
Il furto della dignità di cui sono vittime i lavoratori e gli studenti è sostenuto e rafforzato dall’ideologia del merito che nega i rapporti di forza in gioco: scompare chi sfrutta e chi è sfruttato per lasciare spazio alla retorica per cui ognuno è artefice della propria esistenza.
Si nega la matrice collettiva dei rapporti di lavoro e insieme studenti e lavoratori sono ormai comandati a seguire la legge del mors tua vita mea. In questo senso la negazione di ogni responsabilità del sistema-società impone una sofferenza solitaria il cui ultimo sviluppo è una morte per precarietà.
Tra i soggetti di cui parliamo vi sono anche gli studenti-lavoratori su cui le spalle grava il peso di un’identità non definita e spesso non riconosciuta dai datori di lavoro e dai luoghi del sapere. È il caso di Rosario Baldares, studente-lavoratore di 25 anni che ci racconta: «Durante il mio percorso ho chiesto dei permessi studio-lavoro per sostenere degli esami e mi sono stati negati. Mi è stato chiesto, in realtà imposto, di utilizzare i miei giorni di riposo, ma chiamarli di riposo non aveva più senso soprattutto dopo i turni notturni. Dal mio datore di lavoro non ho mai ricevuto comprensione, ma neanche dai tanti docenti. Per molti professori non esistono studenti che lavorano e quando ne incontrano provano fastidio».
Chiamati alla missione della flessibilità molti di questi “soggetti ibridi” non fanno altro che sognare una condizione migliore che si riduce a un lavoro e una formazione di andata e ritorno in cui la vita è sospesa tra fatiche e ansie non riconosciute. In questo percorso a due livelli Rosario ci ricorda che la precarietà vive dentro e fuori dai luoghi di lavoro. Un sistema non giusto che divora ogni aspetto della vita quotidiana e che viene amplificato da chi fa informazione. Aumentano i suicidi tra chi non ha dato un esame poiché non è mai semplicemente un esame rimandato «I media non fanno altro che ricordarci che abbiamo valore solo se siamo produttivi e se non riusciamo ci impongono, in modo velato, persino le nostre emozioni.
Dobbiamo essere tristi perché, secondo la nostra società, diventiamo subito un peso anche per lo Stato. Quanti per un solo esame non hanno potuto richiedere la borsa di studio? Non è giusto che l’università funzioni come un’azienda» Eppure, la politica sembra indirizzata a rendere tutto competitivo e capace di creare profitto. Si tratta del gioco dell’innovazione in cui non è contemplata la responsabilità e solidarietà sociale. L’esempio è l’idea di alcuni docenti di aumentare il carico di studio per chi non frequenta «Non aiuta, ma diventa un modo con cui il docente, consapevole o non consapevole, ti svantaggia. Il materiale di studio deve essere proporzionato ai CFU da cui è composto l’esame. Come può essere d’aiuto un manuale in più quando passi otto o quattro ore al giorno per lavorare?».
Rosario tiene a sottolineare che la sua storia è una delle tante in un’Italia che ha la più bella Costituzione del mondo, ma scarsamente applicata e in cui «Ero un numero che il sistema riconosceva con fatica e con fastidio. Ho vissuto l’università senza viverla». Varrebbe da chiedersi in che modo è possibile facilitare le condizioni di studio e su questo punto lo studente-lavoratore ci risponde suggerendoci alcuni strumenti pratici «Permettere le registrazioni delle lezioni e so che si tratta di un argomento spinoso, ma potrebbe realmente aiutare come la doppia modalità per seguire le lezioni. Molti insegnanti dicono “vai alla telematica”, ma costa e non tutti possono. Si nega un diritto in questo modo e spesso tante e tanti rinunciano a priori al percorso universitario oppure non immaginano neanche di poter frequentare l’università. Si parla di meritocrazia, ma ha senso farlo quando nessuno parte dallo stesso livello?».
Lontani da ogni senso comune cerchiamo di evitare la retorica del “se vuoi puoi” perché è evidente che a lavorare per poco, a non studiare perché non si pensa di farlo o a studiare con difficoltà sono i figli della periferia in un’Italia in cui la meritocrazia è diseguaglianza legale e la sicurezza di un futuro migliore un accessorio demodé.
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