
Giovedì 3 ottobre l’Associazione Italiana Oncologia Medica (AIOM) ha pubblicato un articolo sul proprio sito, il quale annuncia la nuova campagna a sostegno del Sistema Sanità Nazionale e contro il consumo e l’uso di tabacco. Questa consiste nell’introduzione di una “tassa di scopo”, cioè di un sovrapprezzamento delle sigarette, che servirà per autofinanziare i costi del tabagismo, di costi pari a oltre i 26 miliardi di euro.
Dunque, il 3 ottobre AIOM e Panorama della Sanità hanno lanciato la campagna #SOStenereSSN: questa consiste nel sovrapprezzamento di prodotti che contengono tabacco, aumentando il costo di 5 euro circa, per sostenere e finanziare il SSN, proprio come dichiara il presidente AIOM Francesco Perrone: «Chiediamo alle Istituzioni di approvare una tassa di scopo. L’obiettivo è ridurre l’uso di tabacco e disporre di ulteriori risorse, fino a 13,8 miliardi».
Secondo l’AIOM, infatti, il 90% dei tumori ai polmoni sono causati dal fumo delle sigarette: una spesa che equivale a 26 miliardi di euro, la quale, sempre secondo AIOM, dovrebbe essere finanziata dagli stessi fumatori. Questi costi si traducono in un significativo impatto sulla sostenibilità di tutto il Servizio Sanitario Nazionale e una crescente difficoltà nel sostenere in un numero sempre maggiori i casi di tumore.
Ma è lecito chiedersi: aumentare il prezzo delle sigarette rappresenta la strada giusta verso la diminuzione dell’uso del tabacco? Secondo il presidente Perrone l’aumento di prezzo riuscirà sia a dissuadere i fumatori a comperare il prodotto, sia, qualora questi non saranno dissuasi, a finanziare il Servizio Sanitario tramite un introito di circa 13 miliardi di euro.
Il 30 maggio 2024 l’Istituto Superiore di Sanità ha pubblicato un comunicato stampa rilasciando i dati circa l’utilizzo di tabacco e non solo degli italiani.
Secondo tali dati, se è vero che il 59% degli italiani tra i 18 e i 69 anni non fumano, è altresì vero che un italiano su quattro, cioè il 24% dei cittadini, è un fumatore. Nel 2008 questa percentuale si attestava al 30%: una decrescita sì, ma troppo lenta, come afferma il presidente Rocco Bellantone. «Questo processo – secondo il presidente Bellantone – va accelerato puntando – non sul sovraprezzamento, ma – sulla prevenzione, che deve partire dalle scuole. Ovvero uno dei luoghi principali in cui costruire una socialità tra i bambini e ragazzi che punti a promuovere stili di vita sani, come l’abitudine a non fumare».
Inoltre, va specificato che nei giovani, dell’anno scolastico 23/24 (circa 6.000 studenti), questa percentuale aumenta e si attesta al 30,2%. Tra questi, infatti, negli ultimi 30 giorni dall’indagine si è fatto uso sigarette tradizionali, elettroniche e tabacco riscaldato. Infine, tra le ragazze, così come fra le donne, il consumo è leggermente elevato rispetto ai ragazzi e agli uomini.
Dunque, resta da chiedersi quale sia la strada giusta per la prevenzione: sovrapprezzamento dei prodotti o educazione nelle scuole?
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