
Se vi chiedessero qual è la capitale degli Stati Uniti, quanti sono gli Stati membri dell’UE oppure qual è il numero esatto delle regioni italiane, sapreste rispondere? Se vi sembrano domande semplici vi stupirà sapere che il 90% degli universitari italiani non saprebbe rispondere a causa delle proprie lacune in geografia, influendo sull’allarme analfabetismo geografico.
Infatti, nonostante questa materia sia essenziale per comprendere l’interconnessione globale, i flussi migratori e tutte le nozioni ad oggi racchiuse nella “geopolitica”, resta uno degli insegnamenti più sottovalutati nelle scuole e nelle università.
Quando ha avuto inizio questo accantonamento e cosa comporta? Ce l’ha spiegato l’esperta Francesca Carpanelli, laureata in Storia Moderna all’Università di Bologna per poi occuparsi di geografia come redattrice e autrice presso Zanichelli.
La Carpanelli ci spiega che la situazione, dalla riforma Gentile ad oggi, è davvero grave. «Tutte le riforme scolastiche che si sono succedute hanno marginalizzato la geografia, ma quella firmata dalla Gelmini le ha dato il colpo di grazia, con il risultato che le conoscenze di studenti e adulti hanno raggiunto livelli allarmanti». Attualmente, infatti, in Italia ci sono solo circa 1.500 insegnanti di geografia. «Spesso la materia è insegnata da docenti non abilitati all’insegnamento della geografia, classe A021».
Inoltre, lo studio di questa materia è stata ridotto negli istituti tecnici e nei professionali a solo un’ora la settimana. Mentre nei licei è stato del tutto eliminato come insegnamento autonomo, «Qui sopravvive accorpata alla storia, come “geostoria”, ma di fatto è relegata ad un ruolo estremamente marginale».
Secondo l’esperta, si può parlare di “analfabetismo geografico”. «Le lacune degli studenti universitari derivano dalla mancanza di alfabetizzazione geografica nelle scuole superiori, e il risultato è un impoverimento sempre più drammatico delle conoscenze e competenze geografiche».
Uno studio così limitato della geografia comporta serie conseguenze sulla formazione degli studenti. Non solo porta ad una scarsa confidenza con il linguaggio della geo-graficità, ma implica anche difficoltà nell’approcciarsi all’ambiente e alla sostenibilità. «La geografia ci aiuta a comprendere la realtà sempre più complessa in cui viviamo, con le sue sfide ambientali, demografiche, economiche e sociali. In breve, ci permette di capire e interpretare il mondo attorno a noi. Senza lo studio della geografia, ci mancano le competenze per orientarci nella complessità e stabilire connessioni».
Francesca Carpanelli insieme ad un gruppo di docenti, ha scritto una lettera al Ministro dell’Istruzione e del Merito Valditara su questa materia “sottovalutata”. «Noi tutti ci auspichiamo che la geografia diventi materia d’indirizzo nei professionali e tecnici per tutti e cinque gli anni, che sia introdotto l’obbligo di un’ora in prima e in seconda e che venga divisa dalla storia nei licei, consentendo l’accesso ai docenti di geografia A021».
La Carpanelli, inoltre, si impegna in prima persona nella divulgazione di nozioni geografiche e geopolitiche attraverso corsi di formazione nelle scuole e con delle pubblicazioni sul suo profilo Instagram “effeci geo”. «Racconto “geostorie”, cercando di utilizzare un linguaggio alla portata di tutti. Ci sono anche molti quiz con cui le persone posso mettersi alla prova e misurare il proprio sapere geografico. I temi che tratto vanno da quelli prettamente geografici, come per esempio le informazioni su un paese, a quelli di attualità, che possono essere utili nella vita di tutti i giorni, come la guerra in Ucraina o il conflitto Israele-Palestina».
A chi vuole approfondire lo studio della geografia da solo l’autrice consiglia di «Aprire la mente, abbandonare i pregiudizi e comprendere che la geografia serve a capire il mondo, serve alla democrazia; perché ci aiuta a sviluppare spirito critico e a diventare cittadini consapevoli». Per concludere, la nostra intervistata ci saluta così: «Vorrei finire con una frase di Jimmy Buffet che mi piace molto: senza geografia, non sei da nessuna parte».
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