
La ricerca oncologica internazionale oggi può contare sul prezioso studio condotto dai ricercatori del Dipartimento di Medicina di Precisione dell’Ateneo Vanvitelli di Napoli. Il team di scienziati ha analizzato i meccanismi con cui il tumore del pancreas trae energia per crescere, pubblicando i risultati sulla prestigiosa rivista Signal Transduction and Targeted Therapy. Questo lavoro, che vanta un Impact Factor di circa 52 (tra i più alti nel settore biomedico), segna un punto di svolta nella comprensione di una delle neoplasie più aggressive e resistenti ai trattamenti oggi conosciuti.
Il cuore della scoperta risiede nella profonda eterogeneità del metabolismo tumorale, in particolare per quanto riguarda la glicolisi, ovvero il processo con cui le cellule maligne bruciano glucosio. I ricercatori hanno osservato che non tutti i tumori pancreatici si alimentano allo stesso modo e questa differenza non è solo biologica, ma ha un impatto diretto sulla pratica clinica: la diversa velocità e modalità con cui il tumore consuma energia spiega finalmente perché alcuni pazienti rispondono positivamente alle cure mentre altri mostrano una forte resistenza, aprendo la strada a una comprensione molto più profonda del comportamento biologico di queste masse.
Per giungere a queste conclusioni, il gruppo di ricerca guidato dalla professoressa Rosaria Benedetti e dal ricercatore Ugo Chianese ha impiegato tecnologie di ultima generazione. Attraverso il sequenziamento spaziale a singola cellula, è stato possibile ricostruire una vera e propria mappa geografica del tumore, collegando l’organizzazione fisica delle cellule al loro specifico comportamento energetico. Lo studio ha integrato dati provenienti da sistemi cellulari complessi, modelli in vivo e organoidi ottenuti direttamente dai pazienti, permettendo di identificare traiettorie metaboliche precise associate all’evoluzione della malattia e alla sua capacità di adattamento.
L’impatto di questa ricerca sulla medicina del futuro è straordinario, poiché consente di stratificare i pazienti in base al loro profilo metabolico anziché trattarli con un approccio univoco. I risultati suggeriscono che i tumori caratterizzati da un’altissima attività glicolitica potrebbero essere neutralizzati attraverso specifiche strategie di inibizione metabolica, agendo in modo mirato sul “motore” del tumore stesso. Questa scoperta rappresenta un passo decisivo verso la medicina personalizzata, offrendo nuove speranze per lo sviluppo di protocolli terapeutici capaci di colpire i punti deboli di una patologia che rimane tuttora tra le più difficili da contrastare nel panorama oncologico.
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