L’Ordinanza Sindacale n. 479 del 24 aprile 2026 impone che, dalle ore 22, sono vietati strumenti di amplificazione e musicali
«La strada è il palco più antico del mondo». Sono queste le parole che un giovane artista napoletano utilizza per sintetizzare una delle forme artistiche più vivaci e controverse mai esistite: l’arte di strada. Eppure, non sempre i battenti di questo grande teatro a cielo aperto restano aperti. Almeno questa è la triste realtà con la quale si trova a convivere la città di Napoli.
Ad oggi, infatti, questo linguaggio artistico è fortemente condizionato dal Regolamento di Polizia di Sicurezza Urbana, approvato con la DCC n. 75 dall’amministrazione Manfredi il 5 dicembre 2022. In particolare, è il comma 4 dell’articolo 12 a istituire il divieto di utilizzo di strumenti di amplificazione e a percussione.
Un limite che si è inasprito ancor di più con le ultime ordinanze emanate da Palazzo San Giacomo legate al fenomeno della “movida molesta”. Infatti, l’Ordinanza Sindacale n. 479 del 24 aprile 2026 parla chiaro: a partire dalle ore 22:00, non sono ammessi né strumenti di amplificazione né strumenti musicali, al fine di tutelare la quiete pubblica.
Un tema divenuto molto caldo, che è tornato a far discutere, dal momento che l’analisi di questi atti evidenzia un approccio assolutamente distante da quello adottato durante la precedente giunta De Magistris, attraverso la delibera n. 647 dell’11 settembre 2014. Quest’ultima si rese promotrice di una certa liberalizzazione dell’arte di strada – seppur all’interno di un orizzonte normativo definito – intendendola come una forma artistica spontanea, una risorsa preziosa per la città.
Ma, al di là della regolamentazione istituzionale, che cosa significa nel concreto essere un artista di strada in una città come Napoli? Noi di Informare siamo scesi in piazza per scoprirlo.
Una missione di vita
A guidarci in questo viaggio è stato Gianmario Sanzari, un ragazzo che da oltre dieci anni ha fatto dell’arte di strada una missione di vita e che ci ha condotto nei luoghi che hanno fatto da sfondo alle sue esibizioni musicali, disseminati nel cuore pulsante del centro storico partenopeo.
Tra Piazza San Domenico Maggiore, Piazza Vincenzo Bellini e Largo Nanni Loy, l’aria che si respirava durante le sue performance era intrisa di un forte calore umano.
Il pubblico si disponeva in cerchio intorno a me, ed era un modo per vivere il centro storico sia da parte di chi ci è cresciuto, sia per chi mastica la strada per poterci lavorare, sia per entrare in contatto con chi vive la sera in maniera educata. Era una grande esperienza formativa, e ascoltare la musica e cantare insieme non poteva che fare bene a tutti. Prima era un vero e proprio lavoro. C’era gente che viveva solo di questo, scendendo la mattina e andando a suonare in diverse zone della città.
Una professione che lo ha affascinato da sempre e che lo ha condotto a scegliere questo stile di vita.
Fare l’artista di strada significa creare un movimento cantando all’unisono, non solo con la voce ma anche con i corpi e con le anime. È infatti necessario educare il popolo napoletano alla musica, all’arte e alla bellezza.
In foto: Gianmario Sanzari
Con queste parole, inoltre, Gianmario richiama un’esigenza fondamentale: per quanto l’arte di strada necessiti di una regolamentazione, è altrettanto doveroso permettere l’espressione di una forma artistica così connessa alla città.
Sicuramente noi artisti di strada, in quanto membri del Comitato Artisti di Strada Napoli, non siamo restii alle regole e al confronto. Anzi, stiamo da tempo cercando degli incontri con le istituzioni e con i residenti, proprio per dimostrare come il fenomeno della movida molesta non sia per nulla accostabile con l’arte di strada.
Siamo tutti sullo stesso piano
Ma non è tutto. La necessità di concepire l’arte di strada a Napoli come parte integrante della città, nonché come un lavoro da tutelare e rispettare, è infatti condivisa anche da altri protagonisti di questo mondo.
Tra questi spicca un’altra giovane napoletana che, dall’età di 15 anni, ha scelto di masticare la strada e farne la sua “essenza di vita”: Morena Chiara. Proprio lei ha ribadito l’esigenza di offrire degli spazi a chi fa di questa passione non solo il proprio sostentamento ma anche uno strumento di promozione della cultura in una città come Napoli, un polo energetico molto forte che da sempre ha fatto dell’arte di strada il suo patrimonio fondante.
In foto: Morena Chiara
Dopotutto, la stessa Morena Chiara ha inteso scardinare alcuni preconcetti che rischiano di ridurre l’arte di strada ad una semplice attività marginale.
Spesso si immagina un musicista o un cantante che rincorre la strada come una persona non ancora realizzata, che cerca disperatamente un palco, quasi come se fosse una richiesta di aiuto. Ma non è ciò che ho scoperto io: per me l’artista di strada è una figura che svolge un importante lavoro di sensibilizzazione con gli altri, ricordandoci che esistono delle emozioni talvolta accantonate dai ritmi frenetici della nostra vita quotidiana. Quando mi fermano le persone dicendomi che una canzone ha fatto ricordare loro un preciso momento del loro vissuto, in quel momento possiamo guardarci negli occhi e stringerci le mani. Per me questo è il mio lavoro: ricordarci che siamo tutti sullo stesso piano.
Articolo a cura di Alessandro Terracciano e Davide Puzone