
Un capitolo tutto dedicato ai giovani all’interno del piano Coltivaitalia -annunciato la settimana scorsa al Villaggio Coldiretti di Bologna dal ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida– inizierà l’iter di approvazione alla Camera nei prossimi giorni. Accanto al supporto e alla salvaguardia garantita alle tre filiere nevralgiche dell’intero Paese ossia l’allevamento, l’olivicoltura e quella dei cereali e della soia, il piano mira anche a incoraggiare quanto più è possibile -in quanto collegato alla Finanziaria- il ricambio generazionale all’interno del settore dell’imprenditoria agricola.
L’appoggio agli olivicoltori era già stato anticipato qualche giorno fa da Patrizio La Pietra, sottosegretario all’Agricoltura, durante un’iniziativa promossa dall’Aifo. – Associazione italiana frantoiani oleari – In quella circostanza, La Pietra aveva ricordato come, insieme a quello del grano, “il sistema olivicolo rappresenta una delle filiere per noi fondamentali. L’Italia è un Paese esportatore, più o meno esportiamo più di quella che è la nostra produzione nazionale e quindi, considerando anche che abbiamo un consumo interno elevato, siamo, in qualche maniera costretti ad importare olio di oliva”. Dunque il governo si prepara ad implementare l’intera capacità produttiva nazionale, non solamente quella parte del sistema olivicolo.
Ma la svolta più significativa del progetto consiste senza ombra di dubbio nello stanziamento da parte del governo di circa 150 milioni di euro, destinati agli under 40. Inoltre alla manovra se ne affianca un’altra: l’assegnazione in comodato d’uso gratuito di ben 8.400 ettari di terreni, situati principalmente nel Mezzogiorno d’Italia – ad oggi gestiti dall’Ismea, acronimo di “Istituto di Servizi per il Mercato Agricolo Alimentare” – per un periodo di tempo pari a dieci anni. Poi, al termine del periodo di comodato, tutti gli imprenditori agricoli che potranno beneficiare di questi terreni avranno l’opportunità di rilevare queste superfici pagando circa il 50% del loro valore iniziale.
Ma non è tutto: uno dei settori sui quali si concentrano maggiormente tutte le risorse ed energie disponibili è quello dell’innovazione e della ricerca. A tal proposito, infatti, Coltivaitalia ha destinato ben 16 milioni di euro al fine di consentire l’assunzione di giovani ricercatori al Crea – un ente di ricerca del ministero. L’obiettivo, dunque, è chiaro: i campi e i laboratori hanno sempre più bisogno di cervelli competenti e continuamente aggiornati rispetto ad una realtà tecnologica in continua evoluzione.
Si punta dunque a potenziare l’appeal del settore agricolo non soltanto per la classe imprenditoriale, ma anche e soprattutto per i dipendenti. Nonostante, infatti, si stia registrando da alcuni decenni un complessivo calo su scala nazionale degli occupati under 35, il settore agricolo sembra rilevare una crescita rispetto al quadro nazionale. Significativo è stato l’incremento del 18% durante il secondo trimestre 2025 rispetto all’anno precedente -nettamente superiore alla perdita di circa un 2% di giovani impiegati in vari altri settori dell’economia-. E non sono assolutamente numeri casuali, se si considera il sempre più consistente avanzamento tecnologico che sta caratterizzando il settore agricolo. Ciò, di conseguenza, si rivela essere un terreno fertile per la nascita di nuove figure professionali, e di un’ampia e generale “multifunzionalità” – strettamente connessa proprio all’alta specializzazione tecnologica.
E, in questa cornice, è il Sud a mantenere le redini in mano: proprio qui, infatti, si concentra la maggior parte aziende guidate da giovani. Stando a quanto osservato dall’analisi Coldiretti condotta sulla base dei dati del Centro Studi di Divulga, sarebbe la Sicilia a ospitare il maggior numero di imprese – circa 6.100 unità -. A seguire, si piazza la Puglia – con 5mila – e, in terza posizione, le 4.800 presenti in Campania.
Tuttavia non può essere tutto considerato rose e fiori. Per quanto, infatti, la determinazione e la costanza di cui i giovani danno prova ogni giorno nell’ambito delle loro attività sortiscano esiti più che positivi, non mancano le grandi difficoltà e le sfide da affrontare, non soltanto sul territorio nazionale ma persino su quello europeo. Nel dettaglio, è intervenuto a fare luce sul punto Vincenzo Gesmundo – segretario generale di Coldiretti – che ha sottolineato quanto sia grave che ad oggi, in Europa, ben sei contadini su dieci hanno dichiarato di non riporre alcun tipo di fiducia o di speranza nelle loro imprese, né nel breve né nel lungo periodo. Ancora, Gesmundo ha puntato il dito sull’eccessivo peso della burocrazia e soprattutto contro il taglio del 25% delle risorse della Politica agricola comune.
Un altra voce autorevolo sul tema è quella di Paolo De Castro, presidente di Filiera Italia, che ha invitato a rivolgere l’attenzione sulla prossima plenaria del Parlamento europeo – che si terrà il prossimo 12 novembre – in occasione della quale si potrà chiarire se effettivamente c’è intenzione da parte della Commissione di cambiare direzione a seguito della bocciatura del fondo unico dell’Europarlamento. Il ministro Lollobrigida, nel frattempo, ha espresso un no categorico in merito alla riduzione dei fondi, denunciando in particolar modo i rischi connessi ad un’ipotetica rinazionalizzazione degli interventi. Il grave rischio, infatti, consisterebbe nel “chiudere un percorso verso la coesione europea” ha evidenziato Lollobrigida.
Dunque, alla luce di ciò, “l’Italia farà valere con determinazione la sua posizione“, prosegue il ministro, rimarcando l’impegno del governo attraverso una serie di sostegni alle filiere e alle agroenergie al fine di rilanciare il settore – grazie anche all’aumento dei finanziamenti del Pnrr, che adesso ammontano a 8,9 miliardi. Inoltre, si sottolinea anche il grande appoggio che è stato riservato allo sviluppo dei prodotti della Dieta mediterranea – tra cui il grano e l’olio – e della zootecnia all’interno di alcune aree interne. Infine, fondamentale è stato l’annuncio di maggiori controlli per tutte le eccellenze del Made in Italy.
Dunque, al fine di instaurare un sistema volto a “controllare di più e a truffare di meno”, interessante risulta essere la proposta della creazione di un’Authority delle Dogane in Italia. Non si può prescindere, infatti, dal rispetto dei requisiti standard imposti per i prodotti alimentari Made in Italy. Si confugura insomma un vero e proprio lavoro sinergico per tutelare un settore dal valore di oltre 700 miliardi che offre opportunità lavorative a ben 4 milioni di impiegati. Si tratta di un settore che coinvolge ad ampio spettro anche tanti altri settori trainanti del Paese, tra cui si segnala il turismo – grazie ai marchi Dop e Igp, distinguendosi anche per il rispetto dell’ambiente e della biodiversità.
Inoltre, è un comparto che, anche in un’ottica geopolitica internazionale, assume una certa rilevanza. In un quadro nel quale, infatti, alcuni importanti big mondiali – tra cui la gli Stati Uniti d’America, il Brasile e la Cina, tanto per citarne alcuni – stanno destinando importanti risorse per gli agricoltori, “inaccettabile” è, secondo Prandini, il taglio del 25% degli stanziamenti – a cui si aggiunge una perdita di circa 165 miliardi di euro a causa dell’inflazione.
Dunque, non si può per nulla tralasciare l’enorme potenziale che il comparto agricolo ha nell’ambito delle vicende internazionali. Infatti, è stata proprio una visione ampia dei servizi, delle infrastrutture e delle coltivazioni che ha permesso di traguardare il Mediterraneo. Non a caso, infatti, che oggi BF International è collegata con il Piano Mattei del Governo, di cui è uno degli attori principali. Inoltre, Vecchioni ha ricordato anche il recente accordo con l’Ifad – acronimo di Fondo Internazionale per lo Sviluppo Agricolo.
Un importante trampolino di lancio, che conferma l’effettiva potenza internazionale dell’agricoltura italiana – grazie al piano Africa, sostenuto in collaborazione con tutto il mondo produttivo, dalla meccanica alla ricerca, per arrivare alla formazione. Notevoli sono stati infatti gli ingenti investimenti avviati in Stati come l’Algeria, il Senegal, il Ghana, la Costa d’Avorio e la Repubblica del Congo – su superfici che ricoprono una fetta di territorio pari a circa 130mila ettari.
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