
Il 2 febbraio 2017, a Roma, il Governo italiano con Paolo Gentiloni e il Governo di riconciliazione nazionale dello Stato di Libia con il presidente del Consiglio presidenziale Fayez Mustafa Serraj firmano un memorandum per la gestione dei flussi migratori che dalle coste libiche si direzionano verso l’Italia e l’Europa.
L’accordo si presenta ufficialmente come Memorandum d’intesa sulla cooperazione nel campo dello sviluppo, del contrasto all’immigrazione illegale, al traffico di esseri umani, al contrabbando e sul rafforzamento della sicurezza delle frontiere tra lo Stato della Libia e la Repubblica Italiana, steso e siglato a conclusione delle trattative in Libia dell’ex Ministro dell’Interno Minniti. Si scrive per avviare una cooperazione amichevole tra i due paesi, in un’ottica di miglioramento gestionale di aspetti socio-economici quali l’accesso alle risorse energetiche da parte dell’Italia e i flussi migratori.
Nei fatti, attraverso tali accordi il governo italiano si è impegnato a fornire supporto tecnico alla Guardia di frontiera e alla Guardia costiera del Ministero della Difesa, designati per bloccare i/le migranti; al finanziamento dei centri di accoglienza già presenti in Libia; alla formazione del personale interno ai centro e delle milizie marittime libiche. L’accordo prevede un rinnovo tacito ogni tre anni, a meno che l’intervento di uno dei governi firmatari ne richieda modifiche o la totale disdetta.
Tutto ciò che è presentato sotto l’espressione chiave di lotta all’immigrazione irregolare opera da cinque anni sovrano e sovrastante su migliaia di persone in movimento che sono state respinte in Libia e con milioni di euro spesi dallo Stato italiano nel mantenimento dei suddetti accordi.
Il divario cruciale e palese risiede nella totale discordanza tra ciò che avviene a ridosso delle frontiere sulla cui sicurezza dovrebbero garantire gli accordi appena prolungati. Nulla di ciò che accade risponde ai diritti umani fondamentali, ancor prima di discostarsi dalla Carta dei diritti fondamentali dell’uomo dell’Unione Europea.
Solo a settembre hanno raggiunto l’Italia attraverso il Mediterraneo migliaia di persone in fuga da paesi sud e nord africani, dall’Asia meridionale. Possono dirsi sopravvissute alle loro stesse case, ma come al nuovo livello di un videogioco, con i diritti azzerati in un paese che paga per il loro reindirizzo mortale.
Se la questione degli sbarchi su sponde italiane è stato ritenuto un problema da arginare riducendo il movimento di migranti, non si guarda alle conseguenze che tali scelte governative provocano tutt’oggi, poiché si traducono in violenza, deportazione, prigionia, abusi, espropriazione identitaria, morte. Il movimento Refugees in Libya testimonia da anni la sorte di chi, intercettato dalle milizie libiche, viene deportato e imprigionato. Sembra che la tendenza di fare della distruzione una risorsa e dell’umanità una serie di giochi di potere non fatichi a ritrovare terreno fertile. E il nuovo governo italiano, potenzialmente l’ennesimo orientato alla protezione delle proprie frontiere a costo della vita, si sta già muovendo in questa direzione.
di Tonia Scarano
A Palazzo Santa Lucia è stata presentata la 64esima edizione del Giro di Campania, alla presenza dell’Assessora allo Sport...
La Costiera Amalfitana brucia ormai da giorni. Tra la devastazione e le fiamme alimentate dai forti venti, si lavora incessan...
Il 16 settembre 2026 sono stati ultimati i lavori riguardo il restauro dell’edicola votiva di San Gennaro, situata in piazz...
Come ogni mese torna la nostra rubrica culturale “Leggere che passione”, ecco i due libri consigliati ai nostri lettori. ...