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Per la polizia francese la soluzione è la violenza

Redazione Informare
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8 luglio 20237 min di lettura

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Per la polizia francese la soluzione è la violenza

Indice (4)

  • 1Polizia francese e violenza camminano insieme da molto
  • 2Ci sono dei punti critici
  • 3Nessuna violenza passa inosservata
  • 4Quei tristi casi celebri sulla polizia francese

Il Ministro dell’Interno francese, Gérald Darmanin, sabato 1 luglio ha dichiarato che sono stati schierati oltre 45mila membri delle forze armate, tra polizia francese e gendarmeria, per contenere la violenza delle proteste scoppiate in tutta la Francia in seguito alla morte del diciassettenne Nahel causata da un colpo di pistola di un ufficiale di polizia che lo aveva fermato assieme ad alcuni amici mentre era alla guida di un suv.

Nel 2022 gli incidenti documentati legati a spari della polizia verso auto in movimento sono stati 138, 13 sono stati i morti durante i controlli della polizia.

Per Fabien Jobard, sociologo del CNRS, le violenze della polizia sono in aumento negli ultimi 30 anni, a suo parere la causa è da ricercare nella faida interna tra le diverse unioni di polizia rivali, secondo la loro visione la più violenta e repressiva sarà vista come più efficace e meritevole di fondi, la seconda pare essere legata alla grande militarizzazione degli ufficiali, pesantemente armati anche per i controlli più banali.

Polizia francese e violenza camminano insieme da molto

In Francia quando si fa riferimento in modo generico alla “polizia” si sta di solito parlando di Polizia Nazionale e di Gendarmeria, ma le due, anche se hanno compiti spesso sovrapponibili, sono due organizzazioni diverse, con aree di competenza separate e una certa antipatia reciproca.

La Polizia Nazionale conta circa 150mila uomini (dati OSCE e EUROSTAT), la Gendarmeria ha circa 102mila gendarmi e 30mila riservisti. 

Se, come dicevamo, i due corpi armati svolgono più o meno le stesse mansioni, a variare sono le zone in cui operano. Mentre la Polizia Nazionale si occupa dei grandi centri urbani, la Gendarmeria è responsabile dei centri con meno di 20mila abitanti. Entrambe sorvegliano all’incirca il 50% della popolazione, ma siccome la Francia ha una grande centralizzazione urbana, la Polizia agisce in aree urbane dall’estensione contenuta e alla Gendarmeria spetta coprire il 95% del territorio francese.

Ci sono dei punti critici

Spesso i gendarmi si sono lamentati dell’enorme porzione di territorio da coprire e dell’impossibilità di farlo con i mezzi a disposizione. Ma non sono i soli a protestare, la Polizia Nazionale non vede di buon occhio i casi in cui la Gendarmeria è chiamata in loro aiuto o li sostituisce, cosa che avviene generalmente in due casi. Quando la sezione di ricerca della Gendarmeria prende in carico anche casi urbani e in caso di proteste, come quelle appena avvenute, in cui di solito viene schierata la squadra mobile della Gendarmeria, composta da circa 12mila uomini.

Ad i motivi di frizione tra le due, si aggiunga la pesante militarizzazione dei due corpi armati. Una tale dotazione delle forze armate è stata decisa nel periodo delle proteste di periferia di metà anni ’90, il governo, non avendo i fondi per assumere più agenti, decise di armare pesantemente i pochi coinvolti.

Dal 2002, la polizia francese ha in dotazione dei fucili LBD40 (Lanceur de balle de défense) che utilizzano dei proiettili di gomma (detti flash-ball), definiti dall’azienda produttrice Verney-Carron come: proiettili a letalità ridotta. Tali tipi di armi sono usati negli altri paesi solo nelle operazioni più delicate (in Germania è concessa solo per le forze speciali in casi di recupero ostaggi e simili), mentre in Francia sono comunemente adoperati e sono stati spesso oggetto di lamentele da parte delle associazioni a tutela dei diritti umani. Durante le proteste dei gilet-gialli il quotidiano Libération parlò di oltre 14 lesioni gravi durante le proteste, per il collettivo Désarmons-les i feriti sarebbero addirittura 94, 71 dei quali a causa delle flash-ball.

Nessuna violenza passa inosservata

Michelle Bachelet, alto commissario ONU per i diritti umani, nel 2019 chiese un’investigazione in merito alle violenze della polizia durante le proteste. Alla richiesta Macron rispose molto duramente sostenendo “non parlate di repressione o violenze della polizia, certe parole sono inaccettabili”, ha poi aggiunto che le immagini e i video di violenze della polizia sono “inaccettabili” e ha richiesto al Ministro dell’Interno, Christophe Castaner, di adottare “misure concrete”. Castaner parlò di una politica di “tolleranza zero” e sospensione immediata degli agenti coinvolti in casi di razzismo, oltre all’eliminazione di alcuni metodo di arresto insegnati nelle accademie, come quella tramite placcaggio ventrale. La promessa di Castaner cadde nel vuoto dopo proteste della polizia.

Per il sociologo Mathieu Rigouste, intervistato dal Guardian, molti poliziotti furono coinvolti nella guerra in Algeria degli anni ’50, una volta tornati in patria continuarono ad adottare metodi del genere che tutt’ora vengono utilizzati.

Quei tristi casi celebri sulla polizia francese

La violenza della polizia francese si è manifestata in molteplici occasioni e i dati sono lì a confermalo, ma alcuni casi sono stati più eclatanti di altri.

  • Mohamed Saoud, morto il 20 novembre 1998, il 26enne Mohamed Saoud, al quale quattro giorni prima venne riconosciuta schizofrenia e disabilità all’80%, chiese l’ammissione in una clinica specializzata che lo avrebbe ammesso il 23 novembre, ma il 20 novembre, in seguito all’intervento della polizia per sedare violenze domestiche, morì per un placcaggio ventrale. Il 9 ottobre 2007 la Corte EDU condanna al risarcimento di 25mila euro.
  • Zyed Benna e Bouna Traoré, morti il 27 ottobre 2005, rispettivamente 17 e 15 anni, di ritorno da una partita con amici vengono fermati dalla polizia in seguito ad una chiamata che denunciava l’intrusione in una baracca. Benna, Traoré e il loro amico Muhittin Altun scappano poiché senza documenti. I tre entrano in una zona recintata e cercano di nascondersi in una sottostazione elettrica, Benna e Traoré muoiono folgorati, Altun sopravvive con gravi ustioni. In alcune registrazioni della radio della polizia si sente chiaramente uno dei poliziotti dire “se sono entrati nel sito della EDF, non mi importa molto delle loro vite”. Ci saranno grandi proteste contro la violenza della polizia. Dieci anni dopo verranno assolti dalla corte penale di Rennes che ha giudicato l’azione dei poliziotti proporzionata al non imminente pericolo delle vittime.
  • Lamine Dieng, morto il 17 giugno 2007, il 25enne Lamine Dieng, dopo un litigio con la fidanzata, viene caricato sul retro del furgone della polizia e tenuto giù con un placcaggio ventrale per mezz’ora fino a fargli perdere conoscenza e soffocarlo secondo Amnesty International. La famiglia presenterà ricorso alla Corte EDU, il 14 maggio 2020 verrà ritirato in seguito ad accordo amichevole con il quale la Francia si impegna a pagare alla famiglia di Dieng 145mila euro.
  • Adama Traoré, morto il 19 luglio 2016, il 24enne dopo un controllo della polizia nei riguardi di suo fratello si da alla fuga e, una volta catturato, viene tenuto fermo con placcaggio ventrale che potrebbe essere stato causa della sua morte pochi minuti dopo. Del caso in questione non ci sono video, foto o testimonianze, alcune perizie hanno attribuito la causa ad una precedente malattia vascolare aggravata dal consumo di cannabis precedente all’arresto.
  • Cédric Chouviat, morto il 5 gennaio 2020, un corriere 42enne che viene fermato nei pressi della Torre Eiffel perché stava utilizzando il cellulare alla guida, muore 48 ore dopo aver subito un arresto violento con placcaggio ventrale. Dall’autopsia la causa della morte è risultata essere un’erniazione della laringe, non è chiaro se pregressa o causata dalla manovra della polizia.

Queste sono solo alcune delle numerose tragedie di cui si sono rese protagoniste le forze armate francesi e hanno generato manifestazioni molto sentite, soprattutto nella comunità nera e araba. Il problema del razzismo e della violenza nella polizia è reale e richiede delle risposte da parte delle istituzioni francesi. Molti cittadini non si sentono al sicuro e una riforma totale della polizia viene osteggiata da coloro che ricoprono incarichi di potere nell’arma, la situazione sembra aver assunto i caratteri del vizio endemico e rischia di degenerare ulteriormente in caso di una vittoria di forze nazionaliste e autoritarie.

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