
Il Ministro dell’Interno francese, Gérald Darmanin, sabato 1 luglio ha dichiarato che sono stati schierati oltre 45mila membri delle forze armate, tra polizia francese e gendarmeria, per contenere la violenza delle proteste scoppiate in tutta la Francia in seguito alla morte del diciassettenne Nahel causata da un colpo di pistola di un ufficiale di polizia che lo aveva fermato assieme ad alcuni amici mentre era alla guida di un suv.
Nel 2022 gli incidenti documentati legati a spari della polizia verso auto in movimento sono stati 138, 13 sono stati i morti durante i controlli della polizia.
Per Fabien Jobard, sociologo del CNRS, le violenze della polizia sono in aumento negli ultimi 30 anni, a suo parere la causa è da ricercare nella faida interna tra le diverse unioni di polizia rivali, secondo la loro visione la più violenta e repressiva sarà vista come più efficace e meritevole di fondi, la seconda pare essere legata alla grande militarizzazione degli ufficiali, pesantemente armati anche per i controlli più banali.
In Francia quando si fa riferimento in modo generico alla “polizia” si sta di solito parlando di Polizia Nazionale e di Gendarmeria, ma le due, anche se hanno compiti spesso sovrapponibili, sono due organizzazioni diverse, con aree di competenza separate e una certa antipatia reciproca.
La Polizia Nazionale conta circa 150mila uomini (dati OSCE e EUROSTAT), la Gendarmeria ha circa 102mila gendarmi e 30mila riservisti.
Se, come dicevamo, i due corpi armati svolgono più o meno le stesse mansioni, a variare sono le zone in cui operano. Mentre la Polizia Nazionale si occupa dei grandi centri urbani, la Gendarmeria è responsabile dei centri con meno di 20mila abitanti. Entrambe sorvegliano all’incirca il 50% della popolazione, ma siccome la Francia ha una grande centralizzazione urbana, la Polizia agisce in aree urbane dall’estensione contenuta e alla Gendarmeria spetta coprire il 95% del territorio francese.
Spesso i gendarmi si sono lamentati dell’enorme porzione di territorio da coprire e dell’impossibilità di farlo con i mezzi a disposizione. Ma non sono i soli a protestare, la Polizia Nazionale non vede di buon occhio i casi in cui la Gendarmeria è chiamata in loro aiuto o li sostituisce, cosa che avviene generalmente in due casi. Quando la sezione di ricerca della Gendarmeria prende in carico anche casi urbani e in caso di proteste, come quelle appena avvenute, in cui di solito viene schierata la squadra mobile della Gendarmeria, composta da circa 12mila uomini.
Ad i motivi di frizione tra le due, si aggiunga la pesante militarizzazione dei due corpi armati. Una tale dotazione delle forze armate è stata decisa nel periodo delle proteste di periferia di metà anni ’90, il governo, non avendo i fondi per assumere più agenti, decise di armare pesantemente i pochi coinvolti.
Dal 2002, la polizia francese ha in dotazione dei fucili LBD40 (Lanceur de balle de défense) che utilizzano dei proiettili di gomma (detti flash-ball), definiti dall’azienda produttrice Verney-Carron come: proiettili a letalità ridotta. Tali tipi di armi sono usati negli altri paesi solo nelle operazioni più delicate (in Germania è concessa solo per le forze speciali in casi di recupero ostaggi e simili), mentre in Francia sono comunemente adoperati e sono stati spesso oggetto di lamentele da parte delle associazioni a tutela dei diritti umani. Durante le proteste dei gilet-gialli il quotidiano Libération parlò di oltre 14 lesioni gravi durante le proteste, per il collettivo Désarmons-les i feriti sarebbero addirittura 94, 71 dei quali a causa delle flash-ball.
Michelle Bachelet, alto commissario ONU per i diritti umani, nel 2019 chiese un’investigazione in merito alle violenze della polizia durante le proteste. Alla richiesta Macron rispose molto duramente sostenendo “non parlate di repressione o violenze della polizia, certe parole sono inaccettabili”, ha poi aggiunto che le immagini e i video di violenze della polizia sono “inaccettabili” e ha richiesto al Ministro dell’Interno, Christophe Castaner, di adottare “misure concrete”. Castaner parlò di una politica di “tolleranza zero” e sospensione immediata degli agenti coinvolti in casi di razzismo, oltre all’eliminazione di alcuni metodo di arresto insegnati nelle accademie, come quella tramite placcaggio ventrale. La promessa di Castaner cadde nel vuoto dopo proteste della polizia.
Per il sociologo Mathieu Rigouste, intervistato dal Guardian, molti poliziotti furono coinvolti nella guerra in Algeria degli anni ’50, una volta tornati in patria continuarono ad adottare metodi del genere che tutt’ora vengono utilizzati.
La violenza della polizia francese si è manifestata in molteplici occasioni e i dati sono lì a confermalo, ma alcuni casi sono stati più eclatanti di altri.
Queste sono solo alcune delle numerose tragedie di cui si sono rese protagoniste le forze armate francesi e hanno generato manifestazioni molto sentite, soprattutto nella comunità nera e araba. Il problema del razzismo e della violenza nella polizia è reale e richiede delle risposte da parte delle istituzioni francesi. Molti cittadini non si sentono al sicuro e una riforma totale della polizia viene osteggiata da coloro che ricoprono incarichi di potere nell’arma, la situazione sembra aver assunto i caratteri del vizio endemico e rischia di degenerare ulteriormente in caso di una vittoria di forze nazionaliste e autoritarie.
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