
A partire dalla mezzanotte di oggi, 20 novembre, medici e infermieri di tutta Italia sono in sciopero. Il personale medico, inclusi i dirigenti sanitari, protesta contro la Legge di Bilancio 2025, considerata dai più «deludente», e contro le condizioni di lavoro in cui versa. Sono almeno 1,2 milioni le prestazioni mediche che, nella giornata di oggi, potrebbero saltare, mentre vengono garantite quelle d’urgenza.
Secondo i sindacati, la Legge di Bilancio per il 2025 «conferma la riduzione del finanziamento per la sanità rispetto a quanto annunciato». La mancanza di risorse riguarderebbe anche i contratti di lavoro, inclusi quelli privati. E ancora, tra le motivazioni dello sciopero vi sarebbe la mancata detassazione di una parte della retribuzione e la mancata attuazione della normativa sulla depenalizzazione dell’atto medico e sanitario. Alla base restano le pessime condizioni in cui medici e infermieri sono costretti a lavorare, tra mancanza d’infrastrutture, un aumento considerevole del numero di aggressioni al personale medico e l’assenza di risorse per le assunzioni immediate.
Lo sciopero, indetto dai sindacati medici ospedalieri Anaao Assomed, Cimo-Fesmed e Nursing Up, è supportato da una lettera inviata direttamente alla Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, in cui si scrive: «La nostra non è una protesta nata in modo estemporaneo ma affonda le radici negli anni passati, caratterizzati – sia a destra che a sinistra – da una visione politica della sanità pubblica estremamente miope che, di fatto, non tutela la salute dei cittadini. Abbiamo anche indetto una giornata di sciopero di 24 ore appena venuti a conoscenza della bozza della legge di Bilancio, perché con essa si sancisce l’ennesimo dietrofront su impegni assunti dal Ministro Schillaci prontamente smentiti dal MEF che, senza discostarsi da logiche ultradecennali, continua a spadroneggiare in lungo e largo minando seriamente la salute dei cittadini italiani.
È vero che l’attuale Governo ha stanziato più risorse in assoluto per il Fondo Sanitario Nazionale, ma le stesse sono spalmate nei prossimi 5 anni e, al netto dei rinnovi contrattuali, sono ben al di sotto del tasso inflattivo, quindi non in grado di sostenere un Servizio sanitario già in grande difficoltà. Questi finanziamenti sono appena sufficienti a mantenere lo status quo e non saranno certamente alcuni interventi legislativi a ridurre le liste di attesa senza un vero intervento strutturale di rilancio del SSN.»
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