
L’ onorevole Francesco Emilio Borrelli è diventato una presenza costante sui social. Video, denunce, segnalazioni, interventi: ogni giorno sembra esserci una nuova vicenda che lo vede protagonista. C’è chi lo applaude, chi lo critica, chi lo accusa di spettacolarizzare i problemi. Eppure, forse, la domanda più interessante è un’altra: perché così tante persone sentono il bisogno di rivolgersi proprio a lui? La risposta, probabilmente, ha poco a che fare con la politica e molto con la società in cui viviamo.
Qual è la ragione? Le persone non cercano un eroe. Cercano una cosa infinitamente più semplice: la normalità. Non chiedono privilegi, né trattamenti di favore. Chiedono di vivere in luoghi che non siano costellati da ruderi e scheletri di edifici abbandonati, da strutture fatiscenti che deturpano il territorio, diventano ricettacolo di rifiuti e malaffare e finiscono per scoraggiare proprio quelle iniziative sane di cui avremmo bisogno.
Domandiamocelo con sincerità: quale imprenditore, che investa il proprio capitale con responsabilità, sceglierebbe un territorio nel quale, per raggiungere la propria attività, deve attraversare magari cumuli di immondizia, fare i conti con il degrado, con l’abusivismo, con fenomeni che altrove verrebbero considerati semplicemente inaccettabili?
Non stupisce che per alcune grandi opere pubbliche (come, ad esempio, il CPR di Castel Volturno di cui tanto si discute) gli imprenditori si presentino numerosi: lì il profitto è garantito e il rischio d’impresa è limitato. Ben diverso è investire in un progetto di sviluppo che richiede fiducia nel territorio, nella sua attrattività e nel suo futuro.
Per creare sviluppo bisogna prima creare le condizioni dello sviluppo. E la prima condizione è una sola: la normalità. Non è normale vedere quad sfrecciare sui marciapiedi guidati da bambini senza casco. Non è normale lasciare intere aree ai parcheggiatori abusivi. Non è normale che per raggiungere una spiaggia si debba affrontare degrado, abusivismo o perfino prostituzione. Non è normale assistere a sversamenti, incuria, rifiuti ovunque. Non è normale vedere qualcuno scavare il fondale marino per raccogliere telline mentre fuma tranquillamente in acqua e spegne la sigaretta in mare. Non è normale leggere di persone che girano armate (anche di armi da guerra) per strada. Eppure, a forza di conviverci, rischiamo di considerare tutto questo parte del paesaggio. È qui che si comprende il fenomeno Borrelli.
Molti cittadini si rivolgono a lui perché percepiscono che il percorso ordinario verso le istituzioni sia troppo lento, troppo complicato o, peggio ancora, inefficace. Borrelli diventa così una risorsa per semplificare: il volto attraverso cui reclamare ciò che dovrebbe essere garantito automaticamente. E, cosa ancora più significativa, dopo molti suoi interventi le situazioni sembrano davvero cambiare. Forse, in alcuni casi, la macchina amministrativa era già in movimento; forse il suo intervento accelera o rende visibile un processo già avviato. Ma questo non cambia la sostanza: nella percezione collettiva egli rappresenta uno strumento efficace per ottenere il ripristino della normalità.
Ed è proprio questo il punto. Molti se la prendono con l’effetto, dimenticando la causa. Criticano chi denuncia invece di interrogarsi sul perché serva una denuncia pubblica per ottenere ciò che dovrebbe essere normale.
Se una persona arriva a occuparsi di spiagge, ecologia, sversamenti, viabilità, edifici abbandonati, incuria, abusivismo e perfino sicurezza urbana, forse il problema non è che si occupi di troppe cose. Il problema è che troppe cose restano senza risposta. L’impegno senza sosta di Borrelli affidato a un ufficio pubblico? Viene quasi da chiedersi: perché non esiste un ufficio pubblico capace di fare ciò che oggi tanti cittadini chiedono a un parlamentare? Un servizio semplice, facilmente raggiungibile, che alla minima segnalazione attivi rapidamente (perché no, anche con il supporto dell’intelligenza artificiale) gli organi competenti per ripristinare la legalità, non il capriccio di qualcuno, ma ciò che le norme già prevedono.
Forse è questa la vera lezione che il fenomeno Borrelli ci consegna. Non il bisogno dell’uomo forte, ma il bisogno di istituzioni normali. Di uno Stato percepito come vicino, accessibile ed efficace. Perché una società sana non dovrebbe avere bisogno di affidarsi a figure straordinarie per ottenere ciò che dovrebbe essere ordinario. Quando la normalità diventa un privilegio, ogni denuncia sembra un’impresa eroica. E invece dovrebbe essere esattamente il contrario: l’eroismo dovrebbe lasciare il posto alla quotidianità di istituzioni che funzionano, territori curati e regole rispettate. Il giorno in cui non ci sarà più bisogno di un “caso Borrelli” sarà il giorno in cui avremo finalmente smesso di accontentarci dell’eccezione e avremo ricominciato a pretendere, da tutti, la normalità.
A Palazzo Santa Lucia è stata presentata la 64esima edizione del Giro di Campania, alla presenza dell’Assessora allo Sport...
La Costiera Amalfitana brucia ormai da giorni. Tra la devastazione e le fiamme alimentate dai forti venti, si lavora incessan...
Il 16 settembre 2026 sono stati ultimati i lavori riguardo il restauro dell’edicola votiva di San Gennaro, situata in piazz...
Come ogni mese torna la nostra rubrica culturale “Leggere che passione”, ecco i due libri consigliati ai nostri lettori. ...