
Papa Francesco ha risposto alle domande dei giornalisti durante il viaggio in Belgio e Lussemburgo ed è tornato sul tema dell’aborto, definendo sicari i medici che lo praticano. È stato uno dei viaggi più difficili di Papa Francesco, che si è concluso qualche giorno fa. Il Pontefice si è recato nel cuore del Vecchio Continente ormai profondamente secolarizzato dove la pratica religiosa è ai minimi storici.
E dopo aver incontrato i cattolici e il mondo dell’università, si è recato sulla tomba del re del Belgio Baldovino che, per non firmare la legge che consentiva l’aborto, abdicò per 36 ore dal trono. E in aereo, nella consueta conferenza stampa, è tornato sul tema dell’aborto: «È un omicidio – ha detto Francesco – e i medici che lo praticano sono dei sicari».
Il 10 gennaio 2021 papa Francesco, in una lunga intervista a Fabio Marchese Ragona, vaticanista di Mediaset, aveva affrontato tanti argomenti: la pandemia, la difesa della vita e dei deboli, il valore dell’unità nella politica e nella Chiesa, e invitava tutti a vaccinarsi e a riscoprire il valore della fede come dono di Dio. Non era mancato un passaggio sulla posizione cattolica circa l’aborto.
Francesco rilevava che la crisi dovuta alla pandemia aveva acuito ancora di più la «cultura dello scarto» nei confronti dei più deboli, siano essi poveri, migranti o anziani. Si soffermava in special modo sul dramma dell’aborto che scarta i bambini non voluti. «Il problema dell’aborto – avvertiva– non è un problema religioso, è un problema umano, pre-religioso, è un problema di etica umana» e poi religioso. «L’aborto è un problema che anche un ateo deve risolvere nella sua coscienza». «È giusto – si chiedeva il Pontefice – cancellare una vita umana per risolvere un problema, qualsiasi problema? È giusto affittare un sicario per risolvere un problema?».
Nel viaggio di ritorno da Bruxelles a Roma, nella consueta conferenza stampa a bordo, il papa è ritornato sul tema dell’aborto. La giornalista Valérie Dupont, corrispondente della TV belga RTBF, afferma che l’opinione pubblica belga ha ravvisato nelle parole del pontefice sulla tomba di re Baldino e sulla sua beatificazione un’ingerenza nella vita politica della società civile. Ma poi domanda: «come possiamo far coincidere il diritto alla vita, la difesa della vita, e anche il diritto delle donne ad avere una vita senza sofferenze?».
E il papa non esita a rispondere: «Sono tutte vite. Il re è stato coraggioso perché, davanti a una legge di morte, lui non ha firmato e si è dimesso. Ci vuole coraggio! Ci vuole un politico “con pantaloni” per fare questo, ci vuole coraggio. Questa è una situazione speciale e lui con questo ha dato anche un messaggio. E lui lo ha fatto anche perché era un santo. Quell’uomo è santo e il processo di beatificazione andrà avanti, perché mi ha dato prova di questo».
«Le donne. Le donne hanno diritto alla vita: alla vita loro, alla vita dei figli. Non dimentichiamo di dire questo: un aborto è un omicidio. La scienza dice che già a un mese dal concepimento ci sono tutti gli organi. Si mata un essere umano, si uccide un essere umano. E i medici che si prestano a questo sono – permettimi la parola – sono sicari. Sono dei sicari. E su questo non si può discutere. Si uccide una vita umana. E le donne hanno il diritto di proteggere la vita. Un’altra cosa sono i metodi anticoncezionali, questo è un’altra cosa. Non bisogna confondere. Io parlo adesso soltanto dell’aborto. E su questo non si può discutere. Scusami, ma è la verità!»
La dottrina stringete della Chiesa Cattolica sulla pratica dell’aborto trova il suo “corrispettivo” anche nelle altre religioni, non solo quelle cristiane, anche se con tratti più moderati. Se la Chiesa di Roma proibisce l’interruzione di gravidanza “senza se e senza ma” anche nel caso di stupro o violenza punendo con la scomunica chi lo pratica o coopera – medici ed infermieri, per intenderci – anche le altre chiese cristiane hanno una disciplina molto rigida. No assoluto all’aborto per gli ortodossi mentre i protestanti hanno un atteggiamento più permissivo in alcuni casi: quando la gravidanza è il frutto di una violenza o un incesto, quando vi è pericolo di morte per la madre o la possibilità che un feto malformato non sopravviva è consentito interrompere la gravidanza.
Anche le fedi non cristiane dicono no all’aborto. I buddisti ritengono sacro il feto e l’interruzione di gravidanza significherebbe una violenza contro un essere umano. Lo stesso sostengono i mussulmani che, benché affermano che il feto riceva l’anima dopo 120 giorni dal concepimento, lo ritengono comunque degno di rispetto e dunque inviolabile. Anche l’Induismo proibisce l’aborto ma ha un atteggiamento tollerante verso chi lo pratica.
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