
Il compositore, tra i più noti pianisti jazz su scala mondiale Ahmad Jamal, è deceduto all’età di 92 anni. È impossibile, tuttavia, dubitare della sua immortalità artistica e spirituale.
Perché Ahmad Jamal ha segnato la storia della musica classica europea ed americana? In un’intervista del 2011 rilasciata a Joe Alterman, il musicista sviscera la natura del suo riferimento al jazz come musica classica rivelando, al contempo, una delle fonti alla sua unicità: la sperimentazione.
«C’è una frase che ho coniato qualche tempo fa: devi conoscere il meglio di entrambi i mondi. A dieci anni suonavo Franz Liszt in una competizione, ma suonavo anche Duke Ellington. Questo è un aspetto meraviglioso degli eccellenti musicisti che compongono il nostro genere. Dobbiamo essere multidimensionali. Dave Brubeck deve conoscere Mozart. Deve conoscere Duke Ellington, e lo stesso vale per George Shearing: può suonare i concerti ma può anche scrivere “Lullaby of Birdland”. Questo è l’aspetto fantastico delle persone che lavorano nel nostro campo. Sono multidimensionali, non monodimensionali. Ecco perché li chiamo “classicisti americani”».
«Credo che il termine “jazz” non definisca adeguatamente ciò che facciamo. Non sono paranoico riguardo al termine “jazz”, ma non mi definisco un “musicista jazz”. Io e i miei colleghi, i John Coltrane e i Duke Ellington, ci definiamo “classicisti americani”. Ci sono solo due forme d’arte che si sono sviluppate negli Stati Uniti: l’arte degli indiani d’America e “questa cosa che chiamiamo jazz”. Io la chiamo Musica Classica Americana, ecco cos’è. Questi piccoli pensieri sono qui grazie a questi due sviluppi: l’arte indiana americana e la musica classica americana, entrambe mai promosse. Non si vede Duke Ellington ogni giorno in televisione. Dovrebbe essere così, ma ciò non accade. Non si vede Dave Brubeck tutti i giorni in televisione. Non mi vedo io e non si vede George Shearing, per quanto si dovrebbe. Non si vede Louis Armstrong. In Europa sì, qui no. Questo è un peccato» (joealtermanmusic.com).

Nato Frederick Russell Jones e rinato anagraficamente dopo la conversione all’Islam all’età di circa 20 anni, Ahmad Jamal ha conquistato qualche onorificenza: dal Grammy Lifetime Achievement 2017, per seguire The NEA Masters Award, il Kennedy Center Legend Award, French Government Awards, Malaysian Awards, poi proclamato Dottore in Musica honoris causa al New England Conservatory Of Music.
Inizia a suonare a 3 anni, quando suo zio Lawrence lo sfida ad imitarlo, per gioco, nelle sue performance musicali al pianoforte. Da allora, inizia la sperimentazione, il viaggio di una mente-tesseratto di cui sembra difficile tracciare i limiti d’ispirazione.
Innovazione e spazio sono le chiavi d’accesso all’esperienza e produzione musicale di Ahmad Jamal. Sulle basi influenti del bebop, Jamal lascia grande libertà all’improvvisazione, con l’uso particolare degli spazi fra una nota e l’altra.

Noto per le sue esperienze di gruppo con Ray Crawford e Israel Crosby, le sue opere musicali hanno viaggiato anche attraverso il cinema: Clint Eastwood sceglie Poinciana e Music, Music, Music per il noto film I ponti di Madison County; cura la colonna sonora di M*A*S*H; in The Wolf of Wall Street troviamo, invece Surrey with the Fringe on Top, There Is No Greater Love e Moonlight in Vermont del suddetto trio.
«Un musicista non dev’essere prodotto. Non puoi produrre un Robert Farnon, un André Previn o un George Shearing; puoi produrre insieme a loro, ma non è necessaria alcuna produzione: essa è già lì, è già presente» (a cura di Mike Rose per il National Jazz Archive).
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