
Pochi giorni fa, a Caivano, due ragazze sono state stuprate, la premier Giorgia Meloni, recatasi nel comune pochi giorni dopo, ha utilizzato una retorica molto violenta parlando di “una bonifica radicale” dalle tinte repressive. Le parole sinistre di Meloni somigliano a quelle che Nicolas Sarkozy pronunciò nell’ottobre 2005, l’allora Ministro dell’Interno francese si recò presso alcune banlieue annunciando l’inasprimento delle misure di polizia per punire le violenze urbane. Rivolgendosi ad una donna affacciata alla finestra disse: «vi libereremo da tutta questa feccia» – e chiese un maggior dispiegamento di forze antisommossa nei 25 sobborghi più periferici del paese.
Le periferie delle grandi città hanno in comune molte cose, sono generalmente più povere, afflitte dall’abbandono scolastico, dalla disoccupazione e dalla criminalità, ma sono anche spesso lasciate sole, discriminate e osteggiate dall’opinione pubblica e dagli organi di Stato.
Alla fine dell’Ottocento nascono le banlieue per ospitare le grandi fabbriche e i loro lavoratori, tra il 1945 e il 1975 subiscono una crescita disordinata e assumono la forma che conosciamo oggi. Quando la crisi industriale degli anni Ottanta colpisce duramente questi centri, sempre più isolati e tendenti alla ghettizzazione, dove scuole e istituzione sono viste come estranee, quando non nemiche, le banlieue si sentono sempre più isolate.
Divengono quartieri particolarmente poveri che ospitano i numerosi migranti che si trasferiscono in Francia in quel periodo. La Francia dell’universalismo repubblicano, di cui Macron è un grande esponente, parla molto del suo sistema di integrazione e di identificazione di tutti i cittadini nella Repubblica. Ma viene da chiedersi quale sarebbe questo sistema di integrazione, visto che parliamo di francesi che da circa tre generazioni subiscono il razzismo della società. A febbraio il CRAN (Consiglio rappresentativo delle associazioni delle persone nere) ha condotto un sondaggio che ha presentato all’Assemblea nazionale. L’indagine si basava sull’autopercezione e le esperienze dei coinvolti. Il 91% degli intervistati ha affermato di essere stato vittima di discriminazione razziale, il 41% dice di averlo subito in spazi pubblici, il 31% sui luoghi di lavoro, più della metà degli intervistati dice di non riuscire ad ottenere un colloquio di lavoro o un incontro per acquistare o affittare una casa.
Molto spesso gli abitanti delle banlieue sono vittime della violenza della polizia, a luglio l’ultimo caso che ha avuto forte risonanza, l’omicidio di Nahel Merzouk da parte di un agente di polizia durante un controllo ad un posto di blocco. A questo si aggiungano le condizioni critiche dei quasi 1500 quartieri dove vivono più di 5 milioni di persone, circa il 7% della popolazione. Sono zone estremamente povere, il 76% vive in case popolari, il 40% è in condizioni di povertà e la disoccupazione tocca picchi del 40% tra i giovani, che sono anche la fascia anagrafica più diffusa.
Non sorprende che le proteste dei ragazzi delle banlieue si concentri verso i luoghi che identificano come centro di cultura e istituzioni che li rifiutano e li lasciano soli (biblioteche, teatri e scuole oltre a caserme, gendarmerie e municipi). Questi ragazzi non hanno contatti al di fuori dei sobborghi, restano confinati e non potendo confrontarsi con altre realtà non sono nemmeno spronati a cambiare.
Questi dati sono quasi del tutto sovrapponibili ad alcune periferie o rioni napoletani che condividono con le banlieue un forte disagio giovanile. La fascia anagrafica più diffusa è quella 0-20 anni, quasi il 23%, un dato di gran lunga al di sopra della media nazionale, la disoccupazione giovanile a Caivano o nel Rione Sanità tocca picchi del 60%, i tassi di dispersione scolastica sono al 30%. Altro dato simile è la concentrazione di immigrati che subiscono il razzismo endemico della società e non possono integrarsi. Il dialogo politico non deve ridursi a soluzioni semplici, gentrificare, non guardare e bonificare. Coinvolte ci sono persone che hanno diritto di scegliere e non di essere forzate alla violenza e al degrado.
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