
È curioso come dalla combinazione tra caso, Storia e tradizioni vengano spesso determinate direttrici di sviluppo in grado di incanalare vicende e fatti in modi inaspettati. Dalla confusione fra contenitore e contenuto nasce il caso del cosiddetto “archivio storico della Reggia”, complesso di fondi archivistici sedimentatisi nel corso dei secoli (dalla metà del XVIII alla metà del XX secolo, con qualche incursione addirittura nel XV secolo con i protocolli notarili), la cui cifra è stata a lungo individuata nell’essere la fonte per la ricostruzione della storia delle reali fabbriche di Palazzo Reale e la cui collocazione e gestione si è perciò da sempre creduto di dover fissare proprio nel Palazzo.
Grazie alla determinazione della Direzione generale Archivi e alla sensibilità e all’azione sinergica delle istituzioni, dopo anni, alternativamente, di diatribe e di stalli, il 29 novembre scorso il Museo Reggia di Caserta ha formalmente consegnato alla Soprintendenza archivistica e bibliografica della Campania l’archivio “della Reggia”, assegnandone la titolarità giuridica e la gestione all’Archivio di Stato di Caserta, che la legge individua come istituto di conservazione degli archivi pre e post unitari della provincia. Accanto alla consegna formale, la firma di un accordo di valorizzazione tra tutte le istituzioni coinvolte, che ha come obiettivo la massima conoscenza e fruizione delle preziose carte.
Un cerchio si chiude: si ricompone così, sotto l’egida del medesimo istituto, la storia del territorio casertano, sviluppatosi all’ombra della Reggia e degli altri siti reali borbonici. Soprattutto, si aprono nuove prospettive di ricerca e, di conseguenza, di sostegno alla promozione e allo sviluppo del territorio. L’Archivio, con i suoi 781 metri lineari di documentazione, è costituito da un ricco complesso di nuclei documentari. I suoi contenuti testimoniano le fasi di sviluppo protoindustriale, prima, e industriale, poi, della provincia di Terra di lavoro (oggi provincia di Caserta) a partire dal Settecento, includendo nella sua sfera anche temi quali la compravendita di terreni, la sorveglianza sui fitti e sui censi delle terre della Corona. Di particolare significato la documentazione riconducibile all’Intendenza dello Stato di Caserta, creata da Carlo di Borbone nel 1750, che aveva il compito di amministrare i possedimenti reali e che si occupò di tutti i lavori di costruzione della Reggia. All’interno di questo fondo è presente, tra l’altro, anche la documentazione relativa ai siti reali di San Leucio e Carditello.
Non solo la Reggia e la sua immensa fabbrica, che occupò maestranze numerose e composite, bensì tante nuove possibilità di studio della fortissima vocazione produttiva dei siti reali borbonici: dalla seta di San Leucio agli allevamenti di bufale di Carditello con la relativa trasformazione casearia, solo per elencare i casi più noti e vistosi. Accanto a questo, la trasformazione che quegli stessi siti attraversarono quando, cessata la loro funzione di pertinenze della Corona (prima borbonica e poi sabauda), vissero la difficile e lenta devoluzione al patrimonio dello Stato. Solo una tardiva sensibilità verso la loro natura eminentemente culturale e storica li avrebbe messi al riparo dall’incuria, dall’abbandono, se non dalla vera e propria distruzione.
La riunione al patrimonio dell’Archivio di Stato di Caserta di questa documentazione restituisce unità e organicità alla storia di un territorio che gli urbanisti hanno riconosciuto essersi sviluppato disordinatamente e senza coerenza intorno al “Nuovo Reale Palazzo”, come è chiamata la Reggia nelle carte antiche. Di questa unità finora mancata fanno parte le storie delle donne e degli uomini che questo territorio hanno abitato e fatto prosperare, o lavorando nei cantieri dei siti reali o negli insediamenti produttivi ad essi annessi: dagli schiavi turchi usati per i lavori di costruzione della Reggia alle filatrici della colonia di San Leucio, le carte restituiscono una immagine nitida della composita compagine sociale che insisteva su questi territori. È a loro che dedicheremo l’impegno di rendere sempre più fruibile questo patrimonio collettivo e di individuarne le radici più profonde.
Leggi anche La Reggia di Caserta si fa più grande
Di Fortunata Manzi
A Palazzo Santa Lucia è stata presentata la 64esima edizione del Giro di Campania, alla presenza dell’Assessora allo Sport...
La Costiera Amalfitana brucia ormai da giorni. Tra la devastazione e le fiamme alimentate dai forti venti, si lavora incessan...
Il 16 settembre 2026 sono stati ultimati i lavori riguardo il restauro dell’edicola votiva di San Gennaro, situata in piazz...
Come ogni mese torna la nostra rubrica culturale “Leggere che passione”, ecco i due libri consigliati ai nostri lettori. ...