capitale circa 3 milioni di turisti ogni anno. Contribuendo all’economia della città fatturando oltre 168 milioni di euro. Pamela Schloßer, uno dei volti della commissione berlinese dei club, fa sapere che un simile cambiamento di status «aiuterà a mantenere le città e i quartieri vivi e vivaci, e a proteggere i luoghi culturali dal dislocamento».
I club musicali sono istituzioni culturali che plasmano l’identità dei distretti della città come parti integrali della vita culturale e economica della città. Per ricostruire una breve storia della Techno berlinese dobbiamo tornare agli anni in cui di Berlino ce n’erano due. La storia di quello che prima di tutto fu ed è in parte oggi un “movimento di movimenti” è infatti intimamente intrecciata con gli ultimi anni della Repubblica Democratica Tedesca, il Muro e la sua caduta.
Se siamo infatti abituati a sentir parlare del “Blocco orientale” come fosse un blocco di paesi monolitico, questa storia ci mostra esattamente il contrario. Negli anni 80 il Governo, dopo l’elezione di Gorbaciov e l’inizio quindi della distensione, inizia ad allentare la presa repressiva. Nel 1985 il SED sarà il primo e l’unico partito comunista dell’Europa Orientale a riconoscere l’omosessualità come «variante del comportamento sessuale umano con uguali diritti». Nel 1986 saranno tollerati i primi gay bar a Berlino Est e nel 1989 verrà rilasciato il primo film a tematica omosessuale finanziato dallo Stato.
In questo scenario di apertura, troviamo l’humus per la nascita di nuovi movimenti culturali. La nostra storia inizia intorno al 1987. Nei cosiddetti “Alex-Treffen” (incontri ad Alexanderplatz) dove i giovani Ossie, perlopiù Skinhead e Punk, si incontravano presso la piazza centrale per ascoltare queste nuove sonorità, all’inizio perlopiù House.
Se la techno era la musica degli ousider e la comunità LGBT rappresentava l’ousider per eccellenza, è facile comprendere come tale comunità, con le sue pratiche e background sia centrale nello sviluppo di questo movimento culturale. In questi anni assistiamo ad una spaccatura fra la cultura ufficiale e la cultura popolare. Che si riproduceva nelle feste illegali e nelle strade di Berlino Est. Portando da un lato ad una sorta di coalizione fra diverse subculture.
Queste feste avranno un ruolo nel connettere le due anime della città e creare una Berliner Jugendskultur sulle rovine del Muro. La parola d’ordine era Teilhabe (partecipazione). La cultura techno non era la funzione di una reazione in nome dell’individualismo ma una nuova maniera di esprimere quei valori collettivisti propri della cultura operaia.
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