
Li vediamo disegnati quasi dappertutto. Perfino sui muri del Centro Residenziale e Studi SNA, quelli che si affacciano sui giardini esterni della Reggia di Caserta (Piazza Carlo di Borbone, ndr), recentemente curati dall’iniziativa di La Reggia Designer Outlet del gruppo McArthurGlen.
Per quanto personalmente apprezzi molto l’arte del saper disegnare, dei graffiti e della street art, credo sia inutile specificare che questi simpaticissimi disegni sono del tutto fuori luogo almeno in una cornice simile.
Stiamo parlando di qualche sprovveduto che si è divertito ad imbrattare dei muri che appartengono alla Scuola Nazionale dell’Amministrazione, in uno dei due emicicli ellittici del grandioso Palazzo Reale voluto da Carlo III di Borbone e realizzato nella seconda metà del Settecento da Luigi Vanvitelli. Ad “abbellire” questi muri, non solo i genitali maschili in primo piano: anche una svastica disegnata davvero bene (sono ironico, ndr). Ma accantoniamo le svastiche e ritorniamo sull’argomento proposto.
Oltre ad una segnalazione di incuria del contesto generale dei giardini esterni al Palazzo Reale, registrata anche da altre testate locali e addirittura da noti – o meno – influencer in visita alla Reggia, bisogna rendersi conto che quegli spazi sono la seconda cosa che vedono – la prima è la maestosità del Palazzo – i turisti non appena mettono piede in città, arrivati dalla stazione o con bus. Non è bello accoglierli così. Soffermiamoci quindi su quei simpatici disegnino famosi. Una domanda: perché si disegnano genitali maschili sui muri?

I genitali maschili sono fra i soggetti più popolari dei graffiti sui muri sin dall’antichità. Disegnare un pene è un simbolo apotropaico. Che vuol dire? Aiuterebbe ad esorcizzare una ipotetica eventuale impotenza o scarsa fertilità, almeno cosi viene percepito a livello inconscio. A Pompei, le rappresentazioni falliche, sono parte integrante del linguaggio figurativo del tessuto urbano.
Visitando le rovine della città vesuviana, si può notarne la presenza insistente sulle pareti esterne degli edifici, sulle sommità degli ingressi e sul pavimento stradale. Nel 1978 Keith Haring si mise a disegnare falli in giro per Manhattan: peni che campeggiano di fronte a Tiffany, di fronte a un museo di arte moderna, finestre falliche, porte falliche, chiese falliche, edifici fallici, idranti fallici… in una sorta di deriva monoerotica del quartiere di Manhattan, in una sorta di allucinazione metropolitana un po’ porno. Per approfondire, vai qui.
Pensate che in Cile, l’Instituto Nacional del Cancer ha deciso di mettere a frutto i peni disegnati su muri per una originale campagna di prevenzione dei tumori. Sono stati innanzitutto realizzati degli adesivi raffiguranti una mano con poche scritte esplicative. Gli adesivi vengono aggiunti ai graffiti raffiguranti peni in corrispondenza di un testicolo, per creare un’immagine composita che suggerisce di eseguire un autoesame testicolare. Denominata Graffitesti, la campagna è stata ideata da McCann Santiago: su Instagram è possibile trovare una gallery di esempi.
Da un interessante articolo che ho letto su Vice.com firmato da Gabby Bes, leggo che in generale, le foto del pene sono universalmente malviste, ma gli scarabocchi raffiguranti il pene – nella loro approssimazione cartoonesca – sono spesso tollerati e persino sostenuti. Divisi dal resto della loro forma umana, non sono affatto erotici. Sono anche ovunque e non mostrano segni di cedimento. Gli uomini hanno apparentemente disegnato peni – clandestinamente nei quaderni, su laghi e automobili innevate o su qualsiasi superficie non coperta da peni – per secoli. Ma perché?
Se chiedete ad uno psicoanalista legato a Freud vi dirà: “In termini psicoanalitici, la castrazione è una paura centrale che tutti sperimentano, se non la paura centrale. L’esempio classico tratto da Freud è che il bambino vede che la madre non ha il pene e questo lo traumatizza. Teme quindi che la stessa cosa possa accadere a lui: non solo potrebbe perdere il pene, ma potrebbe essere esposto e tutti vedrebbero che non ce l’ha. Questo lo fa sentire vulnerabile. Non ha il fallo – forse non l’ha mai avuto – e ora tutti lo sanno“.
La pratica di rappresentare simboli fallici è forse dovuta alla demarcazione del territorio, all’urgenza di simboleggiare una presunta forza. Oppure si disegnano per noia, per burla. Alcuni disegnano peni anche usando le app per correre, tracciando un percorso che alla fine ha la forma del fallo. Spesso, i giovani fanno graffiti fallici come forma di provocazione o per cercare di attirare l’attenzione degli altri. È una forma di ribellione adolescenziale. Alcuni potrebbero fare graffiti fallici come reazione a un ambiente che considerano ostile o come atto di sfida nei confronti delle autorità o delle norme sociali.
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