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Perchè la Flottilla non ha accettato la proposta di Mattarella?

Domenico Barbato
Domenico BarbatoRedazione Informare
28 settembre 20255 min di lettura

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Perchè la Flottilla non ha accettato la proposta di Mattarella?

Indice (3)

  • 1La missione della Global Sumud Flottilla
  • 2“Tornate indietro” chiede l’esecutivo
  • 3Il vero obiettivo della Flottilla

È passato quasi un mese dal giorno della partenza della Global Sumud Flottilla dai principali porti del Mediterraneo, 44 paesi riuniti in più di 50 imbarcazioni che nella giornata di mercoledì sera dovrebbero, salvo imprevisti, sbarcare a Gaza. Nonostante l’obiettivo più concreto ed immediato della Flottilla sia quello di consegnare gli aiuti umanitari, in realtà questa missione ha, e ne abbiamo contezza da tempo, un obiettivo di fondo molto più sottile e “rivoluzionario”, che vale la pena analizzare.

La missione della Global Sumud Flottilla

Il 31 agosto la Flottilla ha salpato dai principali porti del Mediterraneo, in Italia da quello di Genova, con l’obiettivo di raggiungere entro un mese Gaza. Non pochi sono stati gli intoppi iniziali: mare mosso, condizioni atmosferiche non favorevoli; dei 50 italiani a bordo (fra i quali 4 parlamentari), circa 20 hanno abbandonato le imbarcazioni fino ad ora.

La missione ha fin da subito destato preoccupazione da parte delle autorità italiane e dei vertici di governo, che solo negli ultimi giorni ha però deciso di esprimersi a riguardo. La speranza, probabilmente, era quella che la missione fallisse nei primi giorni, così da poter vedere il ritorno quantomeno degli italiani partiti ed evitare di dover gestire un possibile caso diplomatico così sensibile. Nonostante le minacce e gli attacchi della scorsa settimana però, gli uomini e le donne della Flottilla non hanno deciso di riparare nel Bel Paese, e attualmente, dalle ultime notizie, distano circa 500 miglia da Gaza. Mercoledì sera è previsto il loro arrivo e lo scenario che ci si prospetta davanti è a dir poco incerto, per non dire preoccupante.

“Tornate indietro” chiede l’esecutivo

Affinchè le imbarcazioni italiane della Flottilla tornino indietro si sono mossi rispettivamente il Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella e il Ministro degli esteri, Antonio Tajani, che fra una canzone di Lucio Battisti e un balletto al congresso di Forza Italia, avrebbe trovato il tempo per una contrattazione telefonica con la rappresentante della delegazione italiana della Flottilla, che attualmente dovrebbe essersi risolta in un nonnulla di fatto. Insomma, una preoccupazione da parte dell’esecutivo che aumenta giorno per giorno, dimostrazione che l’intenzione non sia quella di invitare Israele a rispettare il diritto internazionale, ma di evitare il problema “alla fonte” invogliando gli attivisti ad abbandonare tutto.

Non essendo questa la sede per concentrarci sulle posizioni nel tempo espresse dai Mattarella, Tajani e Meloni su Israele nei mesi scorsi, attualmente è il caso di comprendere il perchè tutte le richieste o le proposte offerte siano state rifiutate: la Flottilla vuole veramente fare un dispetto al governo, come ha asserito pochi giorni fa il Presidente del Consiglio? A domanda stupida servirebbe risposta altrettanto stupida, ma forse è meglio entrare nei particolari.

La proposta principale è sopraggiunta dal Vaticano e dal Presidente della Repubblica, che ha invitato la Flottilla, oltre che alla prudenza, a lasciare gli aiuti umanitari a Cipro, permettendo così a una delegazione inviata dal patriarca dei latini di Gerusalemme, il Cardinale Pizzaballa, di farsene carico per trasportarla mediante un corridoio privilegiato, a Gaza, senza intoppi nè pericoli. La proposta è stata però nettamente rifiutata dalle delegazioni che nella giornata di ieri sono ripartite da Creta con l’obiettivo di consegnare personalmente gli aiuti: ma perché quest’ostentazione? Questi ragazzi sono martiri, incoscienti o stupidi eroi?

Il vero obiettivo della Flottilla

No, hanno rifiutato perchè l’obiettivo della Flottilla non è quello di portare aiuti umanitari a Gaza, o meglio, non è solo quello.

La Flottilla sta portando avanti una missione umanitaria, e questo lo ha specificato sin dall’inizio (per i più disattenti) volta a rompere l’assedio, il blocco navale illegalmente imposto da Israele su Gaza City, affinchè scoppi un caso diplomatico che una volta per tutte porti alla condanna di Israele da parte dei 44 paesi da cui provengono le donne e gli uomini della Flottilla.

Se Israele dovesse arrestare, torturare o peggio, uccidere e bombardare gli attivisti, i politici e i giornalisti, finirebbe per commettere un azione totalmente illegale sul piano del diritto internazionale, non avendo alcun diritto a farlo, ancor peggio se dovesse concludere questa operazione in acque internazionali, in cui l’arresto è permesso solo alle nazioni di cui le imbarcazioni battono bandiera (esempio: oltre le 12 miglia dalla costa, solo la Spagna può arrestare l’equipaggio delle navi battente bandiera spagnola, l’Italia quello delle imbarcazioni battente bandiera italiana e così via, a meno che non vi si pratichi spaccio o traffico di esseri umani). Un ulteriore violazione del diritto internazionale da parte di israele aggraverebbe ancor di più la sua condizione, già pessima, dinnanzi alle Nazioni Unite e alla Corte Penale Internazionale.

È l’attivismo moderno: dimostrare le falle nel sistema, senza armi e senza violenza, mettendolo in crisi, creando un precedente, utilizzando il diritto e mettendo anche a rischio la propria incolumità.

Nonostante ciò ci risulta difficile pensare che Israele lasci sbarcare individui di 44 paesi diversi a Gaza lasciando aiuti e che soprattutto li lasci ripartire senza intoppi, anzi, quasi sicuramente preferirà perpetrare un’ulteriore violazione del diritto internazionale pur di evitare che la Flottilla compia la sua missione.

LEGGI ANCHE: Napoli scende in piazza a sostegno della GSF, la flotta civile che salperà per rompere l’assedio a Gaza

Tags
  • #Gaza
  • #Genocidio
  • #global sumud flottilla
Domenico Barbato
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