
«Siamo cinematografici ma abbandonati». Questo era il grido di dolore lanciato dal rapper Geolier all’indomani del tragico crollo nella Vela Celeste di Scampia, ad indicare la tendenza delle istituzioni a limitarsi a sfruttare storie come la sua, quelle di ragazzi nati nella difficoltà nelle periferie che, partiti da nulla, arrivano a toccare il successo. Ci si limita a questo, utilizzando queste storie per rimarcare quel famoso “sogno americano” che tanto attira, poiché tanto fiabesco o, appunto, cinematografico. Quasi ci si dimentica che, al netto di queste storie, si dovrebbe fare in modo che un ragazzo nato in queste periferie non viva una vita diversa dagli altri, senza il bisogno di essere quell’uno su mille per potersi realizzare. Ci si dimentica di farlo, anche perché, altrimenti, come le racconti poi queste storie. Qui, al Rione Gescal, manco a farlo apposta quartiere d’origine di Geolier, ne avete un esempio.
Non tutti i bambini nascono nelle stesse condizioni. Alcuni sono impossibilitati anche a divertirsi. E stavolta l’urlo di protesta parte proprio da loro: un account TikTok di ragazzi del rione chiamato proprio “rionegescal” ha segnalato più volte le pessime e pericolose condizioni dei campetti da gioco più utilizzati del quartiere. Non gli unici, certo, ma, a detta dei ragazzi, i soli a non rappresentare un problema per condomini adiacenti o zone inadeguate.
Il loro grido di protesta è arrivato al giornalista Angelo Maurizio Tortora, che è andato a trovarli e ha verificato egli stesso le condizioni dei campetti. Ce li ha descritti così: «Il campetto è ridotto in uno stato pietoso. Nella parte centrale del campo ci sono pali rotti taglienti pericolosissimi, ferri che fuoriescono che hanno molte volte fatto male ai ragazzi. Le ringhiere attorno sono anch’esse rotte e pericolose, mi fa anche ridere chiamarle ringhiere. Non c’è un sistema di illuminazione funzionante, quindi appena cala il buio i bambini devono smettere di giocare. Dulcis in fundo, il campetto è quasi sempre costellato da pezzi di vetro che qualche incivile lascia a terra, coi ragazzi che sono costretti a pulire ogni giorno».
Il nostro collega non sta con le mani in mano e pubblica un video sui social diretto all’On. Francesco Emilio Borrelli, in cui vengono mostrate le condizioni del campetto e i ragazzi che chiedono aiuto. Nella nostra intervista, Angelo conferma l’impegno che il deputato di Avs sta mettendo nel risolvere la questione da quando gli è stato recapitato il video. Il problema, a detta di Tortora, è nella burocrazia: «Devono capire in primis se è da municipalità, se è una zona inagibile, se c’è un progetto in atto. Ci sono tante di quelle cose burocratiche. La mia speranza è che venga almeno messo in sicurezza il campetto. Nel frattempo, cerco di farci andare i ragazzi il meno possibile, perché ho paura».
Il surrealismo di un semplice campetto da gioco bloccato nel degrado e nell’incuria a causa della burocrazia dà un’immagine delle difficoltà strutturali che vive Napoli nell’assicurare ai bambini di questi quartieri il diritto all’infanzia. Una frase resta impressa di tutta questa questione, ed è importante che a pronunciarla sia proprio uno dei ragazzi che hanno lanciato il grido d’aiuto nel video pubblicato da Tortora: «Poi dite che stiamo sempre con i telefoni in mano… se ce li aggiustate, vi facciamo vedere come giochiamo». Quando si arriva al punto in cui un ragazzo ti riempie di vergogna, ti fa una tirata d’orecchie perché ti dimostra che non stai facendo nulla affinché cresca come un essere umano, ecco, è qui, in questi momenti, che lo Stato fallisce.
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