
Al Presidente della Regione Liguria, Giovanni Toti, si contesta di avere accettato da Aldo Spinelli e Roberto Spinelli le promesse di vari finanziamenti e ricevuto complessivamente 74.100 euro a fronte di più impegni. L’accusa è quindi di corruzione. La Guardia di finanza, secondo quanto si apprende, ha effettuato anche una serie di perquisizioni e acquisizioni nell’appartamento genovese di Giovanni Toti, in piazza Piccapietra, alla presenza dello stesso governatore.
Il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, in un’intervista al Messaggero ha definito le dimissioni del presidente della Liguria “un sconfitta della democrazia, fondata sulla separazione dei poteri”. “L’espressione giustizia a orologeria non mi è mai piaciuta e non la condivido – ha spiegato Nordio -. Insisto invece nell’affermare che chi è legittimato da un voto popolare non ha solo il diritto, ma il dovere di restare in carica anche se sottoposto a un’indagine, che come tante altre può pure rivelarsi infondata”.
“Non bisogna devolvere alla magistratura il potere di condizionare la politica cosa che purtroppo è accaduta con tangentopoli, e anche dopo. Naturalmente posso comprendere che lo stress cui è sottoposto un indagato possa condurlo a scelte diverse”. Nordio si è poi detto “perplesso quando una misura cautelare viene applicata dopo vari anni di indagine e soprattutto quando è ‘à petits paquets’, cioè con provvedimenti successivi a breve distanza l’uno dall’altro.
Le dimissioni del Governatore sono un evento significativo, ma non necessariamente negativo. Toti, infatti, potrebbe aver riconosciuto che per il bene della Regione sarebbe stato meglio lasciare spazio ad un altro soggetto politico, che potrebbe garantire più coesione e trasparenza. In questo senso, le sue dimissioni possono essere interpretate come un atto di responsabilità politica verso il suo mandato e non un tradimento dello stesso.
Con una lettera depositata la mattina del 26 di Luglio il Presidente della Regione Liguria Giovanni Toti ha formalizzato le sue dimissioni, dopo 80 giorni agli arresti domiciliari nell’ambito dell’inchiesta sulla corruzione in Liguria.
Toti, a due terzi del suo secondo mandato da governatore, era stato eletto presidente alla guida della Regione Liguria l’11 giugno 2015, confermato alle elezioni regionali del 2020. A consegnare la lettera di “dimissioni irrevocabili” all’ufficio protocollo della Regione Liguria è stato l’assessore Giacomo Giampedrone su delega dello stesso Toti.
“Dopo tre mesi dall’inizio dei miei arresti domiciliari e la conseguente sospensione dall’incarico che gli elettori mi hanno affidato per ben due volte, ho deciso sia giunto il momento di rassegnare le mie irrevocabili dimissioni da presidente della Giunta Regionale della Liguria“. Inizia così la lettera con cui Toti ha dato il suo addio all’ente che guidava da 9 anni. “Mi assumo tutta la responsabilità di richiamare alle urne, anticipatamente, nei prossimi tre mesi, gli elettori del nostro territorio, che dovranno decidere per il proprio futuro”, scrive.
Intanto, a 500 metri dal palazzo del Consiglio regionale c’è la procura dove sfilano gli ultimi testimoni dell’ inchiesta sulla corruzione che ha portato agli arresti domiciliari Toti, inchiesta che è ormai alle battute finali. Dovrebbe concludersi a breve l’analisi forense dei telefonini e dei dispositivi sequestrati quasi tre mesi fa poi la procura valuterà cosa fare per Toti, l’imprenditore Aldo Spinelli e l’ex presidente dell’Autorità portuale Paolo Emilio Signorini.
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