
Il tema dell’immigrazione via mare, per ogni governo italiano susseguitosi negli ultimi 20 anni, ha sempre rappresentato uno scoglio alquanto difficile da superare. Molti però hanno attribuito al 2011 quel punto di svolta che ha segnato un importante passaggio nella storia dell’immigrazione via mare in Italia. Bisogna anche ricordare che in quel periodo scoppiano le Primavere Arabe: questo fenomeno darà vita ad un’intensa migrazione di massa. La maggior parte degli sbarchi fatti in Italia arriva principalmente dal Nord Africa.
In Italia, nel 2023, sono sbarcati 155.754 migranti, la maggior parte provenienti da Guinea, Libia, Tunisia e Costa D’Avorio. Secondo i dati del Ministero dell’Interno, questi numeri sono quasi raddoppiati rispetto a quelli dell’anno precedente (2022 – 103.846 sbarchi). Ma perchè gli sbarchi sono aumentati sempre di più negli ultimi anni? Bisogna innanzitutto considerare che alcuni paesi soffrono di gravi carenze sanitarie ed oltre a malattie come ebola o vaiolo, il Covid-19 è un periodo che ha messo a dura prova alcuni più di altri. Il secondo motivo riguarda quasi sempre un fattore politico. Molti di questi stranieri arrivano da paesi devastati dai colpi di stato, costringendo i propri abitanti a fuggire alla ricerca di un futuro per sè stessi e per le proprie famiglie.
Secondo le statistiche del Viminale, dal 2013 fino a settembre 2023, sono arrivati oltre un milione di migranti nel nostro paese. Di questi, Save The Children ne segnala 28mila dispersi in mare, di cui 1.143 minori. Tra gli altri paesi che si aggiungono agli sbarchi in Italia ci sono anche il Bangladesh, l’Egitto, la Siria, Burkina Faso, il Pakistan, Mali e il Sudan. Ma come si comporta il nostro governo in merito?
Tra le ONG più attive rimaste al momento, per quanto riguarda gli sbarchi in Italia, sono Emergency e Medici Senza Frontiere. Quest’ultime però vengono spesso ostacolate dal governo attraverso un codice di condotta attribuito loro. Altra falla di questo governo umanamente imbarazzante sono i CPR – Centri di Permanenza per Rimpatri. Questi centri si possono definire quasi “carceri”, gli ambienti ed i posti letto sono ridotti e limitati ed il flusso di migranti affidati ai cpr è sempre più alto. Inoltre il governo di Giorgia Meloni ha aumentato la permanenza nei centri da 6 mesi a 18, obbligando di fatto migliaia di persone a vivere in condizioni pessime.
Potremmo parlare per ore dei problemi legati alla gestione degli sbarchi in Italia, ma un argomento di cui si è tornati a parlare in maniera particolare con questo governo è il blocco navale. Molti dei funzionari del nostro governo hanno pensato che questa potesse essere una soluzione utile e duratura al problema del flusso migratorio. Ma è possibile fare un blocco navale? Il Blocco navale che propone Fratelli D’Italia è una missione militare europea, realizzata in accordo con le autorità libiche, per impedire ai barconi di immigrati di partire in direzione dell’Italia.
Secondo il diritto internazionale, quest’ultimo è visto come un vero e proprio atto di aggressione in assenza di una dichiarazione di guerra. Blocco navale significherebbe fermare tutto, bloccare qualsiasi tipo di entrata ed uscita marittima a prescindere dalle imbarcazioni, ed inoltre non è una cosa attuabile in tempi di pace. Rappresenta letteralmente un atto di guerra ed in ogni caso un’operazione del genere contro i migranti, sarebbe contraria agli obblighi internazionali sia relativamente al diritto del mare che ai diritti umani.
Bisogna prima capire quale fosse il clima in Albania per capire cosa successe nel ’97. Dopo la caduta del regime comunista, il popolo albanese si è ritrovato a vivere una situazione totalmente precaria, economicamente parlando, senza alcuna sicurezza politica e con un alto tasso di criminalità. Di conseguenza, il governo albanese decise di risolvere questo problema con le “imprese piramidali”, ovvero delle banche, ma con un tasso di interesse molto alto. La maggior parte di queste aziende fallì e tantissime famiglia persero i propri risparmi. L’allora presidente della Repubblica, Sali Berisha, dichiarò lo stato d’emergenza, ma solo metà della popolazione era sotto il controllo del governo. La restante metà diede vita a quella che fu “l’anarchia albanese”, causa dell’aumento del flusso migratorio in Italia al tempo.
Allora in Italia come presidente del consiglio c’era Romano Prodi e la mossa che quest’ultimo decise di intraprendere per combattere questa migrazione, fu quella del blocco navale. Il governo di sinistra Prodi decise di adottare da subito una linea dura: il 19 marzo del 1997 venne adottato un decreto legge che regolamentava i respingimenti ed il 25 marzo ha stretto un accordo con il governo di Tirana per autorizzare la marina italiana a pattugliare le acque territoriali albanesi. Nonostante si parlasse di pattugliamento, questo evento fu un vero e proprio blocco navale dove i migranti albanesi dovevano essere mandati indietro.
Poco dopo questi accordi, precisamente il 28 marzo 1997, un’imbarcazione parte da Valona con a bordo 142 persone. Quest’imbarcazione, la Katër i Radës, a causa dello speronamento nel canale d’Otranto della Sibilla, una corvetta della Marina militare italiana, si rovesciò in pochi minuti. Morirono 81 persone e ne sopravvissero 32. L’imbarcazione era stata rubata al porto di Saranda, in Albania, da un gruppo di criminali che gestivano il traffico dei migranti.
Dopo l’immigrazione albanese del 1997 gli arrivi via mare furono 22.343. Questi numeri aumentano negli anni successivi a causa del flusso migratorio proveniente dall’Africa e dal Medio Oriente e della guerra in Kosovo. Nel 1998 parliamo di 38.134 migranti, nel 1999 invece se ne contano 49.999. Tra il 2000 ed il 2005 gli sbarchi diminuiscono e l’anno con un minore flusso migratorio è il 2004 con 13.635 sbarchi. Fino al 2009 il numero dei migranti continuerà a salire e scendere, con un massimo di 36.951 sbarchi nel 2008. Come dicevamo prima, un nuovo picco si raggiungerà poi nel 2011 con lo scoppio delle Primavere Arabe.
Nel 2012 le cifre si abbassano di nuovo, per poi risalire nel 2013. Le fughe dall’Africa e dalla Siria porteranno a 42.925 arrivi sulle coste italiane. Il 2013 è anche ricordato per la tragedia di Lampedusa: 368 persone morirono a bordo di un peschereccio a poche miglia dalla Sicilia. Comincia la “crisi europea dei migranti” ed il 2014 toccherà numeri record con 170.100 sbarchi. Tra il 2015 ed il 2019 vogliamo invece ricordare in questo articolo il 2017. Viene approvato il decreto Minniti, che prevede regole più severe in tema immigrazione via mare: ad esempio verranno creati 20 centri per l’espulsione di stranieri non in regola. Sempre nel 2017, viene firmato un memorandum tra il premier Paolo Gentiloni ed il primo ministro libico Fayez al Serraj, che comprende anche di limitare le partenze dalla Libia. Accordo rinnovato anche da Luigi Di Maio nel 2018.
Tra il 2020 ed il 2021 i numeri salgono di nuovo: i migranti provengono soprattutto dalla Tunisia dove sono in corso diverse proteste per la crisi economica. Fino ad arrivare al 2022 dove sono state registrate 104.061 persone sbarcate in Italia (2023 – 155.754 migranti).
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